Poliabortività

Due aborti spontanei e una gravidanza extrauterina. La mia rinascita dopo la depressione

Di mammenellarete
embrione

09 Aprile 2018
Avevo già una splendida bambina. Ma, dopo la decisione di provare ad avere un altro figlio, entrai in un triste vortice di eventi negativi. Ebbi due aborti spontanei e fui operata per una terza gravidanza extrauterina, a causa della quale mi operarono d'urgenza. In seguito, vissi anche un terribile periodo di depressione. Dopo quattro anni, scoprii di avere la sindrome del fattore V di Leiden e iniziai a fare punture di eparina, finché rimasi incinta di un'altra meravigliosa bimba, nata il 2 febbraio 2018. Ecco la mia storia.

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Tutto ebbe inizio nel 2014, quando decidemmo di dare un fratellino alla nostra principessa di tre anni. Io adoro le mie due sorelle e immaginavo già che regalo sarebbe stato per lei e per noi.

 

Presto detto. A gennaio di quel maledetto 2014 scoprii di essere incinta. Felice, lo dissi subito alla mia bimba. Ci brillavano gli occhi. Purtroppo cominciarono da subito le perdite: prima chiare, poi scure. Così decisi di andare al pronto soccorso dove vidi per la prima volta il cuoricino del mio bambino.

 

Purtroppo dopo qualche giorno senza nessun sintomo, mi alzai una mattina e... mi crollò il mondo addosso. Avevo un'emorragia! Mi catapultai in ospedale dove mi dissero che avevo appena abortito. Ero distrutta, il mio bimbo non c’era più e solo Dio sa, per chi ci crede, quanto sia distruttivo per una donna.

 

Ma sempre Dio mi fece capire che dovevo andare avanti: questo bimbo sarebbe rimasto con me, ma dovevo andare avanti. Così passarono alcuni mesi, il tempo di tornare a sorridere un po’ e decidemmo un’altra volta di provarci. Così a settembre sempre del 2014 riscoprii di essere incinta. Felicità, ma soprattutto paura fecero capolino dentro di me.

 

Ricordo di aver trascorso intere giornate a controllare se avevo perdite e... purtroppo ricomparvero. Angoscia, disperazione... non ragionavo più. La ginecologa subito mi diede del progesterone, ma alla visita ci diedero il verdetto: "Camera gestazionale, ma niente cuoricino".

 

Ero di 9 settimane: dovetti rifare quel maledetto raschiamento come la volta precedente. Come una bambina cercavo conforto tra i medici che bucavano le mie braccia. Mi portarono in sala operatoria e mi accarezzarono il viso. Sofferenza, solo sofferenza, ma ancora per la mia bimba tornai a sorridere.

 

Chiesi così alla mia ginecologa a questo punto che cosa stava succedendo e la risposta fu: "Per gli esami di poliabortività bisogna che gli aborti siano TRE, poi hai già una bimba... tranquilla, può succedere, riprova subito visto che l’utero è pronto". Lo desideravo tanto e così, messe da parte le mie paure, riprovammo e nel febbraio 2015 non ebbi delle mestruazioni normali, ma semplici perdite abbondanti scure.

 

La mia testa mi disse di fare il test che risultò positivo: panico! Corsi dalla ginecologa che mi disse che non c’era nessuna gravidanza e che dovevo ritornare dopo una settimana. Non feci in tempo ad arrivare alla settimana successiva in quanto, in seguito a dolori al basso ventre, corsi al Pronto Soccorso. Ancora tremo al pensiero di quel giorno.

 

Tenevo stretta la mano di mio marito nella sala d’attesa. Mi chiamarono e lui decise di non entrare. Gli uomini sono così, fragili e teneri, ma purtroppo non capiscono fino in fondo quanto una donna abbia bisogno di loro. Ma fa niente. Entrai fiduciosa anche perché i dolori erano passati. Mi coricai sul lettino per la visita e il dottore, con tranquillità, mi disse: "Signora qui c’è una gravidanza extrauterina, la tuba si sta lacerando, dobbiamo subito intervenire".

 

Credetemi, io non c’ero più. Rischiavo la morte da momento all’altro, perché l'embrione si era impiantato a un centimetro dall’utero, la zona più pericolosa per quanto riguarda l'emorragia. Sentii il medico chiamare per avere del sangue d’urgenza. Io non riuscivo a parlare.

 

Bisognava prendere la bimba da scuola. Mio marito cercava di darmi conforto, ma io ero inconsolabile. Non avevo nulla con me. Subito mi diedero la camera, mio marito corse a prendere il necessario e portò la mia bimba dalla zia, che non sapeva nulla. La piccola non immaginava perché la mamma sarebbe mancata per qualche notte. Lei, che dorme accanto a me per sentire "il profumo di mamma", come dice.

 

Nuovamente sala operatoria, anestesia e tuba tolta. Ma questa volta ritornai in camera che non ero più me stessa. Mi sentivo vuota, mi ricordo che dissi ad alta voce a mio marito "Ecco il giorno della mia depressione". Fu così. Seguirono mesi nei quali l'ipocondria sì impossessò di me. Praticamente ero una morta che camminava, tutte le malattie le avevo io. Feci di tutto: risonanza al fegato per del colesterolo sempre alto, mammografia, isteroscopia, radiografia alla gamba per una semplice cisti ecc. Io dovevo trovare una causa alla mia imminente morte! Guardavo mia figlia e piangevo.

 

Pensavo che non l'avrei vista crescere. Paradossalmente non volli fare gli esami per la poliabortività, non serviva, io non sarei diventata più madre. Intanto passarono gli anni. Vedevo mio marito un po' triste, mia figlia ogni sera chiedeva con una preghiera a Gesù di darle un fratellino, come le avevo precedentemente insegnato io. Ma adesso faceva male... rifiutavo l’idea.

 

Dopo quattro anni cominciai a sentirmi diversa, la mia ipocondria stava dando spazio a un desiderio di ritornare a vivere e così decisi di fare gli esami. Nel frattempo nel mese di marzo del 2017 un lutto ci colpì, morì mio suocero a soli 52 anni per una malattia che lo portò via in un mese. Lui adorava sua nipote, era la sua"vita". Passato un mese da questo tremendo lutto, scelsi di rifare gli esami. Mi dissi "Ora o mai più". Così scoprii di avere la sindrome del fattore V di Leiden, semplicemente problemi di coagulazione del sangue, come la trombofilia.

 

Bastava che facessi punture di eparina e tutto si poteva risolvere. Non sapevo se essere arrabbiata o felice. Fatto sta che a maggio riprovammo e a giugno scoprii di essere incinta. Stavolta avevo meno ansia e meno paura. Passarono i mesi e il pancione cresceva. La mia donnina di ormai 8 anni parlava a quel pancione con una tenerezza tale da sciogliermi il cuore e così...

 

Il 2 febbraio 2018 nacque la mia Nicole, desiderata e amata, il nostro miracolo. Sì, il suo nome significa infatti "amata". La gioia di vedere adesso le mie bimbe insieme non ha prezzo. Dio mi ha tolto tanto ma mi ha ripagato di una meraviglia che ha fatto il miracolo di guarire le mie ferite. Anche se i miei 3 angioletti non li dimenticherò mai e neanche te, suocero mio.

 

di Eleonora 

 

(storia arrivata sulla pagina Facebook)

 

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