Storie di madri

Nodo vero al cordone ombelicale. Il mio bimbo se n'è andato prima di nascere

Di mammenellarete
sadwoman
04 Luglio 2019
Ero in attesa del mio terzo figlio. Dopo una gravidanza meravigliosa, i medici mi dissero:  "Non c'è battito". Fu terribile per me. La causa? Nodo vero del cordone ombelicale, che aveva bloccato il respiro al piccolo. Dopo il parto, quando lo vidi per l'ultima volta, lo accarezzai, lo baciai... e da quel momento una grande pace è dentro me. Il mio Elia, il nostro angelo...
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Sono Claudia, ho 38 anni e sono una mamma. Quando scoprii di essere incinta del terzo bimbo fui sorpresa, ma il piccolo fu subito amato. Portai avanti una gravidanza meravigliosa: non presi peso e la pancia era una "palla meravigliosa".

 

Le analisi erano perfette: eco, amiocentesi, ecc. Finché il 12 ottobre 2017 la mia pancia si fermò. Il mio sesto senso mi diceva: "È successo qualcosa". Ma io aspettavo, perchè mi volevo illudere che dormisse e che non avesse posto per muoversi. Ma il mio cuore batteva forte, l'ansia saliva e sentivo dentro me che qualcosa non andava.

 

Aspettai e infine chiamai il ginecologo che mi disse: "Mangia qualcosa di dolce e stai tranquilla". Ma nulla, io già sapevo tutto. Non ebbi il coraggio di andare subito in ospedale. Attesi una notte e poi la mattina andai. Ma già sapevo tutto: monitoraggio nullo. Quindi andai sul lettino per fare l'eco.

 

L'infermiera girò l'ecografo e chiamò i dottori. Io, dentro di me, già ero al corrente, attendevo solo la conferma, che poi mi fu data dal mio ginecologo: "Claudia... non c'è più battito". Io immobile, ma comunque composta nel mio dolore, risposi: "Già lo sapevo".

 

I dottori non si spiegavano come fosse acccaduto. Il bambino stava bene, il pancino era pieno: 38 settimane e 3400 kg. Scesi dal lettino e iniziò la fase burocratica: domande, firme, fogli da firmare. Intanto guardavo la mia pancia ferma e immobile e pensavo che comunque il mio ELIA era ancora con me.

 

Giunse la decisione su cosa fare. Io volevo effettuare un cesareo per soffrire meno e per far finire il prima possibile quest'incubo. Ma il mio ginecologo mi pregò di fare un parto naturale per me stessa e poi per non avere una cicatrice impressa che mi avrebbe ricordato tanto dolore.

 

Mi promisero di farmi un'anestesia efficace e mi indussero il parto. Iniziarono i dolori quasi subito e venne anche la febbre. Furono momenti dolorosi, volevo solo che tutto finisse presto. Epidurale a gogò... ma alla fine non mi fece più nulla e dopo otto ore nacque il mio ELIA. L'ostetrica mi disse solo una cosa: NODO VERO.

 

Si tratta di casi rarissimi. Eppure il mio Elia aveva un nodo perfetto lungo il cordone che aveva interrotto il suo respiro. Feci mettere dei teli davanti a me perché non ebbi il coraggio di conoscerlo. No, non riuscivo. Il mio compagno e i miei cari invece lo conobbero e mi dissero solo che era stupendo. DORMIVA...

 

La febbre iniziò a scendere e subito i miei pensieri andarono ai miei due figli a casa. Volevo scappare da lì. Tutto andò bene per me dal punto di vista fisico, per il resto non fu per niente facile. Tornati a casa, spiegammo ai bimbi che il fratello era diventato un angioletto e il loro amore mi aiutò a far passare i giorni.

 

Quattro giorni dopo salutammo per l'ultima volta ELIA e qualcosa dentro me mi disse: "VAI, sei la mamma, vi dovete conoscere". Con tanta fatica andai, vidi qualcosa di meraviglioso dentro a una piccola bara bianca. Lo accarezzai, lo baciai... e da quel momento una grande pace è dentro me. Il mio ELIA, il nostro ANGELO...

 

di Claudia

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina Facebook)

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