Storie delle mamme

Aborti spontanei e mola vescicolare. Ora però abbiamo tre bellissime figlie

Di mammenellarete
tre-figlie
24 aprile 2020 | Aggiornato il 23 aprile 2020

Dopo alcuni aborti ripetuti e una mola vescicolare, pensavo che non sarei mai diventata mamma. Eppure, ora ho tre bellissime bimbe: Ginevra Maria di 6 anni, Giorgia di 4 anni e Giada, 2 anni. Le prime due nate con un parto cesareo, l'ultima con uno splendido parto naturale. Ragazze non mollate mai! Ora siamo una famiglia!

 

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Diventare mamma per me non è stato semplice, ma è stato un percorso molto sofferto. Vi  racconto dall'inizio. Dopo 13 anni di fidanzamento, io e il mio fidanzato decidiamo di sposarci e di creare una famiglia, organizziamo tutto nei minimi dettagli sempre insieme e così il 7 maggio 2012 arriva il nostro giorno.
 
Sin dall'inizio decidiamo di non aspettare, ma non pensiamo di essere fortunati e che al primo tentativo... la cicogna avrebbe deciso di venirci incontro. Così, dopo quasi un mese di viaggio di nozze, durante il quale ho malori (come gastroenterite), né io né mio marito abbiamo mai pensato di comprare un test!
 
Tornata in Italia il 3 giugno, parlando con la mia mamma le dico che ho una settimana di ritardo. Lei mi dice: "Beh allora perché non fai un test?". Io le rispondo: "Nooo, mica sono incinta, sarà il fuso orario". Ma la mattina dopo mia mamma va in farmacia e compra il fatidico "clearblu". Il tempo di poggiare il cappuccio sopra e mi esce scritto "Incinta più 3!".
 
Un mix di gioia ed incredulità. Non vedo l'ora che mio marito torni da lavoro per potergli dare la lieta notizia, così per far passare il tempo velocemente faccio un dolcino e sopra ci metto un bavaglino bianco con un biglietto con scritto "Sei pronto papà??!??". Lui scoppia in lacrime e mi abbraccia così forte da farmi quasi male. Dopo un paio di giorni l'appuntamento dalla ginecologa, che mi dice che procede tutto bene, ma che ancora non sente il battito e che può essere normale.
 
A me sale l'ansia, ma cerco di essere positiva, Dio non può avermi dato una gioia a metà. Mi dice di ritornare dopo 15 giorni. Quei giorni sono eterni, non passano mai. Arriva il giorno della visita. Mi fa l'eco e già dal suo viso capisco che qualcosina non va, così lei spegne tutto e mi dice: "Tesoro purtroppo non c'è battito ed arrivato a queste settimane... non si sentirà più. Dobbiamo fare il raschiamento".
 
Io scoppio in un pianto incontrollabile, continuando a chiedere di aspettare ancora e dicendo che forse si sarebbe sentito più in là. Ma nulla: nel frattempo lei mi da' le coordinate  sul da farsi! E così il giorno 25 giugno 2012 faccio l'intervento più brutto della mia vita. Tutto dura poco e niente, nel tardo pomeriggio torno anche a casa. In quel momento inizia il peggio, perché dal fantasticare su sesso, nomi e cosa comprare mi ritrovo con un grosso senso di vuoto!
 
Mio marito, molto caro e dolce, mi continua a ripetere che siamo giovani e che ci dobbiamo subito provare ancora. Puntuali, dopo 40 giorni, mi arrivano le rosse, decidiamo di aspettare un mese dopo il capoparto e di iniziare a provare. È ottobre 2012, un nuovo ritardo... ma questa volta me lo sento, sono incinta! Ricompro il fatidico test, questa volta il classico con le linette e in un secondo si colorano. Una è sbiadita, l'altra ben in vista!
 
Sono strafelice, ma ho anche tanta paura che possa risuccedere. Il mattino seguente chiamo la ginecologa e prendo subito appuntamento. Camera okay, sacco vitellino anche, ma dobbiamo avere pazienza per sentire quel battito che ci avrebbe fatto emozionare per il suo suono soave.
 
 
La fine di ottobre faccio un nuovo controllo. Ansia a mille e la dottoressa mi dice che il bimbo c'è, anche il battito, ma che molto probabilmente ho una mola vescicolare! Ansia ansia ansia! Mi dice di rifare le beta una subito ed una la mattina dopo e vedere come salgono e se salgono. Nel frattempo io sono un "vomito continuo", nausea a mille, ma sono felice perché significa, secondo me, che il bimbo/a c'è.
 
