Aborto

Aborto terapeutico. Ora stringo tra le braccia il mio bambino

Di mammenellarete
mamma-con-bebe
30 dicembre 2019
Rimasi incinta da giovanissima. Ma la gravidanza non andò bene: diagnosticarono al mio piccolo un igroma cistico dietro la nuca, ascite, liquido allo stomaco, bradicardia. Dovetti sottopormi all'aborto terapeutico. Dopo l'operazione ero addoloratissima. Poco dopo morì anche mio nonno. Ma... dopo un po' di tempo rimasi incinta di nuovo e la gravidanza questa volta andò bene. Ora sono la mamma felice di un bimbo di sei mesi.
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Mi chiamo Francesca e ho 18 anni. Sono fidanzata da quasi 5 anni con un ragazzo di nome Carmine. Ci siamo conosciuti alle elementari e alle medie ci siamo fidanzati.

 

Era l'inizio di marzo 2018 e io avevo quasi 17 anni quando scoprii di essere incinta. Ovviamente io e il mio compagno lo avevamo voluto. Non sapevo come dirlo a mia mamma e ai genitori del mio compagno, ma soprattutto avevo paura di dirlo a mio nonno perché lui era all'antica.

 

Allora a metà marzo chiamai il consultorio di nascosto e andammo con il mio compagno a fare l'ecografia, si vedeva il sacco ma l'embrione non c'era, allora dissero di tornare dopo 10 giorni. Dopo 10 giorni tornammo e ricordo che prima di entrare pregai tutti i santi mentre ero seduta ad aspettare.

 

Entrammo e lì ci dissero che ero indietro di 2 settimane, per questo l'embrione non si vedeva, ma che c'era e il cuoricino batteva. Il ginecologo mi prescrisse l'acido folico e io iniziai a prenderlo che ero di 9 settimane, ma era come se fossi di 7. Feci i primi esami che c'erano da fare e poi dopo alcuni giorni lo dissi a mia mamma, che a sua volta chiamò i genitori del mio compagno e glielo disse. Tutti la presero bene, tranne mio nonno che iniziò ad accettarlo solo dopo un po' di tempo.

 

Allora mio suocero iniziò a fare progetti per la casa da fare, era tutto in costruzione e tutto stava prendendo forma. Avevo comprato il trio, ogni tanto avevo dolori e quindi andavo al pronto soccorso, ma mi dicevano che tutto era apposto e che il/la bimbo/a cresceva bene. Poi un giorno, il 30 maggio, compleanno di mia mamma (doveva essere un giorno speciale), io ero di 14 settimane e andai a fare un'ecografia con il mio compagno.

 

Vidi il ginecologo che girava e girava per vedere meglio con l'ecografo e io lo guardavo, sentivo dentro di me che qualcosa non andava, che da lì a poco tutti i nostri progetti non avrebbero preso più forma. Il ginecologo mi disse: «Il bambino ha un igroma cistico, potrebbe essere down». Ricordo che il mio cuore si fermò e cominciai a piangere senza smettere, mentre guardavo quel piccolo esserino che si muoveva sul monitor. Il mio compagno era diventato una pietra, il ginecologo fece entrare mia mamma per spiegarle la situazione. Il tragitto in macchina fino a casa fu il più brutto della mia vita.

 

Il pomeriggio andammo di nuovo dal ginecologo, ma allo studio che aveva a casa e restammo un'ora e lui più girava più vedeva che le cose non andavano bene, il cuore andava a 50 battiti al minuto, mentre la creatura doveva averlo a 160/170... Così io e il mio compagno decidemmo di andare a pagamento da un altro che mi confermò la stessa cosa...

 

Però noi ancora continuavamo ad essere speranzosi, non poteva essere così. Partimmo per Roma e andammo a fare un'ecografia più approfondita in un altro ospedale. Quando la ginecologa mi disse che era maschio scoppiai a piangere perché dentro di me già lo sapevo che era un maschietto. Io lo desideravo tantissimo.

 

Si diceva di chiamarlo Alessio. Gli diagnosticarono un igroma cistico dietro la nuca, ascite, liquido allo stomaco, bradicardia, tutti gli organi erano in posti invertiti, il mio piccolo rischiava di morirmi in pancia oppure sarebbe morto appena nato. Ed io non potevo farlo, non volevo farlo soffrire. Il bambin Gesù ci mandò in un altro ospedale, dove fecero a me e al mio compagno degli esami di genetica per vedere se eravamo portatori di qualcosa.

