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Parto in Casa maternità. Un'esperienza unica

di mammenellarete - 25.05.2021 - Scrivici

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Fonte: Nicoletta Valdisteno
Abbiamo intervistato la regista brasiliana Marina Mello, che ha dato alla luce suo figlio con un parto in Casa maternità (Bologna). Ecco la sua esperienza, documentata dagli scatti della fotografa Nicoletta Valdisteno.

Abbiamo intervistato la regista brasiliana Marina Mello, che ha dato alla luce suo figlio Yuri con un parto in Casa maternità (Bologna), supportata da ostetriche valide. Ecco il racconto dell'esperienza di Marina, documentata dalle bellissime foto di Nicoletta Valdisteno.

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Com'è cresciuto in te il desiderio di affidarti a una tipologia di parto diversa da quella più comune?

Non avevo mai pensato a come partorire prima di restare incinta. Quando ho scoperto di aspettare un figlio, abitavo in Italia soltanto da sei mesi. E, proprio nella settimana in cui ho fatto il test, ho letto un articolo che comunicava i risultati di un'indagine sulla violenza ostetrica in Italia.

Le testimonianze di alcune donne erano molto forti e raccontavano momenti dolorosi vissuti durante il parto negli ospedali italiani. Il link dell'articolo mi era stato inviato da un'amica brasiliana, perché lei aveva vissuto un trauma durante il parto sei anni prima. Aveva avuto un'esperienza molto brutta e sentiva ancora la necessità di elaborare questo trauma. 

Ho fatto dunque una ricerca di posti alternativi dove partorire e ho scoperto la Casa Maternità, a sei minuti da casa mia. Da lì ho capito che potevo pensare ad altri modi di partorire. Mia madre ha fatto cinque cesarei: solo una figlia è nata con parto naturale. In Brasile purtroppo la percentuale di cesarei è molto alta rispetto all'Italia.

Sono andata a visitare la Casa maternità e lì mi sono sentita a mio agio. Così è iniziato il desiderio di preparare mente e corpo per questa tipologia di parto. 

Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nella scelta che hai fatto?

Poiché in Brasile è comune il parto con il cesareo, per me era strano pensare ad un'altra modalità di parto. La difficoltà maggiore è stata far capire alla mia famiglia che questa decisione andava oltre la mia razionalità. Era come se non riuscissi razionalmente a prendere un'altra decisione. Sentivo che Casa maternità era il posto giusto.

Un'altra difficoltà durante la gravidanza è stata ascoltare il mio corpo, il mio cuore e la mia mente, cioè stare in "una danza" che spesso procura dubbi e ansie in un periodo così delicato.

Ogni volta che la mia mente era protagonista della "decisione", tornavano le paure legate a quello che si dice possa succedere "quando il bambino non nasce in ospedale". Sentivo che però il mio corpo aveva già la risposta, la decisione giusta per me. 

C'è un aneddoto (positivo o negativo) o un momento particolare del parto di Yuri che ricordi con particolare emozione?

Sì, ricordo di essermi sentita quasi un "animale" e aver ragionato d'istinto. Il posto dove mi sentivo più tranquilla era vicino alla vasca, per terra. Volevo sentire il pavimento freddo. Sembrava che avessi trovato una tana.

Era un posto molto scomodo per le ostetriche. Sono stata lì un'ora. Ma io volevo stare "nella mia tana sicura e protetta".  

Quali sono state le emozioni che hai provato partorendo in Casa maternità?

Per me è stato bellissimo. Oltre all'ostetrica Elisa, molto vicina a me, c'era la seconda ostetrica, Martina, ed erano presenti anche una ragazza che faceva il tirocinio e la fotografa Nicoletta. C'era anche mio marito Francesco. Stare vicino a tante donne mi ha fatto sentire parte di una comunità: durante i momenti difficili guardavo sempre i loro occhi. 

Mi sentivo parte di una forte comunità di donne, in grado di dare supporto. Mio marito è stato molto presente, durante tutto il tempo. Era tranquillo e guardava serenamente quello che accadeva. 

L'emozione più speciale l'ho provata quando Elisa, vedendomi soffrire molto durante la dilatazione massima, alle ultime tre spinte, mi ha detto: "Marina, alla terza spinta nascerà il bambino". Mi ricordo di aver avuto fiducia in Elisa e tutto il dolore, dopo aver ascoltato le sue parole, già non era più come quello di prima, ma aveva in sé tanto amore.  

La tua famiglia ti ha sempre appoggiato in questa scelta?

Non è stato facile per la mia famiglia di origine perché ero lontana, non conoscevano la realtà dell'Italia e temevano complicazioni durante il parto

Invece la famiglia di mio marito era tranquilla per la mia scelta, probabilmente perché ero fisicamente vicina e vedevano che ero serena e stavo bene. 

Qual è stato il ruolo del tuo compagno durante il parto?

La presenza del mio compagno è stata molto importante. Quando ho cominciato ad avere le contrazioni, ho parlato subito per telefono con l'ostetrica e lei mi ha detto che dovevo andare in Casa maternità. Allora io e il mio compagno abbiamo capito che stava per nascere Yuri e ci siamo abbracciati. 

Mi ha aiutato tanto durante il parto. Era sereno ed era entusiasta per la nascita di suo figlio. 

Che rapporto deve esserci tra donna e ostetrica per far sì che un parto in Casa maternità possa svolgersi nel migliore dei modi?

L'ostetrica è fondamentale: sarebbe ottimo se lei ci fosse dal momento in cui la donna scopre che è incinta. Questa è una differenza tra il parto in Casa maternità e il parto presso l'ASL.