Ritorno da lei dopo due giorni e a voce bassa mi dice: "Purtroppo confermo la mola dobbiamo intervenire subito". Io, che ho sentito il suo cuoricino battere, non ci credo. Non sta succedendo ancora! Appena torno a casa chiamo mio marito che in lacrime mi dice "Tranquilla andiamo da qualcun altro se vuoi".
 
Ma nel frattempo mi metto su Internet e lì il mondo mi cade ancora più addosso. Leggo mola vescicolare=tumore maligno=rischio di non poter avere più una gioia simile. Così chiamo immediatamente la ginecologa e lei mi dice in malo modo di fidarmi e di andare il giorno seguente in un centro dove c'è un ecografo più avanzato. Così dico a mio marito di aspettare per un nuovo consulto.

 

Aborti spontanei e mola vescicolare

 

Il giorno dopo mi reco in questo centro e senza dire nulla al medico, questo mi dice: "Congratulazioni signora sono due, sento il battito!". Io felicissima, ma incredula, dico: "Come?". Così lui decide di farmi un'ecografia vaginale e dopo mi cade il mondo addosso di nuovo: "Signora mi dispiace non è il battito del bimbo, è il suo, confermo la mola vescicolare!".
 
La ginecologa mi fissa l'appuntmento per il giorno dopo per il raschiamento. Io torno a casa in lacrime, chiamo mio marito che mi dice: "Stasera andiamo da un altro medico". Sono le 19:00, arrivo dal nuovo ginecologo, ho il cuore in gola, entro, spiego la mia storia e mi fa accomodare. Mi stendo sul lettino e improvvisamente sento il suono più bello e dolce della mia vita. Sembra un cavallino.
 
Visto che l'altro medico mi ha detto che è il mio cuore a sentirsi, lo chiedo anche a lui e quest'ultimo mi dice che è il mio piccolo fagiolino. Tutto procede bene, ma non vi nego che ho tanta paura. Così decidiamo di dirlo solo ai genitori. Arriva anche il periodo natalizio e il pancino inizia a gonfarsi. Andiamo a portare i regalini di Natale ai nipotini. È il 21 dicembre 2012, secondo i Maya la fine del mondo, e per me, tornata a casa, è così.
 
Vado in bagno per mettermi il pigiama e, dopo aver asciugato una macchia marrone, chiamo subito il medico e mi dice di fare un'eco per stare sicura. La corsa in ospedale, l'ansia, la paura salgono, i miliardi di pensieri riempiono la mia mente. Appena arrivo subito mi mettono sul lettino e iniziano l'eco. Gira e rigira, ma non trova il cuoricino, così mi dice "Signora mi dispiace ma il cuoricino si è fermato dobbiamo ricoverarla".
 
Io do un grosso urlo e mio marito scoppia in un pianto infinito. Il mattino seguente mi inducono i dolori. Utero dilatato a sei centimetri quando mi fanno anestesia totale e raschiano! Torno a casa e inizio a chiudermi nel mio dolore, da lì a poco è Natale, dovrebbe essere il più bello, è diventato il più brutto! Dal forte dolore mi sale la febbre a 40, continuo a piangere finché un giorno mio marito viene e mi dice "Se la vita vuole essere cattiva, noi prendiamola a morsi, appena vuoi ci riproviamo!".

 

La nostra rinascita

 

Come un orologio svizzero a 40 giorni dal raschiamento arrivano le rosse, che mi ricordano ancora di più che il mio bimbo non c'è più, ma soprattutto non che non c'è un perché! A febbraio ritardano, ma non faccio nessun test, a marzo arrivano sempre con un po' di ritardo. Ma ecco che ad aprile non arrivano! Non voglio comprare nessun test, ho paura. Così chiamo il medico per un controllo, vado e lì scopriamo che per l'ennesima volta siamo stati fortunati.
 
Mi dice che è tutto okay e che è ben attaccato e che ci sono due camere, se non tre! Mi dà appuntamento per la settimana dopo, e mi conferma che tre camere gestazionali stanno procedendo, mentre altre due si stanno assorbendo. Lì mi esce spontaneo dire ridendo: "Dottore sembrano funghi che escono qui e là". Sono al settimo cielo, dopo tanto dolore ho tre fagiolini che crescono dentro me. Tutto questo ad Aprile, a fine maggio di nuovo l'ennesima brutta notizia!!!
 