 

Prenotai l'amniocentesi, la feci... Ritornai nella mia città, in Calabria, per prenotare l'aborto teraupetico. E così il 16 giugno mi ricoverarono per abortire. Quel giorno mi chiamò l'ospedale di Roma e mi disse che l'amniocentesi era negativa e che il bimbo non era down.

 

Il giorno dopo, il 17 giugno 2018,  a 19 settimane i dottori mi diedero 2 pastiglie, mi vennero i dolori da parto e partorii nel pannolino che mi avevano messo nel letto dove ero, nemmeno in sala parto. Io chiamavo i dottori e loro mi dicevano che era normale e che doveva andare così. Non credevano al fatto che davvero stavo morendo di dolore e che da lì a un'ora sarebbe nato in silenzio il mio piccolo angioletto.

 

Il giorno dopo si accorsero di avermi lasciato pezzi di sangue e così affrontai un raschiamento senza anestesia perché avevo mangiato quella mattina. Quando partorii non me lo fecero vedere, lo vide solo il mio compagno e basta. Non so nemmeno com'era fatto.

 

So solo che quando mi dimisero un pezzo di me lo lasciai lì in quella stanza. Ad agosto ritornai a Roma per prendere i risultati degli esami genetici, dove risultava che forse potrei essere portatrice della sindrome di Noonan e potrei avere la possibilità del 50% di avere un figlio malato come quella del 50% di averlo buono. Iniziai a cadere in depressione pensando che non avrei mai potuto avere più figli.

 

Il 6  settembre di quello stesso anno persi mio nonno per un tumore a 63 anni, un nonno che mi aveva anche fatto da padre, poiché il mio era sempre stato a Milano. Allora mi accorsi di essere rimasta senza niente. Vuota. Non avevo voglia di vivere. Fino a quando iniziai a cercare un altro bambino perchè ne avevo bisogno. All'inizio di ottobre feci un test ed era positivo, allora pensai che la gravidanza era collegata con la morte di mio nonno, me l'aveva mandata lui buona.

 

In tutti i 9 mesi lo sognai quasi sempre, specialmente la notte, prima di ogni ecografia. Ero di 9 settimane quando andai da un ginecologo privato, ma che faceva servizio anche all'ospedale, dove gli spiegai la mia situazione e lui rimase impietrito, non aveva mai sentito una cosa del genere. Fatto sta che si mise in contatto con quelli di Roma per capire meglio.

 

I mesi passarono e tutto procedeva bene, il ginecologo mi mandò da un'altra ginecologa perché dovevo fare la pre morfologica in 3d a 15 settimane per vedere meglio gli organi e tutto. Quel giorno avevo un'ansia tremenda ma quando mi dissero che era tutto apposto ed era un maschietto mi sentii meglio. Decidemmo di chiamarlo Giuseppe come mio nonno.

 

Dal 5° mese in poi iniziai ad avere vere e proprie contrazioni, specialmente negli ultimi mesi. Il bambino cresceva sano e forte, ma le contrazioni e i mesi passavano e fui ricoverata per fermare le contrazioni a 34 settimane e a 36. Mi dimisero il giorno prima del mio compleanno, ma quelle punture di progesterone facevano malissimo e i miei 18 anni li festeggiai a casa. 

 

Poi arrivai a 37 settimane e mi ricoverarono di nuovo. Ero a casa, mi uscii del sangue, allora impaurita andai al pronto soccorso dove mi dissero che ero dilatata due centimetri e che da lì a poco avrei partorito. I giorni passavano ed io ero ricoverata, fino a quando arrivai a 38+1.

 

Stavo facendo un tracciato perché mi volevano dimettere, ma ad un tratto mi si ruppero le acque. Tempo di un'ora di travaglio e scendemmo in sala parto, il mio compagno mi raggiunse e alle 10.35, il giorno di S. Antonio, 13 giugno 2019, nacque il mio piccolo arcobaleno Giuseppe, 50 cm, 3.370 kg. Tutto il mio mondo. Domani farà 6 mesi e io non avrei potuto desiderare una gioia più bella.

 

di Francesca