Home Storie Voglio un figlio

"Non c'è battito", le parole più brutte. Il mio viaggio verso l'arcobaleno

di mammenellarete - 25.03.2024 - Scrivici

il-mio-viaggio-verso-l-arcobaleno
Fonte: Shutterstock
Il mio viaggio verso l'arcobaleno è la storia di mamma Valentina che attraversa una tempesta alla ricerca di una gravidanza ma poi arriva l'arcobaleno

In questo articolo

Un viaggio verso l'arcobaleno

Era l'estate del 2017, precisamente luglio. Senza pensarci due volte, decidemmo di provare ad avere il nostro primo bambino. Entrambi lavoravamo molto, e i nostri pensieri erano concentrati sul lavoro. Avevo un negozio di abbigliamento in un centro commerciale.

Arrivò settembre e i ritmi si calmarono dopo la stagione dei saldi, ma io mi sentivo comunque stanchissima. Una sera, pochi giorni prima dell'arrivo del ciclo, mentre ero sdraiata a letto, sentii improvvisamente dei crampi molto insoliti, forti ma strani rispetto ai soliti premestruali.

La mia testa subito pensò: "Sono incinta".

Volevo restare con i piedi per terra; solo due mesi erano passati dall'inizio della ricerca. Provai a calmarmi e pensare ad altro, ma fu più forte di me. Tirai fuori dal cassetto un test di gravidanza e andai in bagno per farlo. Positivo in un istante. Incredula, mi scoppiò il cuore di gioia. Ero sola, mio marito aveva il turno di notte. Lo aspettai sulla porta di casa con il test in mano, lacrime di gioia ed emozioni a mille. Anche altre quattro amiche care erano in dolce attesa, e pensavo di condividere la mia gravidanza con loro, la nascita dei nostri piccoli e tutte le cose che sarebbero successe in quei mesi.

Avvisai la ginecologa che mi diede il test delle beta su sangue. Positivo, ma valori bassi. "Tranquilla", mi disse, "potrebbe essere ancora presto. Riproviamo tra una settimana". Finalmente arriva la mattina delle nuove beta. Erano aumentate, ma non perfettamente duplicate come di norma. La dottoressa mi fece fare subito un'eco. Le misure non erano adatte alla settimana, ma il cuoricino batteva forte. "A riposo forzato una settimana, signorina. Niente negozio e assolutamente niente sforzi". Io in panico per tutto. Per il mio bimbo, per il negozio e soprattutto per non sapere cosa mi aspettava. Il giorno dopo iniziarono le perdite di sangue, corsa in ospedale, 6 ore di attesa su una sedia vicino a mamme in travaglio.

La tempesta

Finalmente si degnarono a visitarmi. "Signorina, è inutile affannarsi. Se lo sta perdendo, noi non possiamo fare nulla". Io non avevo forza di rispondere. Rimango sdraiata mentre il dottore legge le beta e si limita a dire: "Sono troppo basse". Si avvicina per farmi l'eco. "Qui il cuoricino batte, aspettiamo a vedere come evolve. Nel mentre, usi gli ovuli di progesterone tre volte al giorno e ci vediamo tra una settimana". Mi mandarono a casa, il mio cuore era già rassegnato. Le perdite aumentavano nonostante gli ovuli e la ginecologa mi diceva che poteva essere per via della visita interna. Ovviamente, non mi aveva convinto. La notte prima del controllo mi sentii male, crampi fortissimi, dissenteria. Era a ridosso del mattino, quindi mi preparai e andai direttamente in ambulatorio per l'eco. Un lungo silenzio, l'ostetrica mi prese la mano. Nessuna delle due parlava. Con gli occhi lucidi, la dottoressa mi disse: "Non c'è più battito". Le parole più brutte che abbia mai sentito fino a quel momento. Crollò il mondo. Scoppiai in un pianto così grande che non credevo nemmeno a quello che stava succedendo. Fecero entrare mio marito che aveva già capito tutto. Il nostro sogno si era sgretolato, volato via dalle nostre mani. Era ottobre, una giornata grigia di pioggia e nebbia fitta, come il nostro umore. Mi ricoverarono in day ospital per il raschiamento. Ricordo che a forza di piangere non riuscivo a stare ferma sulla barella. Le infermiere e l'anestesista mi coccolarono come angeli per farmi calmare, e una di loro mi disse: "Sai come diciamo in questi casi qui? Il primo costruisce la casa, il secondo la abita". Presi quelle parole come punto di forza. Dovevamo aspettare un mese dal raschiamento per rimetterci in "pista". E tutto sembrava così innaturale, triste e doloroso

Un desiderio di rinascita

Arrivò Natale, e poi il 31 dicembre.

Allo scoccare della mezzanotte, io e mio marito salutammo il vecchio e orribile anno e chiedemmo al nuovo con una lanterna cinese che il nostro sogno si potesse realizzare.

Passavo ore e ore in negozio per non pensare a nulla, per stare in compagnia, per svagare la mente. Arrivò San Valentino, il mio onomastico. Avevo dormito poco quella notte e la mattina non dovevo andare a lavoro, così decisi di rimanere a letto. Ma ad un tratto, le stesse strane fitte. Pensai: "Non può essere". Ma come la prima volta, non resistetti e corsi in bagno. Positivo. Con una scusa feci rientrare da lavoro mio marito e gli feci trovare sul tavolo una rosa confezionata con dentro il test di gravidanza e un biglietto con scritto "Buon San Valentino papà".

Ora il nostro arcobaleno ha 5 anni ed è la nostra grande gioia. Quando tutto sembra buio e perso, quando avete voglia di gettare la spugna, quando non avete più la forza, pensate che il sole arriva sempre dopo la tempesta.

Crea la tua lista nascita

lasciandoti ispirare dalle nostre proposte o compila la tua lista fai da te

crea adesso

TAG:

TI POTREBBE INTERESSARE