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Trauma da parto: mia figlia, un "piccolo miracolo"

di mammenellarete - 24.02.2014 - Scrivici

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Ciao a tutte, seguo molto questa pagina sopratutto da Facebook. Leggendo le vostre meravigliose storie Vi vorrei raccontare anch'io la mia esperienza sul parto. All'età di quasi 19 anni vengo a sapere che sono incinta. Il mio attuale marito era felicissimo, io anche, ma la mia felicità era mischiata alla paura di dover dare la notizia ai nostri genitori. A quel tempo ero in prossimità degli esami di stato e quindi decidiamo di dare la notizia con calma dopo gli esami per evitare altro stress e ansie.... Passati con successo gli esami, esattamente al mio terzo mese di gestazione, diciamo alle nostre famiglie che aspettavamo un figlio. Le reazioni non sono state negative, ma in verità neanche tanto gioiose. Diciamo che le loro facce erano rimaste un po' scioccate. Ma non c'è voluto molto tempo e quell'attesa diventò una gioia. Le settimane passano e alla morfologica scopriamo

che in me cresceva una piccola principessa.

 

Nel frattempo le nostre nostre famiglie ci aiutano a coronare il nostro sogno, sposarci e diventare così marito e moglie, accontentandoci in tutto ciò che desideravamo e che avevamo sempre sognato facendo diventare quel giorno unico e stupendo. La mia gravidanza continuava a procedere bene e non mi ha mai dato nessun tipo di problema.

 

Si avvicina la data del parto e aumentano le visite di controllo. A 38 settimane il collo dell'utero era dilatato a 2 cm, io non avevo nessun tipo di dolore e quindi il mio ginecologo mi manda tranquillamente a casa perché non vede ancora nessuna urgenza.

 

Passa un'altra settimane e al controllo ero a 4 cm, ma non ancora si diceva nulla e per questo ritorno a casa.

 

Esattamente a 40 settimane ero arrivata a 6 cm di dilatazione e il mio ginecologo mi dice che era meglio rompere le acque e far iniziare piano piano il travaglio perché non si poteva rischiare ancora sopratutto per le infezioni che potevano contrarre l'utero aperto.

 

Così alle ore 18.00 circa mi rompono le acque.

 

Io continuavo a non avere nessun dolore e il dottore mi dice di non preoccuparmi perché la bambina era alta e stava scendendo piano piano e che la natura avrebbe fatto il suo corso e che avrei partorito nel cuore della notte.

 

Il ginecologo mi era molto vicino ed era sempre pronto ad incoraggiarmi e farmi stare calma.

 

Camminavo molto, salivo e scendevo le scale di tutto l'ospedale.

 

Alle ore 20.00 la dilatazione era a 8 cm ancora senza dolori. Quando si avvicina da me l'ostetrica (anche se questo titolo non le spetta) e mi dice di seguirla mi porta in sala travaglio mi controlla la dilatazione ancora a 8 cm dice che la bambina scendeva tranquilla pian pianino.

 

Senza consultare nessuno mi attacca 2 flebo (molto veloci) per farmi accelerare il travaglio. Inizio a sentire i dolori più brutti della mia vita senza darmi neanche un secondo di tregua. Mi sentivo davvero di morire!

 

Mi raggiunge il mio dottore che si era allontanato per una consulenza e appena mi vede si arrabbia perché non mi dovevano mettere nessuna flebo perché non ne avevo ancora bisogno e poi senza neanche consultarlo, così me la stacca. Purtroppo i dolori non riuscivano a calmarsi e inizio a vomitare e ad avere segni di collasso tanto il dolore forte.

 

Alle 21.15 mi controlla e purtroppo non c'erano miglioramenti ero rimasta a 8 cm e la bambina era sopra, il mio dottore è costretto di nuovo ad allontanarsi.

 

L'ostetrica, approfittando della situazione, mi prende dalla flebo la tira con forza per farmi arrivare in sala parto e dicendo che mi dovevo muovere, ma io a malapena riuscivo perché avevo ancora i dolori atroci del travaglio.

