Storia

Ho dovuto interrompere la mia gravidanza

Di mammenellarete
tristezzadonna
14 Dicembre 2017 | Aggiornato il 25 Gennaio 2019
La mia bambina aveva difficoltà dal giorno in cui sono rimasta incinta, ma nessuno mi ha creduta. Le parole della genetista sono state solo che la bimba era grave, davvero grave. Le lacrime non finivano più. E poi la fine: interrompere la gravidanza.
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Sono nata nel 1980 ed ero una bambina felice. Ma la mia felicità è finita quando avevo poco più di 8 anni. Da lì cominciò il mio calvario, la mia battaglia con la mia famiglia. Cercavo i miei genitori... ma oramai non c'era più posto per me. Cominciò la battaglia con la mia famiglia, ma tutto era inutile.

 

Nel 2000 sono arrivata in Italia per una vita migliore, per me non c'era nulla... così ero la pecora nera della famiglia. Cosa chiedevo? Soltanto la mia libertà. Non avevo possibilità di conoscere nessuno... stavo malissimo... dopo qualche anno era rimasta da sola (finalmente) e ho avuto la possibilità di conoscere qualche ragazzo. Sono sempre stata sincera e raccontavo la vita da inferno che avevo vissuto. Il giorno dopo non volevano sapere più nulla di me.

 

Un giorno ho conosciuto mio marito. Quando ho raccontato anche a lui la mia vita, si è spaventato, ma non si è mai fermato. Dopo un mese ha deciso di venire a vivere a casa mia, perché non mi vedeva mai: io lavoravo, andavo solo a casa per dormire.

 

Un giorno gli ho fatto vedere un film su internet: un film del mio paese. E lì la protagonista era forte e ribelle. In quel momento mi ha detto: "Se un giorno saremo insieme, se un giorno avremo una bambina insieme, la vorrei chiamare come lei..."

 

Dopo due anni ci siamo sposati. In viaggio di nozze... quella febbre alta... e al nostro ritorno, la scoperta di aspettare un bambino/a.

 

Ero solo all'ottava settimana di gravidanza e un giorno ebbi delle perdite di sangue. Il mio spavento... la corsa in ospedale. Tutto risolto per fortuna e la gravidanza è andata avanti con 8 mesi di vomito e finito in sala travaglio.

 

Finalmente ho sentito il pianto della nostra gioia, della nostra felicità. Abbiamo visto quella meravigliosa bimba di 3 chili e 500 grammi tutta tonda, piena di capelli lunghi e scuri.

Non esiste una bilancia che possa misurare la nostra felicità.

 

Dopo tre anni abbiamo cercato di avere un'altra gravidanza e dopo mesi finalmente è arrivata, ma è durata poco. Ero quasi a tre mesi quando ho avuto mal di pancia, mal di schiena e perdite di sangue. La corsa all'ospedale... ma tutto è finito lì. Mi ricoverano e mi lasciano in camera senza dirmi nulla. Avevo bisogno di fare la pipì. Sento che mi scendeva giù qualcosa. Faccio in tempo a prendere della carta igienica e lì, mi trovo davanti la mia creatura. Terrorizzata non sapevo come fare e la butto via, senza nessuna infermiera. Il 26 novembre finì tutto...

 

Dopo poco abbiamo preso il coraggio e abbiamo riprovato. Finalmente ad agosto il ciclo non c'era. Io e mio marito eravamo felici di nuovo.

Cominciò la stanchezza, il freddo, il vomito, la debolezza fisica. Ho smesso di lavorare subito. Ho trascorso il mese di settembre in bagno a vomitare.

 

Ricordo le mie lamentele e le mie preucupazione.

 

A ottobre il duo-test negativo, ma al limite. Mi sono preoccupata. Il giorno dopo mi sono presentata insieme alla mia migliore amica. Abbiamo chiesto spiegazioni all'ostetrica e lei insisteva, diceva che era negativo e da negativo a positivo, non c'è verso, se mai viceversa.

Alla fine ci ha dato un appuntamento per fare l'amniocentesi. "Signora lei la fa solo per l'età" mi dicono. Io: "No, la faccio per il valore che ho al limite". Dopo una settimana la visita di routine e non sentono il battito del cuore. Mi dicono di andare al Centro salute donna. La corsa... i miei pensieri. Il battito c'era per fortuna, ma lento. Dall'ecografia del primo trimestre vedono che la bimba non era cresciuta...

Non dormivo la notte.

Il giorno dopo mi sono svegliata in lacrime e ho cercato qualcuno che mi potesse capire... perché c'erano dei problemi. Tutto però tace. Ho chiamato il Centro salute donna e ho parlato con la dottoressa che il giorno prima aveva visto il cuore più lento. Ho chiesto come mai e mi hanno rimandata alla prossima visita anche se il cuoricino della mia bimba non va bene. La sua risposta: "Signora, non posso fare miracoli".

Ho risposto: "Lo capisco, ma almeno una visita al più presto, no?"

Era martedì quel giorno. "Facciamo venerdì" risponde. Ok.

 

Venerdì la visita è stata veloce e solo per il battito del cuoricino. Tutto bene. Arriva il giorno dell'amniocentesi senza nemmeno tanti pensieri. Perché l'ostetrica mi aveva assicurato al 100% che non c'era bisogno di farla. Mi avevano detto che se non avessero chiamato entro 5-10 giorni dall'amniocentesi non ci sarebbe stato nulla di preoccupante e di stare tranquilli.

 

Sono passati 17 giorni e nessuna chiamata. Noi a quel punto non ci siamo preoccupati più di tanto.

 

Il 27 novembre mi arriva la maledetta chiamata dall'ospedale per dirmi che il giorno dopo avremmo dovuto fare l'esame del sangue sia io che mio marito. Ci cascò il mondo addosso. La mia bambina non andava per bene niente.

 

Le parole della genetista sono state solo che la bimba era grave, davvero grave. Le lacrime non finivano più. Subito un'ecografia. La bimba era piccolissima. La dottoressa si è fermata a vedere il cuoricino. Sembra che il problema fosse lì. Giovedì ho fatto una visita con un professore per vedere il cuoricino. Problemi, problemi e problemi.

 

La mia bambina aveva difficoltà dal giorno in cui sono rimasta incinta, ma nessuno mi ha creduta.

E poi la fine: interrompere la gravidanza.

 

Una mamma

(storia editata dalla redazione)

 

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