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La pma: quando il sesso diventa un "obbligo"

di Raffaella Clementi - 07.10.2013 - Scrivici

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Se io avessi incontrato  una tizia che raccontava il suo pezzo di strada lungo il cammino della fecondazione assistita quando viaggiavo verso mio figlio, l’avrei cercata, le avrei fatto mille domande, l’avrei assalita chiedendole: ” Siediti, raccontami, dimmi. I sentimenti di cui parli sono gli stessi che provo io, dentro la tua storia c’è anche la mia, diventa mia sorella per un po’, almeno fino a quando non uscirò da questo incubo con o senza il bambino che sogno.

Parlami di com’è diventare mamma dopo. Dimmi dei pro e dei contro, degli insuccessi, della vita, degli eventi, delle persone che ruotano intorno a questo percorso. Dammi un po’ di forza. Raccontami che si può tornare a fare l’amore con l’uomo che ami per il semplice piacere di farlo, senza programmare, senza stabilire ore, minuti, tempi giusti per l’ovulazione, per gli spermatozoi. Narrami che si può tornare ad essere una coppia e che l’amore può essere anche “non mirato” non “a tempo”.

 

Raccontami che il mio compagno ed io torneremo ad amarci come un tempo. Che ci sentiremo liberi di amarci come prima, liberi dai tempi da rispettare, dagli orari da seguire.

 

Quando la voglia di avere un bambino che non arriva mortifica il sesso, lo priva della parte ludica e giocosa, quando alla complicità della coppia si sostituisce un “dovere” un obbligo che non ha niente a che fare con la naturalezza dell’amore, allora nella coppia cambia qualcosa.

 

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All’inizio ci si scherza su, si ride del fatto che spesso si rimette la sveglia per amarsi di notte, o ci si telefona nel bel mezzo di una riunione di lavoro per dire di tornare a casa perché siamo nel pieno del picco ovulatorio.

 

Poi, con l’andare del tempo al riso si sostituisce una sensazione di disagio.

 

L’uomo si sente “usato”, prova disagio al posto del piacere, la donna si sente snaturata.

 

Un distributore di spermatozoi Lui, una predatrice sessuale Lei.

 

La riservatezza viene violata, la naturale unione dei corpi e delle anime non è più naturale.

 

E allora in maniera subdola comincia a serpeggiare un allontanamento, prima solo apparente, poi sempre più forte. Può capitare di entrare in crisi, di allontanarsi.

 

Perché fare l’amore dovrebbe essere la cosa più logica e spontanea tra due anime che si riconoscono tra mille, tra due corpi che si scelgono per accogliere la vita. Quella vita che dovrebbe nascere dalla fusione della certezza di amarsi. E invece no. Quel totale coinvolgimento rischia di non avere più niente di immediato, di sincero. Rischia di diventare un’unione alterata, manipolata dal desiderio ancestrale di procreare. E allora bisogna dirselo, bisogna parlarsi, cercarsi , abbattere i muri.

 

Cercarsi ed amarsi anche quando non sono i giorni giusti, cercare di non separarsi.

 

Se io avessi incontrato una tizia che raccontava il suo pezzo di strada lungo il cammino della fecondazione assistita quando viaggiavo verso mio figlio, l’avrei cercata, le avrei fatto mille domande, l’avrei assalita chiedendole: ” Siediti, raccontami, dimmi che torneremo ad amarci come un tempo”.

 

Cara amica, cercare un figlio che non arriva destabilizza la coppia, la scuote, la scrolla, la agita. Stai vicina al tuo compagno, state attaccati l’un l’altro, quello che sembra indebolire, se superato, fortifica.

 

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