Storia

Fecondazione eterologa: per essere padre non sono i geni a contare, bensì l’amore e la vicinanza

Di mammenellarete
famigliafelice
29 Ottobre 2019
A quasi 5 anni di distanza dalla diagnosi di infertilità maschile, possiamo soltanto ritenerci estremamente fortunati di aver ricevuto due figli, con un percorso ben più leggero rispetto a quello che devono sopportare altre coppie affette da sterilità. Siamo genitori di una bambina e un bambino, avuti grazie alla fecondazione eterologa.
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Siamo Enrico e Verena (35 anni) e vorremmo raccontarvi la nostra storia che ci ha portati a diventare genitori.

Quattro anni fa, dopo 10 anni di relazione, decidiamo di avere un figlio, tuttavia passavano i mesi e non voleva arrivare. Così, nonostante il parere contrario del nostro medico, decidiamo di effettuare accertamenti, prima su di lei, poi su di lui. Dal lato femminile i valori erano nella norma, mentre da quello maschile è risultata la diagnosi di azoospermia, totale assenza di spermatozoi. 
Da lì è iniziata la nostra storia con la procreazione medicalmente assistita, caratterizzata da momenti di difficoltà e di sostegno reciproco per andare avanti. 

 

In un primo momento non ci siamo rivolti a un centro di fertilità, bensì a un urologo privato, che ci ha consigliato un intervento di biopsia testicolare, a suo dire a scopo “diagnostico”: in caso di recupero di spermatozoi, questi non sarebbero stati congelati, anche perché la clinica non aveva le dotazioni né era quello il suo ambito di attività. Provvidenzialmente decidiamo, dopo aver già ottenuto l’appuntamento per la biopsia, di abbandonare questo percorso e di rivolgerci a un centro di fertilità di un ospedale in Lombardia, specializzato in infertilità maschile, dove, un paio di settimane dopo, effettuiamo l’intervento di TESE (recupero di spermatozoi con biopsia e successivo congelamento). 
Purtroppo, anche in questo caso l’esito è negativo, quindi non vengono recuperati spermatozoi dai tessuti. La diagnosi più accurata di questo disturbo è di azoospermia non ostruttiva. Ci viene consigliato, qualora fossimo d’accordo, di effettuare una fecondazione eterologa, con seme di donatore.

 

Già prima dell’intervento avevamo riflettuto sulla possibilità che l’esito fosse negativo ed eravamo concordi nel voler procedere con l’eterologa. Non è stata una decisione né semplice, né rapida, bensì siamo partiti da quali sarebbero potute essere le conseguenze di questa scelta sul nostro futuro figlio. Partendo già da una situazione in cui il nostro lui è cresciuto senza padre, siamo presto giunti alla conclusione che non sono i geni quello che conta, bensì l’amore e la vicinanza. Abbiamo deciso che, se mai fossimo riusciti ad avere un figlio, lui/lei sarebbe stato al centro della nostra vita e tutte le nostre azioni sarebbero state volte al suo benessere. Così ci mettiamo alla ricerca del miglior centro di fertilità che praticasse l’eterologa nella nostra area. 

 

Lo troviamo in Svizzera. Ciò che ci piace di più di aver scelto la Svizzera è il non-anonimato del donatore: la legge svizzera prevede infatti che, raggiunta la maggior età, il figlio possa chiedere allo Stato svizzero un incontro con il donatore e, in caso di rifiuto di quest’ultimo, avrà diritto comunque a conoscere le generalità del donatore. 
Infatti decidiamo che non avremmo nascosto alla nostra prole il percorso necessario per il suo concepimento ed era per noi importante che lui/lei potesse un giorno associare un nome, un’età e una provenienza a chi gli/le ha concesso la possibilità di esistere. 

 

In breve tempo riusciamo ad avere un appuntamento via Skype con il dottore che ci avrebbe poi seguiti nel nostro percorso di eterologa e già con il ciclo di 3 mesi dopo possiamo iniziare il trattamento, non prima di aver effettuato una lunga serie di accertamenti sulla nostra lei, per verificare che sussistessero tutte le condizioni migliori per l’instaurarsi di una gravidanza.

 

Così, dopo un primo tentativo fallito effettuato senza stimolazione ovarica, al secondo tentativo di IUI (inseminazione intrauterina, procedura non dolorosa né invasiva), inizia l’avventura della nostra prima gravidanza, che porta alla nascita (dopo una serie di problematiche e preoccupazioni nell’ultimo trimestre) della nostra prima figlia. 

 

Dopo 2 anni decidiamo di cercare di regalare un fratellino o una sorellina a nostra figlia e torniamo nella stessa clinica, dove avevamo riservato alcune provette di liquido seminale dello stesso donatore impiegato per nostra figlia. Ecco che, già al primo tentativo di inseminazione intrauterina, inizia la gravidanza che avrebbe poi fatto nascere (anche qui dopo diverse complicazioni nel terzo trimestre) il nostro secondo figlio. 

 

All’inizio del nostro percorso per la cura dell’infertilità eravamo pieni di incertezze, difficoltà e paure (soprattutto di non-riuscita), ma il nostro desiderio di essere genitori e il supporto reciproco ci hanno aiutati ad andare avanti in modo sereno. 
Adesso, a quasi 5 anni di distanza dalla diagnosi di infertilità maschile, possiamo soltanto ritenerci estremamente fortunati di aver ricevuto due figli, con un percorso ben più leggero rispetto a quello che devono sopportare altre coppie affette da sterilità. Oltre a ciò, proviamo soprattutto una profonda gratitudine nei confronti del donatore, senza il quale oggi non potremmo essere qui a raccontare questa nostra storia.

 

La sincerità nei confronti dei figli è stata sempre il fondamento della nostra decisione di effettuare la fecondazione eterologa maschile: abbiamo sperimentato in prima persona quanto sia duro scoprire di essere stato mentito dalla propria madre e non volevamo che la nostra prole potesse sentirsi tradita e magari perdere le certezze (a causa della perdita di fiducia nei nostri confronti). Ecco che, già dall’età di 2 anni, abbiamo iniziato a leggere a nostra figlia un libro per bambini che spiega il suo concepimento e stessa cosa faremo con suo fratello.

 

Inoltre, per entrambi i nostri figli abbiamo iniziato a scrivere un diario personale, che racconta le nostre esperienze e sentimenti fin dal momento in cui abbiamo appreso della nostra condizione di sterilità. Quando avranno un’età adeguata, questo sarà il nostro regalo per loro, affinché possano ripercorrere le nostre tappe e capire quanto è grande l’amore che ci ha sempre guidati nelle nostre decisioni che hanno portato al loro concepimento.

 

di Enrico e Verena

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