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Il mio viaggio verso la maternità, tortuoso ma a lieto fine

di mammenellarete - 16.02.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Questa è la storia di una donna che ci racconta del suo viaggio verso la maternità, un viaggio faticoso e pieno di deviazioni, che la porta a diventare mamma

In questo articolo

Il mio viaggio verso la maternità, tortuoso ma a lieto fine

Vorrei condividere la mia esperienza nel percorso verso la gravidanza.

Attualmente, ho 47 anni e mezzo e compirò 48 a luglio. Sono madre di due bambini: il maggiore ha 5 anni e mezzo (nato a settembre 2018), mentre il più piccolo ha compiuto 4 anni otto giorni fa.

Per un periodo di nove anni, dai 25 ai 34 anni, sono stata sposata. Durante quel periodo, non sono riuscita a concepire né ad avere figli, a causa di varie difficoltà, comprese quelle di natura fisica che mi hanno portato a sottopormi a una metroplastica per il setto uterino. Successivamente, ho affrontato il divorzio. Tre anni dopo, ho conosciuto il mio attuale compagno e abbiamo deciso che era giunto il momento di formare una famiglia.

Arrivati ai miei 40 anni, nonostante tre tentativi infruttuosi di FIVET, abbiamo continuato a sperare. Nell'estate del 2017, la gioia ha bussato alle nostre porte quando sono rimasta incinta in modo del tutto tradizionale e spontaneo. Purtroppo, a ottobre, dopo appena nove settimane, la gravidanza è terminata con un raschiamento.

Un regalo speciale il giorno di San Valentino

Tuttavia, il destino ha voluto sorridere il 14 febbraio 2018, giorno di San Valentino, quando sono rimasta incinta di nuovo. La felicità è esplosa quando, il 28 settembre 2018, ho affrontato un cesareo d'urgenza portando al mondo il mio piccolo, che aveva deciso che era arrivato il momento di farsi coccolare da mamma e papà. Abbiamo trascorso quasi un mese in UTIN prima di poter tornare a casa.

Il mio percorso verso la maternità ha avuto un'altra tappa significativa quando, con il primogenito di nove mesi, sono rimasta incinta del secondo. A 37+3 settimane, la pressione arteriosa ha causato il ricovero nel reparto maternità, e tre giorni dopo abbiamo concordato di procedere con un altro cesareo, il 6 febbraio 2020. Nonostante un'emorragia uterina che ha richiesto una trasfusione  di sangue, il nostro piccolo è nato in perfetta salute.

Io, invece, ho trascorso cinque giorni in terapia intensiva, in coma farmacologico, sedata per facilitare la mia ripresa. Nel frattempo, il neonato è stato in UTIN e successivamente nella nursery del reparto maternità. Dopo giorni di risveglio graduale, sono stata trasferita prima in reparto neurologia e poi il 22 febbraio 2020 in reparto maternità, dove finalmente ho potuto condividere la stanza con il mio bambino, che fino a quel momento avevo avuto poche occasioni di tenere in braccio.

Abbiamo trascorso alcuni giorni ancora in reparto maternità, uscendo infine per tornare a casa il 28 febbraio 2020.

La mia esperienza non è stata priva di sfide, e ricordo con chiarezza quando, durante il periodo del raschiamento a 9 settimane, una dottoressa "mi consolava" affermando che a 42 anni ero considerata anziana. Quella stessa dottoressa, nel febbraio 2020, è stata l'ultima persona a chiedermi scusa per il suo comportamento a ottobre 2017, quando uscivo dall'ospedale con il mio piccolo e mi abbracciava.

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