Prematuro

Nato a 25 settimane più 2. La nascita del mio piccolo grande Giovanni

Di mammenellarete
29 novembre 2019
Mio figlio è nato a 25 settimane più 2. Fa paura anche soltanto parlare di un parto così precoce. Dopo due mesi e mezza in terapia intensiva, finalmente abbiamo portato a casa Giovanni. È perfetto, adesso non si direbbe neanche che alla nascita era così piccolo. Vi racconto la mia storia a lieto fine.
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Sono Cristina. Quasi un anno fa nasceva Giovanni Andrea, a 25 settimane più due. Fa paura anche solo parlare di un parto ad un un'età gestazionale così prematura. Tutto ebbe inizio alla fine del mese di settembre del 2018.

 

Durante una semplice visita fatta circa a 18 settimane, il ginecologo si accorse del fatto che il collo dell'utero era troppo corto e ci mandò in ospedale per mettere il pessario. Ma lì mi dissero che non era ancora necessario. Non essendo convinto del tutto, il mio ginecologo mi volle rivedere dopo una settimana e questa volta si mostrò davvero preoccupato, dopo aver visto la sacca amniotica...

 

Mi ricoverarono. Dovetti stare ferma e immobile nel letto. Mi dissero che le probabilità di intervenire con un cerchiaggio al momento non c'erano, perché avevo troppe infezioni ed il collo era troppo corto. Mi crollò il mondo addosso. Cercai di farmi forza, ma durante la notte scoppiai a piangere.

 

Sentii quel piccolo bimbo che mi tirava calci e lo imploravo di non abbandonarmi. Passarono un paio di settimane e alla 22esima settimana decisero di fare il cerchiaggio, ma mi avvisarono del fatto che durante l'intervento era molto probabile che la sacca si bucasse e quindi che il bambino non ce la facesse...

 

I bimbi si rianimano solo dalla 24esima settimana in poi. Se avessi aspettato senza fare l'intervento, la sacca avrebbe potuto bucarsi comunque. Una decisione molto difficile da prendere. Entrai in sala operatoria, mi fecero la spinale. E appena iniziarono ad operare scoppiai a piangere. Avevo paura perché non lo volevo perdere. Lo desideravo tantissimo quel bambino.

 

Poi sentii nella mente le parole di mio marito che mi diceva: "Lavori troppo e perderai il bambino". Ma per fortuna l'intervento andò bene. Tre settimane dopo però, una mattina, sentii la pancia dura, dolore e poi ebbi delle perdite rosse. Corremmo in ospedale dove venni ricoverata. Era venerdì sera e iniziai il travaglio. Mi misero delle flebo per fermarlo, ma ogni 5 minuti avevo contrazioni. Sabato si fermarono un po'.

 

Alle 18.20 si ruppero le acque e mi portarono d'urgenza in sala operatoria. Mi fecero il cesareo, piansi e gridai, ma non per il dolore fisico. Oramai il dolore lo sentivo solo nel cuore perché sapevo che il mio Giovanni era troppo piccolo per nascere. Ore 19.19: venne al mondo. 810 grammi e 34 cm. Bello come il sole. Aveva gli occhi aperti, mi guardava e piagnucolava a modo suo.

 

Ho saputo dopo da mio marito e dal medico che anche io ho rischiato la vita per colpa di una brutta emorragia. Il lunedì seguente sono riuscita ad andare a vedere il mio piccolino. Appena l'ho visto sono scoppiata a piangere. Mi sono sentita in colpa. Forse mio marito aveva ragione. È colpa mia se lui ha iniziato la vita già facendo una salita molto ripida.

 

Dopo due mesi e mezza in terapia intensiva, finalmente abbiamo portato a casa Giovanni. È perfetto, adesso non si direbbe neanche che alla nascita era così piccolo. Vogliamo ringraziare di cuore tutto l'ospedale, che si è preso tanta cura di noi.

 

di Cristina

 

(storia arrivata sulla email di redazione di Nostrofiglio.it)

 

 

 

 

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