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Aborto spontaneo. Avrei preferito la presenza dei miei cari e non le parole

di mammenellarete - 21.10.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Sono mamma di un bambino di tre anni, nato prematuro. Prima della sua nascita, però, ho avuto un aborto e oggi piango ancora per quell'angelo perso. Mi hanno fatto molto male le parole delle persone vicine quando ho perso il mio cucciolo. E mi hanno fatto male le loro parole quanto mio figlio era in ospedale in Tin. La mente umana è strana, quando non sai cosa dire affermi cose stupide, invece di dire semplicemente "io ci sono se vuoi".
Sono rimasta incinta del mio primo bimbo a ottobre 2016, dopo pochi mesi che avevamo iniziato a cercarlo, ed è arrivato quasi subito. A metà gennaio vidi per la prima volta il suo cuoricino ed ero emozionantissima. . . già innamorata folle di quell'esserino che cresceva dentro me.

Da quando ho 21 anni soffro di ipertensione, per cui i controlli e le ecografie erano frequenti. A fine gennaio tornai al controllo con mio marito, che ancora non aveva visto il suo cuoricino e lì l'incubo. . . nello schermo dell'ecografo non si muoveva nulla. Presa dal panico non riuscivo a chiedere niente alla dottoressa, ma la sua espressione parlava da sola. Era cresciuto troppo poco e il cuore sembrava non battere più.
 
In quel preciso istante pensai che non poteva davvero essere accaduto a me, a noi. . . io volevo il mio bambino e non potevano portarmelo via. Avevo già immaginato troppe cose. E poi a chi avrei fatto le carezze attraverso la mia pancia?

Decisi di prendere le pillole per farlo "scendere", ma non bastarono, perché lui era "troppo" attaccato a me, troppo attaccato alla sua mamma, e dovetti fare il raschiamento. Sono sempre stata una persona solare, ho sempre cercato il lato positivo di ogni cosa, perché questo è il mio essere, ma questa volta non riuscivo davvero a rialzarmi. Lo volevo con tutta me stessa, ma non era bastato.

Aborto spontaneo. La mia storia

Vicino a me avevo, per fortuna, la mia famiglia, che mi ha sempre appoggiato e aiutato, senza molte parole, ma con la presenza. Purtroppo però una persona a me vicina mi ha anche detto che io non potevo dire di "aver perso un figlio". "In fondo era talmente piccolo che era solo un feto. Poi capita quasi a tutte".


Quanta ignoranza e quanta cattiveria. Ora sono mamma di Noah, che il 10 ottobre 2020 ha compiuto 3 anni.

Lui è nato a 30 settimane, è stato in Tin 40 giorni, nei quali ha avuto una crisi cardiaca che ci ha fatto tremare. Per fortuna è andato tutto bene, ora sta bene ed è la ragione della mia vita, ma non c'è giorno che passi che io non pensi anche al mio primo bimbo. . . che è con me in ogni istante.

E, a distanza di 3 anni, piango ancora per lui. Attraverso la Tin sono stata seguita per un po' da una psicologa che mi ha aiutato a capire che il mio è stato un lutto importante è che purtroppo le persone parlano, e lo faranno sempre.

Ma le parole fanno male. . . mi hanno fatto male quando ho perso il mio cucciolo. E mi hanno fatto male quando Noah era in ospedale e le persone non capivano che la mia paura di non riuscire a portarlo a casa era "raddoppiata" a causa della mia esperienza precedente.

Ricordo quando mi dicevano che dovevo rilassarmi e approfittarne per riposarmi perché poi non avrei più dormito. . . come se sia semplice addormentarsi, sapendo che il tuo cucciolo di 37 cm e del peso di un pacco di zucchero è chiuso da solo dentro una navicella di plastica, a 30 km di distanza.


Ma la mente umana è strana, quando non sai cosa dire. . . dici cose stupide, invece di dire semplicemente. . . io ci sono se vuoi.

di Jennifer

(storia arrivata a redazione@nostrofiglio. it)

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