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"Non c'è battito". Il nostro piccolo non c'è più a causa di un maledetto nodo vero

di mammenellarete - 21.12.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Poco prima del parto mi dissero che purtroppo non c'era più battito. Io e mio marito piangemmo per tutta la notte. Dopo il parto capimmo immediatamente quale fosse stata la causa della morte del piccolo: un maledettissimo nodo vero.

Sono Caterina e racconto la mia storia sperando possa aiutare altre mamme che stanno affrontando il dolore della morte perinatale. A gennaio 2020 scoprii di essere incinta e ci sentimmo da subito al settimo cielo perché avevamo deciso da pochissimo di provare a dare un fratellino o una sorellina al nostro Filippo, un tenero monello di 2 anni e 8 mesi. La gravidanza procedeva come quella precedente: moltissime nausee fino al quinto mese inoltrato, ma nessun problema.

All'ecografia morfologica scoprimmo che avremmo avuto un altro maschietto e decidemmo di chiamarlo Federico. Molti ci dicevano "peccato non sia una femmina, sarà per la prossima volta" oppure "forse il papà avrebbe voluto una femminuccia questa volta". Ma a noi non interessava, noi eravamo felici che il nostro piccolino stesse bene e crescesse nel migliore dei modi. 

 
La DPP sarebbe stata il 30 settembre. Così in estate, a luglio, decidemmo di tornare in Italia a trovare le nostre famiglie (noi viviamo a Tenerife da 5 anni): non mi vedevano da prima che restassi incinta e vedermi con il pancione già di 7 mesi fu un'emozione per tutti. Federico era un piccolo terremoto e tutti riuscirono a sentirlo muoversi accarezzando il mio pancione.
 
Ad agosto rientrammo in Spagna per avere il tempo di preparare tutto: valigia per l'ospedale, ultimi acquisti e prime tutine da sistemare nei cassetti. Comprammo anche un regalo che sarebbe stato il primo di Federico per Filippo (per evitare gelosie per l'arrivo del fratellino). Feci l'ultima ecografia dal mio ginecologo di fiducia il 26 agosto e lì finalmente riuscimmo a vedere il visino del nostro amore (sembrava la fotocopia del fratello maggiore). Da quel momento in poi mi affidai alla clinica dove avevo deciso di partorire affinché registrassero la mia cartella clinica. 

La mia esperienza

Dalla 36sima settimana alla 40sima continuai ad avere contrazioni preparatorie, tutto sembrava procedere nel migliore dei modi: mi lamentavo continuamente per il peso del pancione, non vedevo l'ora di partorire e di vedere Federico. 
 
Il 1 ottobre, a 40+1, mi visitarono e fecero il primo monitoraggio: tutto procedeva bene, il ginecologo era felicissimo perché ero già dilatata di 2 centimetri e secondo lui in un paio di giorni avrei sicuramente partorito. La flussimetria era perfetta e, anche se durante il monitoraggio le contrazioni erano deboli, l'attività di Federico era ottimale. Nel pomeriggio persi il tappo mucoso e le contrazioni durante la serata iniziarono ad essere piuttosto forti anche se non continue...
 
"Ci siamo quasi!", pensavo. Alle 3 di notte sentii una fitta strana in basso, lui si muoveva bruscamente, ma pensavo stesse cercando la via per uscire e mi rimisi a dormire. La mattina del 2 ottobre non lo sentivo muoversi e, nonostante mi sembrasse strano, decisi di stare tranquilla e di aspettare il primo pomeriggio prima di andare al pronto soccorso.
 
Arrivata lì mi attaccarono al monitoraggio, ma non riuscivano a posizionare correttamente i sensori, non capivano perché non venisse rilevata attività cardiaca... mi dissero così che dovevano farmi un'ecografia, di non preoccuparmi perché il bimbo poteva essersi spostato, ma io sapevo che c'era qualcosa che non andava... non dimenticherò mai la faccia del ginecologo, non sapeva come dirmelo e continuava a muovere l'ecografo sulla mia pancia: in quel momento Federico si è fatto vedere... era sereno, ma dormiva... non c'era più battito!
 
"Com'è possibile? Com'è possibile?", dicevo in una lingua non mia... chiamarono mio marito che era rimasto fuori dal pronto soccorso, arrivò nello studio medico e gli dissi piangendo: "Abbiamo perso Federico". Mi dissero con molta gentilezza che dovevo scegliere se farmi ricoverare subito oppure il giorno dopo per indurmi il parto: non potevano farmi un cesareo, non era il giusto modo per affrontare il lutto secondo loro. Mi sembrava surreale.
 
Glielo dissi, dissi loro che il parto era vita e mi sembrava assurdo partorire in maniera naturale un bimbo che purtroppo non c'era più. Mi dissero che per il mio bene e per affrontare senza problemi un'altra eventuale gravidanza dovevo partorire naturalmente ed io pensai: "Ma come fanno a pensare che io possa avere voglia di riprovarci? Nessuno potrà prendere il posto di Federico. Non vorrò avere un'altra gravidanza". Decisi di tornare a casa per vedere Filippo e per recuperare un briciolo di energie per il giorno dopo. La cosa più difficile fu dirlo alle nostre famiglie, dare questo dolore anche ai nostri cari. 
 
La notte passata a casa prima del ricovero fu difficilissima: accarezzavo il pancione sapendo che Lui non era vivo. Con mio marito piangemmo quasi tutta la notte, ero svuotata e avevo paura di non farcela a partorire, ma, contrariamente ad ogni aspettativa il parto fu fisicamente doloroso. Abbracciammo il nostro Federico che era bellissimo: avevamo ragione perché era la fotocopia del fratello, solo che aveva tanti capelli scuri; le labbra erano socchiuse e di un rosso indescrivibile... un bellissimo angioletto di 3,155 kg. Capimmo immediatamente quale fosse stata la causa della morte: un maledettissimo nodo vero.
 
Adesso che sono passati pochi mesi non c'è giorno che non pensi a lui: non è semplice affrontare il dolore, non credo passerà mai, ma sono grata di poterlo condividere con mio marito. Questo dramma ci ha uniti, se possibile, di più. Sappiamo che Federico è insostituibile e nessuno lo sostituirà mai, ma vogliamo riprovare a dare un fratellino o una sorellina terreni a Filippo. Sono consapevole che sarà un percorso difficile sia dal punto di vista fisico (ho 37 anni) sia da quello psicologico, ma sento che è la cosa giusta da fare per Filippo, per noi e per Federico che, sono sicura, ci aiuterà.
 
di Caterina
 
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