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La mia storia di PMA: la scelta del centro

di mammenellarete - 04.03.2013 - Scrivici

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Già, cosa significa rivolgersi ad un centro PMA? Eh bella domanda. Per me e mio marito dopo 2 anni di attesa, di continue delusioni di tantissime esami e visite varie, questa strada è stata una sorta di via di “salvezza”. Man mano che passavano i mesi questa idea si faceva sempre più presente e concreta nella nostra testa, anche se speravamo ogni volta di non dover mai affrontare questo cammino noi. Eravamo completamente ignari di cosa volesse dire affrontare il tutto. E così inizia l’avventura prima di tutto la ricerca su internet del termine PMA e cioè Procreazione Medica Assistita e poi delle varie tecniche utilizzate. Quante ore perse davanti al pc per cercare una spiegazione, per informarci sulle varie tecniche, per cercare di capire come poteva aiutarci e quale, secondo noi, fosse stata le tecnica più adatta a noi. E poi via libera alla ricerca del centro a cui rivolgersi. Già perché il mio ginecologo ha iniziato a metterci in testa che sarebbe stato meglio rivolgerci ad un centro estero (Spagna, Austria o Svizzera) per ovviare al problema della legge italiana che

vieta il congelamento degli embrioni. Cosa?? Legge italiana?? Di questo non avevo letto su internet, o meglio lo avevo letto, ma non ci avevo capito molto e non mi sembrava una cosa che ci potesse riguardare. E dopo questa mia sparata il gine ci dice: “Meglio che ci mettiamo comodi che vi spiego”.

 

Eravamo completamente ignari di cosa volesse dire affrontare il tutto. E così inizia l’avventura prima di tutto la ricerca su internet del termine PMA

 

Alla fine ci spiega che essendo giovani e al primo tentativo (si perché nonostante sembra in teoria che questa PMA sia infallibile non sempre riesce al primo tentativo anche se si pensa sempre di esser l’eccezione alla regola) ci si può rivolgere ad un centro italiano dandoci qualche dritta.

 

Ok, abbiamo deciso che proviamo in Italia, ma sorge un’altra decisione da prendere: pubblico o privato? Il privato ha costi notevolmente alti, davvero; nel pubblico i costi sono decisamente più abbordabili ma… si c’è un MA, i tempi di attesa sono molto molto lunghi. Bhe, io e mio marito ci siamo guardati, questa scelta era semplice: dopo tante attese, aspettare altri 2 anni per il pubblico proprio non ce la siamo sentiti.

 

Ma mi chiedo: come mai la sanità italiana permette una cosa del genere? Cioè se l’attesa è di 2 anni minimo vuol dire che ce sono tantissime di coppie come noi in attesa di coronare il loro sogno e perché non incrementare le strutture? Perché non aiutarle?

 

Noi fortunatamente lavoriamo entrambi, ma non siamo miliardari quindi semmai al privato non dovesse andar bene dovremmo rivolgerci al pubblico ed attendere altri 2 anni… e le coppie che economicamente non possono affrontare il percorso nel privato e devono per forza attendere al pubblico? Magari con la consapevolezza che avranno un solo tentativo perché hanno già quasi 40 anni? Si perché in Italia il pubblico ti aiuta si, ma solo se la donna non ha superato i 40 anni. Ah, iniziamo a capire bene come funziona il tutto.

 

Torniamo a noi. Alla fine la nostra scelta ricade su due centri privati qui nel Veneto molto referenziati. Chiamo, fissiamo un colloquio nell’arco di una settimana naturalmente si inizia a pagare già dal primo colloquio. Eh vabbe lo sapevamo. Avremmo rinunciato alle ferie, a qualche sfizio in più per avere il nostro bambino. Decidiamo per questo centro di Mestre poiché ci sembra più affidabile, ci sentiamo meglio seguiti, ha un buono staff, un psicologo che ci segue durante tutto il percorso, una dottoressa che ci chiama per aiutarci col protocollo, una storia alle spalle e naturalmente una buona percentuale di riuscita.

 

Finalmente vediamo la luce alla fine del tunnel, dovevamo ancora iniziare, ma sapere che c’è qualcuno che ti può aiutare, che non siamo più da soli ci ha trasmesso una grande forza, siamo pronti e carichi per iniziare questo cammino.

 

Siamo felici, positivi e speranzosi, ma allo stesso tempo un po’ preoccupati per le punture sulla pancia, per gli effetti collaterali, per i soldi…

 

Nell’arco del mese successivo facciamo tutti gli esami richiesti

 

Finiti gli esami ritorniamo per il protocollo, ossia se gli esami erano tutti buoni, il medico decide quale tecnica è più adatta alla coppia e ci consegna una cartellina con i farmaci da prendere, una lettera per il medico di base, la terapia ed i giorni per i monitoraggi.

 

Siamo felici, positivi e speranzosi, ma allo stesso tempo un po’ preoccupati per le punture sulla pancia, per gli effetti collaterali, per i soldi… insomma un mix di forti emozioni, ma era tanto che non ci sentivamo così. Sappiamo che tutto questo porterà a qualcosa di positivo. Già l’affiatamento della coppia si fa più forte, infatti non è un percorso per tutti, tante coppie non reggono questo stress, o mollano prima o poco dopo.

 

Noi siamo qui, il nostro cammino ha inizio.

 

(Storia vera di S. L.)

 

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