Prematuro

Nato a 32 settimane. Ora mio figlio è un bimbo dolce e vivace

Di mammenellarete
prematuro

21 Marzo 2018
Mio figlio nacque a 32 settimane e le prime 24 ore dopo il parto furono difficili: lo osservavo nella più completa impotenza, intubato, pieno di fili, in un'incubatrice. Nel profondo del mio cuore sapevo che sarebbe andato tutto bene e che ne saremmo usciti forti e vincenti, ma la realtà attuale era quello di un esserino minuscolo, che mi stava quasi totalmente in una mano e che stava già lottando per respirare e vivere. Oggi mio figlio ha tre anni ed è un bimbo loquacissimo, vivace e dolce. E' il mio miracolo.

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Ci sposammo nel luglio 2013. Non avevamo in programma di allargare subito la famiglia, ma di goderci un po’ la coppia e, soprattutto, di abituarci alla nuova vita in due. Il nostro fidanzamento, di soli due anni e contrassegnato da una lieve lontananza (60 km circa), non ci aveva permesso di rodare più di tanto la quotidianità e ci tenevo a mettere in moto la “macchina” per far sì che, all’arrivo di un piccolo, fossimo abbastanza preparati.

 

In realtà, ho scoperto poi che non lo si è mai, in alcun modo e che la vita a tre (o a 4 o a 5) nasce con un figlio e cresce con lui. Con l’arrivo del nuovo anno, il desiderio di un bimbo si fece più insistente: senza fare programmi di sorta, mi recai dalla mia ginecologa di fiducia, per un controllo generale, iniziai ad assumere acido folico, ancor prima di avere rapporti liberi. Desideravo che il mio piccino mi trovasse pronta ed “accogliente”.

 

Tra uno scherzo ed un altro, ci regalammo un weekend a Parigi, con l’auspicio di coronare il desiderio nella capitale dell’amore, pur tra mille dubbi, i miei in particolare. Avevo visto tante, troppe coppie intorno a me aspettare mesi, prima dell’arrivo della cicogna o, nei casi più difficili, fare ricorso a stimolazioni e cure invasive, per riuscire nell’impresa. Mi sembrava impossibile che quei tre giorni di maggio sarebbero stati sufficienti a permettere alla Vita di fare il suo corso…e invece, Qualcuno, lassù, mi volle smentire, beffandosi dei miei timori e mettendomi di fronte al fatto compiuto, una ventina di giorni dopo.

 

Una settimana di ritardo, in un ciclo quasi maniacale nella sua puntualità e… due lineette rosse a bussare alla porta del mio cuore, sussurrandomi “Mamma…sono arrivato”. Era il 27 maggio 2014. Felicità a mille, ma subito un timore… ai primi di giugno, delle perdite scure ci allarmarono e di corsa in visita dalla dottoressa. E nel corso di quella prima ecografia, a 8 settimane, eccolo lì, quel gamberetto minuscolo, con un due valve al posto del cuoricino, che si aprivano e chiudevano all’impazzata.

 

Una gioia immensa, mista a tanta incredulità e ad un pensiero perenne: “Sta succedendo a me, sta succedendo davvero!”. La dottoressa ci mise a riposo, fino alla fine del primo trimestre, con una cura a base di progesterone e niente sforzi e così cominciammo quell’estate: il pancino già evidente, a fine giugno, le prime nausee, ma tutto affrontato con ottimismo. Terminato il primo trimestre, ritornai a lavoro, avanti e indietro su di una macchina, sempre parlando con lui, il mio Amore, la mia promessa di vita cui raccontavo ogni singolo dettaglio della giornata. Mi dava una forza straordinaria sapere fosse lì e che stesse crescendo, ogni giorno di più.

 

L’arrivo dell’autunno iniziò con una brusca notizia: qualcosa non andava. Una flussimetria alterata e una crescita rallentata misero in agitazione la mia dott. che mi prescrisse l’eparina e un po’ più di riposo. Ci provai, ma con il lavoro, la casa, la gestione ordinaria di una famiglia non era proprio così semplice. Arrivò il 3 novembre quando mi rimise in gravidanza a rischio e con l’eparina da continuare. Tutti i giorni a “bucare” la pancia, da sola: mio marito aveva timore, mia mamma lontana, le mie amiche più care anche. Subentrarono amarezza e tristezza nel mio quotidiano. Fino al 3 dicembre, giorno del controllo.

 

Ero di 32 settimane. La flussimetria era ancora alterata, nonostante l’eparina, e il mio piccolo Amore era davvero più piccolo rispetto all’età gestazionale. “Vieni stasera in ospedale che voglio farti un tracciato” furono le parole della ginecologa. La sera, in ospedale, attesi il mio turno ed entrai in quella che era sala tracciato e sala travaglio insieme. Ero stata presente ad un solo appuntamento del corso preparto e non ero preparata per nulla all’eventualità di un parto pretermine.

