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Una delle gemelle non c'è più. Sono una mamma divisa tra cielo e terra

di mammenellarete - 27.01.2021 - Scrivici

neonata
Fonte: Shutterstock
Il cuore di una delle mie gemelline ha smesso improvvisamente di battere. Sono una mamma divisa tra cielo e terra. Ora devo pensare alla mia piccola guerriera Miriam, e custodire nel cuore il mio angioletto Victoria.

Sono una giovane mamma divisa tra cielo e terra. Questa storia inizia il primo maggio quando ho scoperto di essere incinta, in piena pandemia. Stavamo iniziando a parlare di figli, senza metterci fretta, ed invece è stato tutto così improvviso che mi è venuto un attacco di panico.

Vivevamo vicino Salò, e per evitare gli ospedali, vista la pandemia, decidemmo, con il mio compagno, di rivolgerci ad uno studio ginecologico privato. Feci la prima visita il 27 maggio a 8+2 settimane. Alla visita scoprimmo che avevo gravidanza monocoriale bigemina biamniotica: aspettavamo due gemelli... Il panico divenne terrore.

La gravidanza era a rischio, oltretutto i due feti avevano un ritardo sulla crescita di una settimana. La ginecologa ci disse che lei non aveva le attrezzature per poter gestire gli eventuali rischi della gravidanza e mi indirizzò verso l'ospedale di Brescia che aveva un reparto specializzato per le gravidanze gemellari. Nonostante parlassero tutti bene di quel reparto, il migliore nel nord Italia, io mi trovai malissimo.

Mi dissero che mi avrebbero seguita solo a livello ostetrico, ero quindi costretta continuare a farmi seguire dalla mia ginecologa per le visite ginecologiche. Alla prima visita, mi parlarono di tutti i problemi che potevano insorgere, e dato che i due feti erano più piccoli della media, potevano esserci malformazioni. Si era parlato di fare la villocentesi, ma alla visita successiva, dopo una settimana, i valori "tn" era nella norma e la dottoressa di turno non ritenne necessaria farla.

Mi recavo in ospedale ogni 15 giorni, ad ogni controllo un medico diverso mi diceva una cosa diversa. Non vollero mai fare accertamenti sulla causa del ritardo della crescita: mi dissero candidamente che non ne sapevano il motivo e fini lì. Mi fecero solo uno screening congiunto dove risultò un bassissimo rischio di trisomia 18 e 21.

Arrivó il giorno della morfologica, i parametri vitali erano a buoni, entrambi i feti crescevano, sempre con il ritardo di crescita. Quel giorno scoprimmo che erano due femminucce. Avevamo già deciso di chiamarle Miriam e Victoria.

La mia esperienza

Per lavoro ci eravamo stabiliti al nord, ma eravamo originari del centro-sud, il mio posto di lavoro erano chiuso a causa della pandemia, e quando scoprirono che ero incinta decisero di non rinnovare il mio contratto di lavoro. Anche per questa ragione prendemmo la decisione di tornare a vivere vicino ai nostri parenti, in Molise, sopratutto per avere un aiuto con le bambine.

Ci trasferimmo a fine settembre, ero al sesto mese. Lì mi feci seguire dal ginecologo di mia cognata, molto conosciuto nella zona. Lui mi confermò del ritardo di crescita selettivo delle bambine, provò anche a capirne il motivo, ma ormai a quel tempo gestazionale era inutile, le bimbe crescevano e tutti gli organi funzionavano bene.

Alla morfologica del terzo trimestre ci confermarono che il ritardo sulla crescita era rispettivamente di 14 e 17 giorni. Al che il ginecologo, visti i risultati della mia morfologica, mi indirizzò verso un suo collega specializzato in gravidanze gemellari ad alto rischio, che operava a Chieti (a 120 km da casa nostra), dove, tra l'altro, c'è l'ospedale con la migliore Tin della costa Adriatica.

Il nuovo ginecologo sembrava competente ed attento. Ero alla 31esima settimana quando mi visitò la prima volta, ci disse che ci saremmo dovuti vedere tutte le settimane per il mese a seguire, per poi procedere con un parto cesareo programmato per la prima decade di dicembre. Una cosa mi insospettì durante prima visita: visionò solo l'ultima ecografia fatta a Brescia alla 25esima settimana, dove lui aveva degli amici, e non la morfologica della settimana prima, ma mi affidai completamente a lui.

Comunque ritornammo la settimana successiva dove controllò solo la flussometria, e mi rimandò a 15 giorni, diversamente da come deciso inizialmente. Ritornammo a Chieti il 25 novembre e io ero a 34+5 settimane. In quell'occasione ci diede la notizia peggiore: Victoria non c'era più. Non aveva più battito da due giorni. Non riusciva a spiegarsi il perché, se fino a 15 giorni prima era tutto perfetto.

Mi crollò il mondo addosso, non riuscivo a smettere di piangere per la mia bambina. Il mio compagno era sconvolto quanto me, ma cercò di confortarmi. Restammo abbracciati nello studio del ginecologo mentre lui si organizzava per farmi ricoverare il prima possibile. C'era il pericolo che il "sangue cattivo" di Victoria infettasse la sorella, oltre al fatto che la flussometria di Miriam non era buona.

In ospedale mi tennero monitorata continuamente. Alle 3 del mattino del 26 novembre, non riuscivo più a sentire i movimenti di Miriam, che di solito era molto vivace, ed avevo sempre la pancia dura. Mi monitorarono ed effettivamente erano iniziate le contrazioni ed ero dilatata di 2 cm. Mi prepararono per il cesareo... Victoria è nata alle 6:38 e pesava 1,400 kg e Miriam alle 6:40 con un peso di 1,670 kg.

Più tardi mi dissero che la mia piccola Victoria era morta soffocata dal cordone ombelicale che si era intorcigliato intorno al collo. Miriam stava discretamente bene, rimase in Tin per un mese circa e potemmo portarla a casa il 24 dicembre. Victoria invece la portammo a casa i primi di dicembre, ed ora riposa nella tomba di famiglia, accanto ai bisnonni.

Sono passati solo 2 mesi ed è ancora molto doloroso, immagino sempre come sarebbe stato averle tutte e due a casa e soprattutto, mi domando: se il ginecologo avesse rispettato il piano da lui stabilito, ovvero un controllo ad ogni settimana, le cose sarebbero andate diversamente? Perché, se avevo una gravidanza a rischio, ho la sensazione che ogni ginecologo che mi ha seguita l'abbia presa sotto gamba.

Ma ormai è tutto inutile... Non si può più tornare indietro anche se vorrei tanto! Ora devo pensare alla mia piccola guerriera Miriam, e custodire nel cuore il mio angioletto Victoria, che veglierà sempre su di noi.

di Cristina 

(storia arrivata all'email redazione@nostrofiglio.it)

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