 

Mio marito rimane con me il sala parto. Mi siedo sulla sedia del parto e mi inizia con le sue mani a tirare la bambina con forza per farla scendere, lacerandomi tutta, facendomi urlare fino allo sfinimento.

 

Mi raggiunge di corsa il dottore, ma il danno ormai era stato fatto.

 

Costretto dalla situazione, cerca di far uscire la bambina, ormai in pericolo di vita, con una manovra schiacciandomi la pancia almeno 4 volte.

 

L'ostetrica senza pensarci 2 volte, mi effettua 3 tagli tanto da arrivare fino all'ano (assolutamente vietati al massimo e possibile effettuarne uno) e inserendo ancora le mani.

 

Dalle 21.30 in sala parto la mia bambina nasce alle 22.10 con il peso di 3.710 kg.

 

Non la sentiamo piangere e anche colei che aveva causato tutto questo inizia ad allarmarsi.

 

Dopo un po' si sente un gemito della mia bambina che mi viene data in braccio, tutta livida, con gli occhi troppo gonfi per poterli aprire, tremante e impaurita.

 

Dopo 2 minuti mi viene tolta per farle i controlli.

 

L'ostetrica va via perché aveva finito il turno e ne arriva un'altra dolcissima.

 

Io rimango in sala parto per un'altra ora solo per la sutura interna dell'utero ed esterna.

 

Non mi dicono il numero preciso dei punti (mi accennano più di 50) perché ce n'erano troppi ed erano presi dal suturare in fretta per evitare un'emorragia, sistemando anche l'ano.

 

Appena esco dalla sala parto mi dicono le condizioni della bambina dicendomi che aveva subito una paralisi ostetrica al braccio sinistro.... scoppio in lacrime. Durante la permanenza in ospedale i dottori che mi visitavano, dicevano che a quel punto era sicuramente meglio un cesareo meno doloroso e meno traumatico rispetto a quello che mi aveva combinato.

 

C'è stata anche occasione per incontrarmi con lei e di ricevere anche offese, tipo che ero una bambina, che non avevo collaborato, che facevo troppe storie nel camminare piano piano, per via dei dolori, per andare a vedere la mia bambina e che era stata colpa mia se lei stava in quelle condizioni.

 

Usciamo dall'ospedale dopo 3 giorni, io non riuscivo ancora a camminare, a circa una settimana di vita della mia piccolina la portiamo in un centro di riabilitazione a 20 km da noi.

 

La prima visita è stata un calvario, si parlava di problemi permanenti fisici o/e anche cerebrali permanenti.

 

Inizia a fare fisioterapia e io la sentivo di gridare senza fiato dal dolore per le manovre che le venivano effettuate.

 

Passano quasi 2 mesi e io finalmente riesco a camminare senza dolori.

 

La piccola riceve controlli, visite neurologiche, ma nessuno si sbilanciava sulle sue condizioni.

 

Passa il tempo e le condizioni iniziano a migliorare, grazie a Dio, si riprende del tutto benissimo.

 

Dal centro di riabilitazione viene dimessa all'età di circa un'anno con i medici tutti stupiti per la velocità dei suoi progressi meravigliosi dicendo che era rarissimo dimettere i bambini solo dopo un'anno di trattamento, soprattutto per quello che aveva subito.

 

Noi la chiamavamo il "piccolo miracolo". Tutto questo per non aspettare un attimo in più, non avere gioia nel proprio lavoro.

 

Mi viene detto che tutto questo è successo per ricevere dal comune un omaggio economico, quindi ha accelerato perché il suo turno era quasi finito.

 

Ora dopo 3 anni dalla sua nascita aspetto un'altra bambina con il timore e la paura di un altro parto. Paura di rincontrarla. Paura di veder soffrire la mia piccola stellina che cresce dentro di me.

 

La mia storia raccontata con le lacrime che scorrono sul mio viso senza tregua al solo ricordo.

 

Scritto dalla Mamma di un "piccolo miracolo".

 

di Angelica

 

(storia arrivata a redazione@nostrofiglio.it)

 

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