 

In realtà, non mi sfiorava proprio l’idea che il mio piccolo potesse nascere a 32 settimane e la mia mente lavorava nella convinzione che fosse tutto solo un controllo di routine. Invece, dal tracciato, la prassi normale lasciò il posto ad un battito fetale alterato: il cuoricino di mio figlio segnava picchi in negativo, passando dai normali 120/130 battiti al minuto a circa 60. Decelerazioni troppo evidenti che allarmarono tutta l’equipe. La mia dottoressa si affannò a cercarmi un posto in ospedale, perché non poteva rimandarmi a casa, in quelle condizioni e io ero senza valigia e con la testa che mi rimbombava…che cosa stava succedendo?

 

Istintivamente portai le mani sul pancione e iniziai a “rimproverare” il furfantello: “Monello, che mi stai combinando? Vuoi già iniziare a spaventare mamma?” Mi fecero un’iniezione di cortisone, per accelerare un po’ la crescita dei polmoni e stetti sotto tracciato fino al pomeriggio seguente fin quando, di fronte ad un’altra decelerazione, mi dissero frettolosamente di seguire l’infermiera in sala operatoria perché avrebbero fatto nascere il piccolo. Ricordo con nitidezza ogni passo di quel momento: l’ascensore, il lettino, la breve attesa nella sala antistante la sala operatoria, con un Crocefisso al quale rivolsi la preghiera di vegliare su quella piccola vita, e poi la frenesia dei medici nel prepararmi.

 

Mi operò la mia ginecologa, corsa in ospedale fuori turno, e la sentii esclamare dopo pochi minuti: “Uh, e quant’è bellill!!!!!”. Solo un miagolìo, riuscii ad ascoltare: non me lo fecero vedere né baciare e lo portarono via immediatamente. Erano le 17.04 del 4 dicembre 2014 e nasceva Lorenzo, a 32 settimane, 40 cm e soltanto 1 chilo e 470 grammi. Le prime 24 ore furono pesantissime: non per i dolori post cesareo, non per lo sforzo di ritornare in piedi e trascinarmi in TIN per vederlo, ma perché osservarlo, nella più completa impotenza, intubato, pieno di fili, in quell’incubatrice, fu un dolore immenso.

 

Nel profondo del mio cuore sapevo che sarebbe andato tutto bene e che ne saremmo usciti forti e vincenti, ma la realtà attuale era quello di un esserino minuscolo, che mi stava quasi totalmente in una mano e che stava già lottando per respirare e vivere. Trascorse 48 ore i medici tolsero i tubi per la respirazione: aveva cominciato a respirare da solo ed era già questo un grande traguardo. Era il più piccolo della TIN e quello che si faceva maggiormente sentire.

 

Iniziammo la marsupioterapia e, nonostante fossi tremendamente impacciata, nel timore di fargli male o di staccare qualche filo, fu il momento che aspettavamo da tanto: finalmente ci abbracciammo, finalmente potei annusarlo fino a inebriarmi del suo profumo, finalmente eravamo di nuovo insieme.

 

Un mese trascorse così, seguendo la routine della TIN e dei suoi purtroppo assurdi orari: entrata ogni 3 ore per la poppata, colloqui con i medici, esami di controllo i cui esiti non erano mai scontati ma che aggiungevano speranza man mano che li superavamo positivamente. Al raggiungimento dei 2 kg finalmente…a casa!!!

 

Nonostante fosse ancora piccolo, aveva confermato a tutto il reparto con quale forza si nasca e come si nasca attaccati alla vita: passo dopo passo, giorno dopo giorno, il mio Amore aveva dimostrato di essere un piccolo grande guerriero che aveva vinto la sua prima sfida.

 

Abbiamo seguito il follow-up per quasi due anni; abbiamo dovuto affrontare per 3 volte gli AABR che, per fortuna, hanno dato esito finale positivo, a seguito dello sviluppo dell’apparato uditivo, ancora immaturo all’effettuazione degli esami; abbiamo affrontato un intervento di ipospadia particolarmente delicato ma… ecco, tutto sommato, siamo qui, forti, temprati e grati del fatto che siamo riusciti a superare le difficoltà.

 

Adesso Lorenzo è un dolcissimo bimbo di 3 anni, loquacissimo, vivace come tutti i bimbi e caparbio. Cresce nella norma, nonostante sia comunque più piccolino di altezza e di peso rispetto ai coetanei ma è il mio miracolo. Il miracolo della Vita. E forse, il miracolo di Chi lo ha voluto da Lassù.

 

di Mena

 

(storia arrivata sulla pagina Facebook)

 

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