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Il mio bimbo nato il giorno di Pasqua durante la pandemia

di mammenellarete - 10.07.2020 - Scrivici

neonato
Fonte: shutterstock
Ho partorito il mio secondo bambino il giorno di Pasqua in un ospedale vuoto e senza il sostegno degli affetti più cari vicino. Ma fortunatamente è andato tutto bene. E non ringrazierò mai abbastanza le due ostetriche dolci e amorevoli che mi hanno sostenuto.

Davide, è così che si chiama il mio secondo bimbo, venuto al mondo in piena pandemia! Durante la gravidanza ha dovuto sopportare una sorellina di neanche 2 anni che gli urlava nelle orecchie e un trasloco in una nuova città poco prima del lockdown.

La data presunta è il 19 aprile e il primo monitoraggio lo segnano per l'11 aprile. Vado da sola, come ormai in tutte le ultime visite: "Mi raccomando Signora, da sola e con mascherina". Questo mi è stato ripetuto fino alla nausea. Il primo monitoraggio va benissimo, nessuna contrazione e il bimbo si muove tantissimo!

Dopo il monitoraggio mi fanno una ecografia di controllo e il ginecologo mi dice che ho poco liquido e che probabilmente, se entro il mercoledì successivo non succede niente, mi ricoverano per farmi partorire. Torno a casa un po' preoccupata, ma quando abbraccio la mia piccolina tutto passa.

Nel primo pomeriggio mi rendo conto che si sta rompendo il sacco da leggere perdite di sangue, e, dato che già mi era successo con la prima, decido di tornare in ospedale. Mi accompagna mio marito, ma purtroppo all'ingresso del pronto soccorso mi deve salutare. Lo rivedrò 3 giorni dopo, quando verremo dimessi.

Mi fanno un tampone per controllare il sacco, ma l'esito è dubbio, così decidono di ricoverarmi. Passo la notte abbastanza bene, preoccupata più per la mia bimba rimasta a casa: avrebbe festeggiato Pasqua senza la sua mamma. La mattina seguente, ripetono il tampone vaginale e… sacco rotto! Via con l'induzione (gel).

La nascita del mio bimbo il giorno di Pasqua durante la pandemia

Nel giro di tre ore iniziano i dolori forti, da sola in camera riesco a gestire bene le prime contrazioni forti e quando l'ostetrica mi visita sono già di quattro centimetri. Decide di andare in sala parto. Vicino a me, al posto di mio marito, un'ostetrica dolcissima che mi supporta e incoraggia e l'altra, altrettanto dolce e brava, che mi segue per partorire. Ci sono solo io in quel reparto, quel giorno, a partorire.

Infatti, nel momento in cui Davide nasce, la sala parto è piena di ostetriche e infermiere! Nel giro di due ore dal primo ingresso in sala parto viene alla luce il mio angelo dagli occhi blu. Non ci siamo mai divisi. L'ho portato io in camera, nella sua culla. Con le mie gambe. E appena sistemati nel letto, ho chiamato il suo papà e gli ho mandato una foto... 

Niente visite, niente papà fino a casa, nessun tampone per Covid19. Ho partorito il mio bambino il giorno di Pasqua in un ospedale vuoto e senza il sostegno degli affetti più cari vicino. Ma fortunatamente è andato tutto bene. E non ringrazierò mai abbastanza quelle due ostetriche. 

di Elisa

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