Parto

L'amore di mamma non si spiega, ma si vive. Vi racconto il mio parto

Di mammenellarete
mamma
09 Luglio 2019
Vi racconto i giorni del mio parto e, in particolare, gli istanti in cui aspettavo mia figlia in ospedale, affiancata da mia madre e da mio marito, che erano molto spaventati. Io non provavo dolore, soffrivo un po', ma non era dolore. Non ho mai perso la calma. Ricordo tutto. Ecco il mio parto.
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Io quei tre giorni me li ricordo benissimo, davvero.

Non avevo paura, no. Ero serena, davvero.

Non provavo dolore, soffrivo un po', ma non era dolore.

Non ho mai perso la calma. Ricordo tutto.

Il ginecologo. Le visite.

Il tracciato. L'induzione.

Una prima, una seconda, una terza volta..

 

Il tappo... le acque... Gli occhi.

Gli occhi di mio marito.

Gli occhi di mia mamma.

Gli occhi terrorizzati della giovane mammina del letto accanto.

Sentivo tutto. Suoni, rumori, odori, chiacchiere, ansia, paura, fastidio...

 

Sentivo tutto e ricordo tutto.

Io ero tranquilla.

Ma ricordo di aver visto gli occhi preoccupati di mia mamma e di mio marito...

Io i miei li ho tenuti chiusi quasi tutto il tempo.

Per controllare tutto da dentro. I pensieri, i respiri, i battiti, i tuoi calcetti e movimenti, le contrazioni...

Sono fiera di me.

 

Controllavo tutto da dentro.

Ma ero in pensiero per la mia mamma che da tre giorni non dormiva.

Per mio marito, era spaventato e inerme, non sapeva come consolarmi, non ha fatto nulla di quello che aveva sentito al corso preparto. L'ansia...

 

Ma non ero in pensiero per la mia bambina.

Lei stava bene e teneva il ritmo.

La sentivo bene... E poi ho avuto paura. Sì.

Quando per quanto io spingessi con tutte le mie forze, non riusciva ad uscire e ho sentito: "Il battito del feto è troppo basso, dobbiamo fare qualcosa".

 In quel momento ho avuto paura. Era stanca. E anch'io.

 

Ora non avevo più gli occhi chiusi.

Perché guardavo sul monitor il numero dei suoi battiti.

Avevo paura. Perché non riuscivo a farla uscire? Cosa sbagliavo?

Niente, né io né lei!

Siamo state brave noi!

Non ho più chiuso gli occhi: dovevo tenere sotto controllo quelli fuori da me e lei.

 

Poi... in un attimo non era più dentro di me.

Era fuori, ma non piangeva e la portarono via correndo.

Avrei voluto seguirla e proteggerla.

Mandai papà! "Corri, seguila, non lasciarla più".

E poi la sentii: urlava forte, finalmente.

 

Papà ha parlato con lei per la prima volta.

E lei lo ha riconosciuto subito, creando stupore tra i medici per la sua reazione tenera.

Io ricordo davvero tutto.

 

La folla numerosa ad aspettarla.

La nostra grande numerosa famiglia.

Ricordo che per arrivare di notte da lei alla nursery mi sono trascinata letteralmente... impiegando 10 minuti per arrivare alla fine del corridoio.

 

Da lei... che mi mancava così tanto. Io ricordo di aver sofferto dopo...

Molto.

Molto.

Molto.

Ma non rimpiangerò mai di averla voluta e avuta.

L'amore di mamma non si spiega, si vive, e io vivo per lei.

 

#mammaguerriera #lafiglianondameno #graziemamma

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla pagina Facebook di Pianeta Mamma)

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