I miei bimbi hanno smesso di vivere. È tutto pronto per un altro raschiamento. Ma io questa volta mi rifiuto di accettare. Mi rifiuto di crederci, ma soprattutto mi rifiuto di ricoverarmi. Non capisco perché la vita è tanto crudele con noi. Vado dal medico generico a fare il certificato e lei vedendomi esasperata mi manda in una clinica da un prof. Purtroppo quest' ultimo mi conferma il tutto e mi fa fare prelievi preparatori per l'intervento.
 
Dobbiamo farlo il lunedì 3 giugno, ma la sera stessa inizio ad avere dolori forti e perdite rosse. Sono spaventata poiché., essendo sabato sera, troverò chissà chi. Così prendo medicinali (per contrazioni e per emorragia) sotto consiglio del medico generico. I dolori e le perdite continuano, così la domenica pomeriggio, andando in bagno, sento "splash!".
 
Corriamo in ospedale, dove chiamano il professore e dove sono sgridata in modo pesante perché ho contrazioni da parto! Ennesima anestesia, ennesimo raschiamento, ennesima delusione, ennesimo colpo al cuore, ma questa volta non aspetto il capoparto, un ciclo, ecc. Facciamo un altro tentativo. E voglio sapere cosa succede! 
 
Faccio vari controlli. Il capoparto è a luglio, per l'esattezza il 4 luglio faccio una isteroscopia. A tutte dura in genere cinque minuti, a me due ore e mezza perché durante  la visita... ecco che arriva un'emorragia e da lì raschiamento d'urgenza. Alla fine i miei aborti sono causati da un pezzetto di placenta all'interno dimenticata, e nel momento in cui il feto si stacca dal sacco vitellino non riesce a vivere. Ennesimo capoparto, ennesimo tutto!
 
Sono stanca di soffrire, stanca di illudermi, stanca di tutto. Evidentemente diventare manma non è per me, così decido di "non stare più con mio marito". Andiamo in vacanza e al ritorno, con massima precisione, vengono, ma il 30 settembre un nuovo ritardo. Una nausea troppo forte, capogiri... ecco un nuovo test... Incinta+3! Non voglio cantare vittoria ed invece una nuova vita cresce in me. E questa volta è la volta buona!
 
La gravidanza è stupenda solo che la mia bimba, una femminuccia, mi fa scherzi, perché non la sento muoversi! Tante corse al pronto soccorso, tante telefonate alla ginecologa. Sono in contatto con il professore, ma essendo lui non reperibile sempre e lontano da casa, decido di andare da una ginecologa nel mio paese. Fino all'ultimo dicono che è un parto naturale, ma poi la placenta invecchiata, blocco crescita fetale, flussometria bassa e inizio gestosi... sono ricoverata il 12 maggio.
 
In tutto questo ho lasciato il professore. Il venerdì nel tardo pomeriggio iniziano dei forti dolori. Ci sono le contrazioni. Non avrò allora un cesareo! Continuo così per tutto il sabato, ma il mio utero non si vuole aprire e non vogliono indurre il parto anche se io lo richiedo. Dicono che è presto. La domenica la trascorro uguale e alle 17 arriva la mia ginecolga e mi fa: "Pronta per domani?!?". Io rispondo: "Nooo, perché non posso avere un'induzione? Lei: "Perché la bimba è piccina e sei a 37+2! Se entro domani tutto tace io opero. Se invece si apre almeno di mezzo centimetro, induco".
 
Non so dirvi se ha paura dati i miei precedenti, sta di fatto che la mattina del 19 maggio mi preparo per l'incontro più importante della mia vita. So solo che da lì in poi avrò un pezzo di cuore che cammina fuori dal mio corpo! Ore 10:15. Scendo in sala parto, alle 10:25 sento quel grido, che è il più bello del mondo! È nata Ginevra Maria! 2.610 kg di amore puro, di immensa gioia! La mia bimba sta bene, ce l'abbiamo fatta! E' piccina piccina. Dopo quattro giorni torniamo a casa nostra, fieri come non mai di aver creato un capolavoro!
 

Ora sono mamma di tre bellissime bimbe: Ginevra Maria di 6 anni, nata il 19 maggio 2014, Giorgia di 4 anni, nata il 21 dicembre 2015, arrivata anche lei subito dopo il capoparto e Giada, 2 anni nata il 27 dicembre 2017. Lei è arrivata senza il capoparto e con molta sorpresa!

Le prime due con un parto cesareo, l'ultima con uno splendido parto naturale. Ragazze non mollate mai! Ora siamo genitori. Ora siamo una famiglia!

 

di Annasonia

 

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