I racconti delle mamme

Con il secondo parto, non mi sento più una mamma a metà

Di Sara Sirtori
partocesareo
17 Ottobre 2019
Questa è la storia di Morena, una mamma che dopo un cesareo avvenuto per motivi di salute, si sentiva incompleta. Grazie alla nascita della sua secondogenita, avvenuta con parto Naturale, Morena si è sentita rinata e ha realizzato il suo sogno.
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Un cesareo per motivi di salute, mai metabolizzato e mai accettato e la sensazione di essere una mamma a metà. E’ la storia di Morena che ci ha ospitato qui a casa sua, una donna che è rinata dopo la nascita della sua seconda figlia Celeste con parto naturale.

 

Morena vuoi raccontarci la tua storia?

 

Sono mamma di due bellissime bambine, Ambrosia nata 5 anni fa, e Celeste nata 20 giorni fa. Ambrosia è nata 5 anni fa con un parto cesareo, un cesareo che io non avevo mai superato e con cui io non avevo mai fatto pace. Era stato fatto per miei motivi di salute. Ma anche se avevo trovato la realizzazione nell’avere questa bambina ed ero felice di essere mamma, mi sentivo comunque una mamma a metà. Per cui, mi era rimasto questo amaro in bocca. All’epoca non sapevo che dopo un cesareo si può tornare a partorire naturalmente. Un giorno ho letto l’acronimo: "Vbac" e mi sono incuriosita. Ho cominciato a leggere e ho scoperto un mondo. L’ho fatto scoprire a mio marito, alla mia famiglia. E’ stato un percorso lungo, difficile, ma quando poi il test di gravidanza mi ha fatto vedere di nuovo due stanghette e quindi mi ha preannunciato un nuovo arrivo, ho deciso che avrei tentato questa strada. All’inizio ero un po' preoccupata,  invece poi è andata bene anche se comunque è stato difficile . Anche il parto in sé è stato abbastanza complicato.

 

 

Come si è svolto il parto? Chi ti ha dato forza e ti ha aiutato?

 

In realtà, siamo partiti con i migliori auspici perché io ero considerata una primipara, perché nel mio primo parto avendo fatto un cesareo non avevo travagliato. Avevo partorito quasi un mese prima, quindi per me era un primo figlio. Erano tutti organizzati, pensando che i tempi sarebbero stati lunghi. In realtà ho rotto le acque e in 7 ore la bambina è nata. La prima fase è stata molto complicata perché il dolore era veramente molto forte per arrivare ai primi centimetri di dilatazione. Avevo avvisato mio marito e gli avevo detto: "Ti prego, quando chiederò il cesareo, perché io lo chiederò, ricordami tutte le motivazioni che ci hanno portato qui che sono veramente molto importanti".
Quindi è stato solamente un attimo di follia. E poi l’ultima fase, che sembrava quella più semplice in cui viene al mondo il proprio bambino, in realtà è stata una fase molto lunga, una fase in cui non riuscivamo mai a vedere la fine, nel senso che io ho spinto per quasi tre ore, ma la bambina non usciva. Comunque, alla fine si è scoperto che la bambina aveva il cordone piuttosto corto, per cui io spingevo, la testa scendeva e la vedevamo tutti, io potevo toccare i suoi capelli, mio marito vedeva la testa, io sentivo proprio i suoi capelli tra le mie mani, ma non riuscivamo a fare lo scatto finale perché io spingevo,  la testa scendeva ma poi risaliva. E devo dire che, nonostante l’importanza di mio marito, della mia ostetrica, del mio ginecologo, chi veramente ha permesso che questo parto andasse in porto è stata mia figlia. Tra me e lei c’è stata una connessione profonda. Lei è stata la mia più grande alleata e mi ha permesso di realizzare questo sogno.

 

Che significato ha avuto per te la nascita di Celeste?

 

La nascita di Celeste per me è stata la mia rinascita: insieme a lei sono nata di nuovo anche io e ho fatto pace finalmente col cesareo di Ambrosia. Quel giorno per me non è nata solo Celeste, non sono rinata io ma è anche rinata Ambrosia. Oggi posso dire che quella cicatrice che io ho dal cesareo non è più una ferita, ma per me ormai è proprio un sorriso sulla pancia. E devo dire che l'ho detto anche al mio ginecologo: “Lei mi ha fatto nascere 39 anni fa e oggi mi ha fatto rinascere”.

 

Ci sono degli oggetti del cuore che ricordano la tua storia?

 

Sì assolutamente e veli presento. Questo è un portachiavi. Camminavamo a Gubbio in Umbria, e abbiamo incontrato una signora anziana che faceva questi portachiavi per strada, ci ha fermati e ce ne ha regalato uno. Io l’ho guardato e ho pensato che fosse bellissimo, però le dissi: "E' rosa e io aspetto un maschio". Infatti, fino a quinto mese mi avevano detto che Celeste era un maschietto. Lei mi ha detto: “No no, sarà una femmina". Quindi l’abbiamo preso. Questo portachiavi adesso è attaccato alla culla di Celeste, sempre.

 

Poi ne ho un altro, un oggetto che ha un gran significato. E' una coperta che ha 64 anni e mezzo quindi è un po’ rovinata. Questa è la coperta in cui è stata avvolta mia madre quando è nata. Voglio dire una cosa curiosa: all’epoca non c’erano le ecografie, non si sapeva se i bambini erano maschi o femmine, quindi le coperte fatte in casa si facevano sia azzurre che rosa.

 

L’ultimo oggetto è un disegno che ha fatto Ambrosia per me, che io mi sono portata dietro per praticamente tutta la gravidanza e che si intitola “Un arcobaleno per Celeste”. L’ho portato anche in sala parto e in sala travaglio e mi ha dato forza, è stata proprio la mia ancora nei momenti più bui e mi ha portato veramente ad arrivare al mio parto naturale. Io ho chiamato mia figlia Ambrosia perché noi mamme mettiamo al mondo i nostri figli e diamo loro una cosa così importante come la vita, ma quello che purtroppo non possiamo dare loro è l’immortalità. Allora io l’ho chiamata Ambrosia perché è il nettare degli dei, rappresenta l’immortalità, l’infinito e quando lei mi ha detto: “Mamma, questa bambina si chiamerà Celeste", per me si è chiuso un cerchio, perché cosa c’è di più infinito e immortale del cielo? E quindi eccola qui, l’arcobaleno per Celeste.

 

Da mamma a mamma il messaggio che voglio dare è che noi donne veramente possiamo fare tutto, anche quello che a volte crediamo di non essere in grado di fare, ancora di più se noi siamo mamme e io sono riuscita a superare un problema di salute e a fare un parto naturale dopo un cesareo. Quindi, voglio che anche chi ha un problema di salute pensi che un cesareo non sia una "tomba", e che un problema di salute non è una cosa definitiva che ci impedisce di fare quello che vogliamo. Io ci credo profondamente perché secondo me, subito dopo i marines americani, vengono le mamme.

 

 

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