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Il mio primo figlio è nato con taglio cesareo in piena emergenza Covid-19!

di mammenellarete - 16.07.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Dopo un lungo travaglio, i medici si sono accorti che il mio bimbo non sarebbe nato per via naturale, perciò mi hanno preparato per un cesareo di urgenza. Poi mi hanno steso sul lettino con le braccia aperte e un telo davanti: in due minuti mio figlio è nato! È nato il 13 aprile 2020, in piena emergenza Covid-19.

È il 12 aprile 2020 e io ho terminato i 12 giorni dopo la data presunta. Mi presento la mattina alle 5 in ospedale, in anticipo rispetto l'inizio dell'induzione, prevista per le 8. Ho perso il cosiddetto "tappo". Mi accompagna il mio fidanzato, ma quando arriviamo su io prendo le mie valigie e lui deve andare via per le restrizioni dell'emergenza coronavirus.

Un'ostetrica mi visita e mi dice che ho perso il tappo, ma che è ancora tutto chiuso, quindi gentilmente mi accompagna in camera e mi dice di aspettare lì l'inizio dell'induzione. Alle 8 inizio il primo bicchierino dell'induzione, le contrazioni sono come dolori da ciclo, poi sempre via via più intense.

Io sono nervosa perché non so cosa mi stia succedendo. Mi sento come se la vita mi stia scivolando tra le dita: ogni tre ore mi fanno bere quei bicchierini e io insistentemente chiedo a che punto sono e se mio figlio nascerà quel giorno. Continuano a dirmi che sono a buon punto e che entro sera partorirò il mio Alessandro.

La nascita di mio figlio durante l'emergenza Covid-19

Si è fatta mezzanotte e continuano questi dolori atroci, che vanno poi avanti tutta la notte ininterrottamente. La mattina alle sei arriva l'ultimo bicchierino e da lì smetto di ragionare. Sono stanca, in preda alla rabbia, e chiedo più volte alle ostetriche a che punto sono. Loro continuano a mentirmi, verso le undici e mezza mi visitano e mi fanno un'eco dicendo che il collo è appianato dell'80% e che partorirò naturalmente, che i bicchierini non sono serviti a granché.

All'una e mezzo mi mettono l'ossitocina in sala travaglio. Chiamo il mio compagno, che viene subito e durante tutto il travaglio mi sostiene, l'ossitocina comincia a fare effetto subito. Io sento le contrazioni molto forti e dolorose e alle 3:45 raggiungo la massima dilatazione. Comincio a spingere con tutte le forze per due dannate ore con l'ossitocina in corpo. É dura, ma continuano a dirmi che sono forte e che il bambino nascerà a breve.


Poi alle sei, quando sono stremata, mi dicono che il bambino non passerà dal canale del parto perché è incastrato. Mi preparano per il cesareo di urgenza. Io sono ancora sotto ossitocina, quando mi fanno l'anestesia spinale. Poi mi stendono sul lettino con le braccia aperte e un telo davanti: in due minuti mio figlio nasce piangendo! È nato alle 18:24 del 13 aprile in piena emergenza Covid-19.

di Carmen 

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