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Parto prematuro e Tin. Mio figlio è un leone

di mammenellarete - 02.06.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Dopo aver letto tanto ho deciso di scrivere anche io la mia storia fatta di speranza, paura, terrore e per fortuna con un lieto, anzi più che lieto, fine. E spero che possa essere di speranza, conforto e forza a chi ci è già passato o a chi sta attraversando lo stesso momento.
Dopo aver letto tanto ho deciso di scrivere anche io la mia storia fatta di speranza, paura, terrore e per fortuna con un lieto, anzi più che lieto, fine. E spero che possa essere di speranza, conforto e forza a chi ci è già passato o a chi sta attraversando lo stesso momento.
 
Chiedo scusa per eventuali errori o salti cronologici. Sarò anche ben lieta di approfondire e aiutare se qualcuno vorrà.
 
È iniziato tutto il 18 febbraio 2020, con un ritardo di 4 giorni del ciclo. Non ci speravo, o forse era paura dell ennesima delusione, ma qualcosa sentivo. Il mio corpo qualche segno lo dava. 
 
Porto la figlia grande a scuola e decido di andare a comprare l'ennesimo test di gravidanza. E sono lì nel parcheggio dell'azienda di mio marito, indecisa se entrare e fare o non fare il test.
 
Alla fine prendo coraggio, faccio il test e subito segna 2 linee... POSITIVO. Corro da lui con la luce negli occhi annuendo felice come una bambina.
 
E tutto ha di nuovo inizio. Tutto ha un sapore più dolce, i colori sono più accesi intorno a noi.
 
I primi tre mesi, dicono, sono quelli più delicati, eppure io sto bene. Mi sento euforica ma... un tarlo, un dubbio, una paura è innata in me nonostante non abbia nulla. PERDITE. La paura delle perdite. 
 
Non ne ho, ma ogni volta che vado in bagno e mi pulisco controllo di non averne. È tutto nella mia testa, sento che qualcosa non va. Piccoli dolori, piccole fitte leggerissime e quasi impercettibili.
 
Ho fatto mille visite, mille esami. "Tutto ok", mi dicono. Finché quelle maledette (le perdite) sono comparse una notte. Mi si è gelato il cuore.
 

Parto prematuro e Tin. Mio figlio è un leone

Il mio terrore più grande, l'incubo di ogni mamma in attesa. E da lì partono giorni difficili, notti insonni, paranoie e dubbi. Ogni visita è negativa, io non ho nulla e lui sta bene, mi dicono.
 
MORFOLOGICA. Tutto procede tra alti e bassi, paure e sconforto, fino al 9 di giugno. È un maschietto signora. È un po' piccino, ma va bene così.
 
Io dico mille volte a mille dottori di avere perdite oramai costanti e continue, ma la loro risposta è sempre "Signora state bene ci deve convivere. In tante hanno perdite come le sue. Qui è tutto chiuso e non si riscontrano problemi".
 
Il 20 giugno mi si rompono le acque, ma è una rottura così alta che io perdo poco liquido molte volte e solo da seduta. Adesso so che era liquido amniotico, ma con la prima gravidanza, essendo podalica e con cesareo organizzato, non ero arrivata a quel punto.
 
Non so cosa sia una rottura di un sacco. E credetemi, è tutto molto simile alle solite perdite che mi porto avanti da mesi oramai. Vado avanti così giorno dopo giorno fino al 30 di giugno, data in cui, stufa di tutto questo, corro all 'ospedale di Melzo. Vengo visitata in pochissimo tempo.
 
Tutti tacciono, mi guardando, ma non mi dicono nulla. Entra la dottoressa e rifacendomi l'ennesima ecografia appena eseguita dalle infermiere mi dice: "Signora sa di aver rotto il sacco?!? Lei è senza liquido amniotico...". GELO, TERRORE, ANSIA si impossessano di me.
 
Sono trasportata d'emergenza al San Gerardo di Monza e iniziano tutta una serie di esami e domande che mi lasciano frastornata. Dopo quasi un anno non ricordo molto di quei momenti. Ricordo solo poche parole tra le quali "Nonostante tutto il bambino sta bene", "Sta mantenendo quel poco di liquido che gli serve per vivere", "Signora lei è a 23 settimane, è troppo poco non sappiamo cosa fare e se ce la farà".
 
Mi ricoverano fino al 6 di luglio tra mille esami ed ecografie. "Sta bene, non possiamo fare nulla più di quello che stiamo facendo signora". Esco e torno a casa fino al 12 di luglio e dopo altre perdite ematiche mi fanno tornare in reparto. "Signora la ricoveriamo fino al parto, si prepari". Visite, ecografie, psicologi, dottoresse e infermiere della T.I.N. a farmi visita per cercare di farmi conoscere un mondo che io non voglio conoscere.
 
Tutto procede così, fino al 22 luglio, ora di pranzo. Sono a 27 settimane di gestazione. CONTRAZIONI... no, no, non può essere, è presto, sei troppo piccolo. Hanno fatto l'impossibile per tenerlo dentro di me, per permettergli di crescere nell'unico posto dove una creatura così piccola è sicura di crescere.
 
Ma a mezzanotte niente si può più fermare. "Si sta dilatando signora, non possiamo più fermarlo... si prepari perché andrà in sala parto, chiami suo marito". Alle 2 l'epidurale permette che mi concentri sul suo battito del cuore, ma sento di dover spingere. Ore 7.08. "Signora si fermi non spinga sta uscendo...". NO, NO, NO, VI PREGO NO, È TROPPO PICCOLO...
 
Ti prendono e portano via come una scarto di pescheria per quanto sei piccolo. 995 gr per 36 cm. E lì crollo. Piango finché il mio corpo cede e mi "spengo" per 30 minuti...
 
Alle 11.30 posso vedere il piccolo corpicino del mio bambino attaccato a mille tubi e mille macchinari. Lì inizia anche il suo di calvario. Collasso polmonare. Ipertensione polmonare. Ipertrofia polmonare. Ogni ora è critica. Il cuore si ferma e riparte.
 
"Signora non sappiamo se il bambino è andato in ipossia (mancanza di ossigeno al cervello....)". T.I.N. Iniziano 3 mesi di cpap, trasfusioni, manovre per farlo respirare... mille esami, mille visite. La paura che possa non farcela... L'angoscia che da lì possa uscire senza di lui.
 
Ricordo un giorno. Lui è grigio, non ha ossigeno nel sangue e guardandolo avverto il cervello che comanda al cuore di andarsene, di staccarsi da quel fragile e innocente corpicino. Perché se non ce la fa sarà più facile (illusa). A quel punto chiedo l'aiuto psicologico perché mi sento sbagliata: come fa una madre a pensare una cosa del genere? 
 
Ma il mio ometto è forte. Ha combattuto. Due infezioni, due trasfusioni di sangue, due cicli di antibiotico, quattro intubazioni. Ma l'ossigeno proprio non lo molla, ne è dipendente. Ma intanto cresce, mette su la ciccetta. Ho conosciuto un mondo di guerrieri.
 
Guerrieri di cielo e di terra che combattono battaglie che noi grandi non possiamo nemmeno immaginare. Il 28 ottobre usciamo dall'ospedale con un leone. Da quel giorno è un bimbo sano. Ha 14 mesi ed è un terremoto. Anzi se me lo prendono al nido fanno un favore. 
 
Tutti questo l'ho scritto per dar forza a chi vive questo ogni giorno. Ce la faranno....
 
23.09.2020: 995 gr per 36 cm.
23.09.2021: 8 kg per 70 cm.
 
di una mamma 
 
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