Storia

Ho domato la malattia e sono finalmente mamma

Di mammenellarete
3matrimoni
COPPIA SU UN LETTO DI FOGLIE
Foto di 'Shari + Mike Photographers'.

18 Giugno 2018
Ho sempre avuto uno spiccato senso materno. Ma questo figlio tanto cercato, tardava ad arrivare. Solo due giorni prima della IUI arrivò un macigno sulla testa: CARCINOMA TIROIDEO. Avevo solo 31 anni e tutto intorno a me iniziò a tremare, un terremoto dell'anima, paura di morire. Sospesi la pma e iniziai il percorso terapeutico.
E dopo soli cinque giorni dall'intervento di tiroidectomia, scoprii di essere incinta...

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Sono nata con un istinto materno spiccato. Ogni occasione era quella giusta per essere materna, protettiva verso tutti coloro che amavo.

 

Crescendo in una famiglia dove l'amore era la chiave di tutte le porte, sogni e i progetti di una famiglia tutta mia erano sempre in cima nel mio cassetto.

 

Incontrai Andrea, mio marito, il primo anno di università. Eravamo due ragazzini, aspiranti medici, ma molto presto capii che era colui il quale avrebbe potuto realizzare insieme a me quei sogni di famiglia.

 

Dopo 9 anni decidemmo che era giunto il momento di compiere il grande passo e il 10 agosto del 2010, proprio la notte dell'anno in cui col naso all'insù si va a caccia di stelle, ci sposammo.

 

Solo dopo pochi mesi inizio la nostra ricerca di un figlio, come fosse la cosa più naturale possibile e invece... i mesi passavano e non succedeva niente! Cominciai a sentire che qualcosa non andava, circondata da una moltitudine di pance che fiorivano solo con lo sguardo. Convinsi Andrea a rivolgerci ad un nuovo ginecologo che "carinamente" rise difronte alle mie paure.

 

Cominciai a capire di essere sola, dovevo scendere nell'arena e provare a smascherare il mio nemico, così almeno avrei potuto usare le armi migliori per difendere me e il mio desiderio di maternità.

 

Stick ovulatori, temperatura basale, muco cervicale, forum sul tema fertilità... ero ormai una specialista. Studiavo da sola, la notte, di nascosto perché anche mio marito cominciava ad usare quella maledetta frase: "Ti stai fissando, non pensarci e vedrai che arriverà".

 

Al terzo incontro con la ginecologa, dopo una isterosalpingografia e due spermiogrammi, perfetti, l'unica cosa che mi sentii dire fu: "Provi a farsi una vacanza".

 

Cambiai ginecologo e... altro giro altra corsa.

 

Intanto nel dicembre 2011 a causa di una diagnosi sospetta di cancro al rene, provai la paura, quella vera e disperata, la paura di perdere una delle persone più amate, il mio modello di donna, di madre, mia madre.

 

Così paralizzata dalla paura, pur avendo una formazione scientifica, mi rivolsi a Dio in lacrime barattando la mia maternità per lei: "Se mi lasci la mia mamma io rinuncio ad essere madre".

 

Scongiurato il pericolo e superata la paura finsi che quel patto non fosse mai avvenuto. VOLEVO ESSERE MADRE.

 

Ricominciai a studiare, a cercare risposte, ma dovevo essere attenta, mio marito cominciava a vacillare, a non reggere il peso di tutto quel travaglio dell'anima. Intanto il mio ciclo non era più regolare da mesi e sempre più spesso le mie ricerche mi conducevano all'ipotiroidismo, più come causa di poliabortività, ma anche come ipofertilità.

 

Nessuno mai aveva controllato la mia tiroide o richiesto un dosaggio ormonale. Cominciai a parlarne con Andrea e finalmente si convinse a farmi lui stesso un ecografia... Noduli e linfonodi reattivi dappertutto. "BINGO" pensai.

 

Un primo endocrinologo fece diagnosi di tiroidite autoimmune e rise di me quando chiesi se da questo poteva dipendere la nostra infertilità. Ovviamente cambiai endocrinologo e contemporaneamente cercammo un ottimo centro di PMA, ormai eravamo anche mentalmente pronti, avevamo sentito di tutto e di più,"è solo isteria femminile", " menopausa precoce"...

 

Solo due giorni prima della IUI arrivò il macigno sulla testa: CARCINOMA TIROIDEO. Avevo solo 31 anni e tutto intorno a me iniziò a tremare, un terremoto dell'anima, paura di morire.

 

Sospesi la pma e iniziai il percorso terapeutico.

 

Mi chiesi se Dio avesse voluto punirmi, per quel voto mancato... e invece dopo soli cinque giorni dall'intervento di tiroidectomia, scoprii di essere incinta. Un'altra battaglia iniziò. Io con quelle due linee rosa ero guarita, avevo dimenticato la malattia, ma i miei cari no. Temevano per me, per la mia vita, avrei dovuto fare un secondo intervento e la radiometabolica, in più il mio bimbo insieme a me aveva subito anestesia totale, morfina, antibiotici ed rx, poteva non essere sano. Ma a me non importava, sarei diventata la mamma del mio angelo custode, non avrei mai scoperto la malattia o forse sarebbe stato tardi, se non avessi voluto questo figlio.

 

Anche Andrea era distrutto dalla paura, in lacrime mi disse : "Tra lui e te, scelgo te un milione di volte".

 

Ma non mollai, quella per me poteva essere l'unica occasione per essere madre, per dare un senso a tanto dolore.

 

Il 26 dicembre 2013 dopo un'attesa di circa 40 ore è nato il nostro Emanuele, bellissimo e sano come un pesce. Ripresi le cure due mesi dopo e anche questo fu pesante, perché fui costretta a stare lontano da lui, ma era giunto il momento di prendermi cura di me e mettere definitivamente al tappeto la malattia.

 

Oggi siamo in quattro, c'è anche la piccola Gloria, arrivata spontaneamente, senza stimolazioni.

 

La malattia è stata "domata", anche se faccio sempre i miei controlli periodici e... Sono felice!

 

Ho deciso di trasformare il mio diario di quegli anni in un libro, "Essere donna. Nascere madre", per dare conforto e forza a tutte quelle donne nate madri, che sono madri nell'anima ma non nella vita reale. Perché non abbiano paura di lottare, anche da sole, perché non debbano nascondersi nel buio del silenzio. Perché non debbano sentirsi sbagliate.

 

di mamma Valentina

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla pagina Facebook di nostrofiglio.it)

 

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