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Parto pretermine: un miracolo dopo una gestosi

Di mammenellarete
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04 Giugno 2014
Il 3 giugno 2013, un giorno come tutti gli altri. Mi sveglio la mattina alle 7.00 come sempre e inizio a mettere a posto un po' in casa. Sono incinta, alla 33esima settimana e un giorno. Mi arriva una chiamata dalla mia amica che mi chiede di uscire. Mi guardo allo specchio e vedo che le mie gambe sono enormi, inoltre il viso e le braccia sembra che stiano per scoppiare. Le rispondo di no, ricordo che ho pensato: "ma se sembro un mostro, dove vado così?"
Lei riesce a convincermi, usciamo e per strada tutti mi guardano e addirittura alcuni mi fermano e mi dicono: "ma come sei gonfia stamattina, cos'é successo? Io non rispondo perché inizio a sentirmi un po' strana, scappo a casa e mi siedo sul divano. Mi viene in mente di misurare la pressione sanguigna (non lo faccio abitualmente) e non credo ai miei occhi: il macchinario segna 165/125. La misuro almeno 6 volte: mi dà sempre lo stesso risultato, allora decido di chiamare il mio compagno e di chiamare la mia ginecologa.
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La ginecologa non risponde e sono costretta ad andare all'ospedale più vicino. Arrivata, vado al pronto soccorso e mi portano nel reparto di ostetricia. Sono molto nervosa, ho paura e non riesco ad essere tranquilla, dopo 5 minuti mi fanno entrare per una consulenza. La dottoressa che è lì (che io ringrazierò per tutta la mia vita) segna i parametri, mi fa il controllo e mi diagnostica una GESTOSI.

A quel punto mi ricoverano e mi fanno accomodare in camera, dopo aver preso 2 compresse per l'ipertensione. Una volta in camera, una delle ostetriche viene a controllare la pressione ed è ancora altissima, allora mi dice che con il tempo si abbasserà sicuramente un po'.

Allora mi stendo sul letto e sto per chiudere gli occhi, quando ad un certo punto mi sento bagnare, corro in bagno e, ahimé, ho un brutto spavento nel vedere tutto quel sangue. Esco e chiamo di corsa un'ostetrica, che mi fa preparare per un nuovo controllo. Ed è dal quel momento che non capisco più nulla. Tutte le infermiere iniziano a correre e a parlare tra loro. Mi fanno 2 punture di cortisone e una flebo, quindi decidono il trasporto d'urgenza immediato ad un altro ospedale con un reparto di neonatologia.

Prima di partire però, sento una frase che non mi piace. La ginecologa dice all'ostetrica di attaccarmi il tracciato e di prendere il defibrillatore. In quel momento non riesco a pensare più a niente, perché capisco che la mia vita e soprattutto quella del mio piccolino sono in pericolo. Nel trasporto controllano continuamente la quantità delle perdite ematiche, e, purtroppo è sempre uguale. Arrivati lì, mi fanno ulteriori controlli e decidono di ricoverarmi.

Mi attaccano al tracciato e il giorno dopo iniziano a vedere qualcosa di anomalo: il bimbo non si muove più… buio totale. Mi accompagnano in sala travaglio e iniziarono a dirmi che il bambino non si muove, e che se vogliamo continuare a vivere, deve assolutamente nascere.

Mi dicono di chiamare il papà e di prendere una decisione, anche se io ho già deciso. Arriva il mio compagno e appena entra lo guardo e, sottovoce, gli dico di firmare per il parto cesareo d'urgenza. Sono le 19.00 circa. Mi portano in sala parto e alle 19.19 nasce il mio piccolo MARIO FRANCESCO.

Io piango, non so che fare, lui è in un attimo al mio fianco e subito dopo in terapia intensiva. Pesa 1750 kg ed è bellissimo, tutto rosso e riccioluto. E' un emozione indescrivibile: dopo due giorni però ci dicono che pesa pochissimo e che non sanno se vivrà o no.

Io sono quasi rassegnata, quando il giorno dopo il bimbo inizia a riprendere peso, arrivando a 1545kg, e da quel momento non si é più fermato, grazie a Dio. Dopo 17 giorni finalmente l'abbiamo preso tra le braccia e così sono scomparse tutte le nostre incertezze e paure.

di mamma Stefania

(messaggio arrivato per email a redazione@nostrofiglio.it)

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