Mamma a 38 anni

Io che non ho voluto fare l'amniocentesi

Di mammenellarete
pancione

09 Luglio 2015
Rimasi incinta a 38 anni. I medici mi dissero che, a causa dell'età, avrei dovuto fare l'amniocentesi per sapere se il bambino era sano. Io non volli farla, perché, nonostante avessi paura di eventuali malattie genetiche, ero sicura che avrei tenuto il bimbo. Poco dopo il parto, quando vidi mio figlio piangere, provai la sensazione più bella della mia vita. Mio figlio stava bene. Grazie a dio, era sanissimo. 

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Arrivati all'età di 35 anni, io e mio marito iniziammo a desiderare un figlio. Nel giro di pochi mesi rimasi incinta. Non ci credevo, eppure aspettavo un bambino. Eravamo tutti felici, ma dopo qualche giorno, ebbi delle perdite ematiche.

 

Andai di corsa in ospedale, ma i valori erano troppo bassi. Mi dissero che il piccolo non cresceva. Fui ricoverata, finché un triste giorno mi dissero che non c'era più il battito.

 

Piansi a dirotto. Mi dissero che avrebbero dovuto farmi il raschiamento e così fu. Tornai a casa con un enorme vuoto dentro. Non trovavo pace. Per un periodo non me la sentii di riprovare. Mi decisi quando ebbi 38 anni.

 

Ma il bambino non arrivava. Il mio ginecologo mi fece fare la stimolazione ormonale. Tutto così era programmato, ma la terapia non funzionò. Allora decidemmo di prenotare una fecondazione assistita. Non volevo arrendermi.

 

Mi dissi che le avrei tentate tutte. Dopo qualche mese, quando già avevamo perso le speranze, ebbi un ritardo di 10 giorni. Ero molto scettica, feci il test tanto per. E invece scoprii che ero incinta. Io e mio marito eravamo felicissimi, ma avevamo anche tanta paura che qualcosa potesse andare storto.

 

Questa volta non dicemmo niente a parenti e amici. Il ginecologo mi disse che dovevo assolutamente stare a riposo assoluto. Avevo paura di tutto, ero letteralmente terrorizzata. Invece le cose andavano bene e il bambino cresceva. Come a tutte le donne al di sopra dei 35 anni di età, mi fu proposta l'amniocentesi.

 

Io, essendo cresciuta in una famiglia religiosa, rifiutai. Anche se, a dire il vero, con l'ansia che avevo, ero tentata. I miei parenti furono contrari e anche io ero contraria all'aborto, nel caso in cui il mio bambino avesse avuto dei problemi.

 

Alcuni mi dicevano che si faceva non per abortire, ma per sapere. Io sinceramente trovavo che fosse una cosa molto stupida, il fatto di sapere. Però, l'ansia crebbe ugualmente e decisi assieme a mio marito di non farla. Comunque sarebbero andate le cose, io il bambino l'avrei tenuto a prescindere.

 

Non avrei potuto vivere con un rimorso così grande, non avrei mai potuto uccidere mio figlio, il mio stesso sangue, quel cuoricino che batteva già dentro di me. Quel pancione già così grande, no, non potevo. I medici mi misero molta ansia, dicendomi che ormai ero grande di età.

 

Non vi nego la mia paura di arrivare fino all'ultimo e di non sapere come stava il bimbo. Prima di partorire ero terrorizzata e mi chiedevo continuamente come sarebbe stato il piccolo. Perché comunque ci pensavo, certo che ci pensavo.

 

Poco dopo il parto, quando vidi mio figlio piangere, provai la sensazione più bella della mia vita. Mio figlio stava bene. Grazie a dio, era sanissimo. Il Signore mi ha premiato. Scrivo anche per sapere se qualcuna delle mamme della community di Nostrofiglio.it ha vissuto la mia stessa esperienza e la pensa come me. Se sì, contattatemi! Grazie

 

di mamma Cinzia

 

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