Storia

Il giorno del mio aborto terapeutico

Di mammenellarete
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25 Ottobre 2017
Signora c'è un problema..."Lì la mia mente e il mio cuore si sono fermati... ho chiesto di cosa si trattasse... e lui mi risponde: "Ipoplasia del verme cerebellare, idrocefalia, piede torto". Ricordo di aver detto un "No" soffocato da un grido. Incompatibilità con la vita... morte intrauterina, morte a pochi giorni dal parto... oppure un vegetale per poche settimane. Lì la mia vita è stata catapultata a 22 settimane, il termine ultimo per l'aborto terapeutico. Da quel giorno, per circa un anno... non ero più io... avevo attacchi di panico, tachicardia... solo l'amore della mia famiglia e soprattutto mio figlio mi hanno dato la forza di alzarmi e continuare a vivere. 

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A 40 anni, il giorno dell vigilia di Natale, scopro di aspettare il mio secondo figlio. Io e mio marito felicissimi, ero di poche settimane.

 

La ginecologa mi aveva consigliato di andare presso il suo studio intorno alla settima settimana. Verso la sesta settimana comincio ad avere delle piccole perdite ematiche e di conseguenza anticipiamo la visita. Si vede un piccolo puntino pulsare: era il suo cuoricino, ma le perdite erano dovute ad un distacco amniocoriale. La ginecologa mi prescrive del progesterone ed un po' di riposo.

 

Nel frattempo il mio bambino scopre di aspettare un fratellino ed è al settimo cielo. Dentro di me però qualcosa non va... non ero felice, ero stanca e sempre con delle piccole fitte all'addome.

La ginecologa mi tranquillizza dicendomi che il distacco era chiuso e che i dolori era per via dell'utero che si ingrandiva. Rientro al lavoro, ma le piccole perdite non mi abbandonavano, oramai ci convivevo.

 

La pancia cresceva e sentivo i primi movimenti... quando una mattina avevo degli strani dolori tant'è che resto a casa, la notte la passo in bianco ed ero sempre agitata...finalmente riesco ad addormentarmi.

 

Ma al mattino appena metto i piedi a terra sento qualcosa di strano, arrivo in bagno ed avevo un'emorragia, non avevo mai visto tanto sangue... tra la disperazione di averlo perso, mio marito mi accompagna al pronto soccorso e lì, attraverso un'eco, scopro che avevo un distacco di placenta. Ma lei era lì, che si aggrappava con forza alla vita. 1 mese a letto con punture mattina e sera, non sapevano più dove bucarmi, i dolori erano atroci... ma finalmente il distacco è risolto e comincio a vivere la gravidanza.

 

Riesco a fare l'amniocentesi e i risultati non danno nessuna anomalia... mi dicono che è una bambina... tutti felici... io resto come sospesa e non riesco a comprendere questo mio stato d'animo... ma attribuisco agli ormoni impazziti.

 

Il 16 aprile del 2014 compro un bel po' di cose per il corredino... il giorno dopo avevo la morfologica in 3d, avrei visto il viso di mia figlia... alla quale stranamente non avevo ancora scelto il nome. Quel maledetto 17 aprile non lo dimenticherò mai, guidavo in silenzio, con me c'era mia madre e mio figlio... avevo uno strano magone... una madre sa già tutto.

 

Entro in questo studio ginecologico che mi avevano consigliato per la bravura. Mi fanno accomodare sul lettino... e lì capisco che qualcosa non va... il dottore mi premeva sulla pancia... guardava e non mi spiegava nulla... cosa che con il primo non ricordavo fosse stato cosi. Chiedo se c'è qualche problema, ma il dottore mi dice di camminare un pochino in modo che la bambina si giri bene... lui aveva già visto.

 

Rientro da sola, mi stendo e sento la sua voce..."Signora c'è un problema..."

Lì la mia mente e il mio cuore si sono fermati... ho chiesto di cosa si trattasse... e lui mi risponde: "Ipoplasia del verme cerebellare , idrocefalia, piede torto". Ricordo di aver detto un "No" soffocato da un grido. Incompatibilità con la vita... morte intrauterina, morte a pochi giorni dal parto... oppure un vegetale per poche settimane.

 

Lì la mia vita è stata catapultata a 22 settimane, il termine ultimo per l'aborto terapeutico. Non vivevo più... mi chiedevo perché non fosse andata via con il distacco di placenta... perché dovevo essere io a mettere fine alla sua vita... perché io sapevo già che quella bambina non l'avrei mai vista, né cullata, né baciata.

 

Il 29 aprile entro in una stanza con tre donne che interrompevano la gravidanza spontaneamente... loro non volevano quei figli ed io che quella figlia la desideravo e l'avrei amata tanto la dovevo lasciare andar via. Ero sola, la mia ginecologa obiettore di coscienza...

 

Io mi ero documentata e sapevo a cosa sarei andata incontro e non ho voluto che la mia famiglia vivesse questa cosa... ho portato un'altra persona. Che dire... ho sentito nei dolori atroci,  nelle urla disumane, nella bile che mi usciva dalla bocca, la bambina non muoversi più... e pregavo, pregavo che finisse tutto velocemente... tra un'ostetrica umanamente pessima che mi diceva che forse avrei potuto partorire a letto oppure nel water... che non mi davano antidolorifici nonostante la persona con me implorava di aiutarmi.

 

Poi è arrivato il cambio turno... ed un angelo mi accarezzava, mi diceva che presto sarebbe tutto finito... ma lo strazio continuava... senti un medico dire...: "Non vuole lasciarla andare... partorirà un figlio che non tornerà con lei a casa".

 

Alle 16,30 comincio ad avere voglia di spingere... mi portano in sala parto, ma rompo le acque e i dolori spariscono... non avevo più forza né sentivo di dover spingere. Il dottore mi chiese uno sforzo, la testa della bimba si vedeva... così ho spinto e ho sentito lei scivolare via da me... per sempre... non me l'hanno fatta vedere.

 

Da quel giorno, per circa un anno... non ero più io... avevo attacchi di panico, tachicardia... solo l'amore della mia famiglia e soprattutto mio figlio mi hanno dato la forza di alzarmi e continuare a vivere. 

 

una mamma

(l'autrice di questa storia ha scelto di rimanere anonima)

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