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Fecondazione eterologa: un grande atto d'amore

di Raffaella Clementi - 23.06.2014 - Scrivici

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Non molto tempo fa, quando ancora la Corte non aveva dichiarato incostituzionale il divieto della legge 40, scrivevo, altrove, sull’eterologa, definendola un gesto d’amore. Oggi, all’indomani della sentenza davanti al boom delle richieste arrivate ai centri pubblici e a quelli privati (nei primi 22 giorni si era intorno a 3.500 domande), sorrido perché tutte queste coppie, possono avere una chance. Dal 9 giugno, data della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale sulla Gazzetta Ufficiale, si può accedere alla fecondazione eterologa nei centri pubblici e privati del nostro paese.

Le cinquemila coppie che, in soli due mesi, ne hanno fatto richiesta, potranno avere una possibilità. La speranza di poter cambiare la propria vita.

Per molti la fecondazione eterologa, conosciuta anche come ovodonazione, quando a essere donati sono gli ovuli della donna, è il lato oscuro della pma. Perché rimanda a immagini che non siamo abituati a vedere, a concetti che non siamo pronti a cambiare, a modelli che siamo restii a rompere. E allora si tace, allora si nega, allora si cerca di non parlare di un problema che non ci riguarda direttamente e che affrontarlo significherebbe, scardinare abitudini mentali e abituarsi a non giudicare.

Eppure la fecondazione eterologa è una possibilità per tanti. Eterologa è l’opportunità di concepire dopo un cancro, dopo una menopausa precoce, dopo una malattia genetica. Ma non si vuole capire, non si vuole comprendere questa visione.

La maggior parte della gente non è ancora pronta per capire i gesti d’amore speciali, quelli delle donne che donano i propri ovociti a donne incapaci di creare la vita ma che moltiplicano l’amore nel riceverli e quelli degli uomini che donano il proprio sperma come donassero sangue per permettere ad altri uomini di essere padri, di essere famiglia. Una famiglia nuova, creatasi in maniera diversa.

Perché concepire grazie ad una donazione significa mettere al mondo figli in modo diverso. La reazione del nostro paese alla diversità lascia seri dubbi circa il grado di educazione alle cose che si discostano dal comune sentire. E’ facile quando i figli semplicemente arrivano dopo aver fatto l’amore, calati dentro la normalità, perdere di vista la possibilità dell’eccezione. Siamo così abituati alle cose che vanno in un certo modo da non riuscire neppure a concepire che le combinazioni delle diverse verità siano infinite.

Credo fortemente di comprendere e sentire le donne e gli uomini che vi ricorrono perché credo nel diritto di scelta della coppia e trovo che le ragioni di opposizione a questo tipo di donazione possono essere solamente di tipo religioso, non trovando altra ragione logica o etica a questo divieto.

A mio avviso non vi è nessuna differenza tra la donazione eterologa, la fecondazione omologa o l’adozione di un bambino. E’ genitore chi ha partorito allo stesso modo di chi non l’ha fatto ma ha allevato un figlio. Si è genitori dei propri figli indipendentemente da come siano stati materialmente concepiti. Il concepimento è un atto meccanico che può avvenire in circostanze anche non legate all'amore o può avvenire artificialmente ma con un amore immenso.

E’ solo diversa la strada che si decide di prendere per arrivare al figlio che ci aspetta.
Fortunatamente non sono la sola a pensarlo. Infatti, è notizia di questi giorni la nascita dell’Aidag, l’associazione altruistica e gratuita di donazione dei gameti: si tratta della prima associazione che accoglie tutte le persone che intendono donare un proprio ovulo o spermatozoo in pieno anonimato, consentendo ad una coppia sterile di coronare il sogno di diventare genitori.

L’associazione è stata presentata in occasione del convegno che si è tenuto il 5 giugno scorso alla Camera dei Deputati, dal titolo La tutela della salute per le coppie infertili e sterili dopo le sentenze della Corte Costituzionale, allo scopo di promuovere la possibilità di aiutare, attraverso la donazione di ovuli e spermatozoi, le coppie sterili ad avere un figlio.

E’ bello sapere che molte persone ritengono la donazione un atto d’amore verso gli altri.

Sull’autrice

Raffaella Clementi è autrice di 'Lettera a un bambino che è nato', un libro-diario in cui racconta la sua esperienza personale di fecondazione assistita fino alla nascita del figlio.

Leggi anche:

Lettera a un bambino che è nato

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