Il rapporto deve essere di fiducia, la donna deve sentirsi accolta. Io ho fatto anche con l'ostetrica un "rito di guarigione", affinché il mio corpo non avesse paura del parto. Più intimità e accoglienza ci sono tra donna e ostetrica, più tranquillo e sereno sarà il parto. 

Perché hai scelto di partorire in Casa maternità e non a casa tua?

Ero arrivata da poco in Italia e non mi sentivo a mio agio a casa. Mi sentivo più radicata nella Casa maternità, che era anche vicina alla natura. E' stato un luogo in cui ho potuto fare ginnastica e fare le visite ostetriche.

La Casa maternità mi trasmetteva poi la percezione della sua storia, ricca di felicità e prosperità. La mia casa non mi offriva la stessa sensazione. 

Qual è l'atmosfera che si respira in Casa maternità a Bologna?

C'è un'atmosfera bella, contraddistinta da saggezza, storia, momenti felici, fiducia, coraggio e forza. 

Mi dicevi che sei brasiliana, e che nel tuo paese il tasso di cesarei è altissimo. Che tipo di cultura del parto e della gravidanza c'è in Brasile?

L'OMS e l'Unicef affermano che per motivi medici la percentuale di cesarei deve oscillare tra 10 e 15% in ogni Paese. Invece il Brasile è il secondo Paese con il più alto tasso di cesarei (55,5%), dopo la Repubblica Dominicana. 

I motivi dei cesarei in Brasile sono le assicurazioni private e la mancanza di specializzazione (e di esperienza) dei medici in parti naturali. Un'altra causa è la comodità - a livello organizzativo - per gli ospedali di poter dare appuntamenti per i cesarei. 

Ad una mia amica in Brasile, all'ottavo mese, è stato consigliato di partorire con cesareo per un problema poco rilevante (un valore leggermente alto negli esami). Ha cercato un medico che facesse un parto naturale, il quale poi le ha detto che andava tutto bene in realtà. Alla fine il parto è stato normale. In Italia non sarebbe mai stata considerata l'idea di fare un taglio cesareo. 

Hai mai avuto paura che qualcosa potesse non andare come previsto e mettere a rischio la tua salute e quella del bambino?

Ho certamente avuto paura: ogni volta che la mia mente iniziava a "creare", immaginavo tante cose brutte. Durante la gravidanza, però, ho fatto sport, esercizi, meditazione, reiki, respirazione. Ogni volta che avevo paura parlavo con la mia ostetrica. Volevo stare vicina alle donne che avevano partorito con questa modalità e mi confrontavo con quelle che potevano darmi coraggio e forza. 

Ogni volta che avevo paura cercavo di essere positiva. Ovviamente ho pensato anche ai rischi, ma comunque la Casa maternità mi dava conforto, perché era attrezzata anche per un eventuale raggiungimento dell'ospedale. Provavo, infine, a non pensare tanto e a restare immersa in un'atmosfera di positività e di calma.

Cosa vorresti dire a una donna che ha il desiderio di partorire in Casa maternità, ma ha paura di non riuscire o che non sia sicuro?

Ho conosciuto tantissime donne durante la gravidanza e dopo. Non ho mai provato a convincere qualcuna a partorire in Casa maternità. Sono sempre stata molto aperta e ho sempre ascoltato le amiche che volevano partorire in ospedale.

Però dico sempre che spesso non ascoltiamo il nostro corpo. Questa per me è importante. Secondo me partorire in Casa maternità significa essere molto più in contatto con il corpo. 

Se la persona non è sicura io dico: "Prova a immaginare un parto in ospedale e un parto in Casa maternità". Se la persona sente che il suo corpo sarà più sereno in ospedale, andrà in ospedale, o viceversa.

Alla nascita di Yuri era presente anche una fotografa, Nicoletta Valdisteno. Cosa ti ha spinto a chiedere un reportage durante il parto?

È stato tutto molto spontaneo. Negli ultimi giorni di gravidanza l'ostetrica mi ha raccontato che Nicoletta stava cominciando un progetto di fotografia presso la Casa maternità. Io ho studiato cinema, sono una regista e sono abituata a stare dietro la videocamera.

Poi ho percepito che il mio corpo sarebbe stato "tranquillo" se ci fosse stata Nicoletta a fare delle foto durante il mio parto. Per me è stato tutto molto fluido. Dopo la nascita di Yuri, ho visto le foto e non è stato facile per me.

Ancora adesso vederle mi procura tante emozioni, perché non ho ancora metabolizzato del tutto. Ma sono ritratte anche immagini di calma e di tranquillità, che sono molto belle.

Nicoletta è riuscita nei suoi scatti, a dare voce all'intensità e varietà di emozioni che può provare una donna quando si prepara a conoscere il suo bambino che sta nascendo. Come hai vissuto la sua presenza durante il parto?

Nicoletta mi ha dato tanta forza durante il parto. Sentivo il suo sguardo "presente" e io ero molto tranquilla. Non ero imbarazzata. 

Le foto di Nicoletta mi hanno permesso di rivedermi in altro modo: ciò mi sta ancora aiutando ad affrontare le emozioni che ho provato durante il parto e a metabolizzarle.

Cosa pensi sia stato importante nel suo modo di lavorare e che ti ha permesso di sentirti a tuo agio, percependo la sua presenza come una ricchezza?

Mi sono sentita molto a mio agio, anche perché Nicoletta porta molta serenità. 

di Marina Mello 

Foto di Nicoletta Valdisteno (sito www.nicolettavaldisteno.com; pagina Facebook Nicoletta Valdisteno fotografa)

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