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Gravidanza monocoriale: i miei gemelli ce l'hanno fatta

Di mammenellarete
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11 Marzo 2015
Vorrei tanto poter aiutare le future mamme di una eventuale gravidanza monocoriale. Questa è la mia esperienza. Da Napoli ci siamo spostati a Milano. Abbiamo temuto di dove operare al cuore uno dei miei bimbi dopo il parto... quanti pensieri, quanti paure. Mio marito in questo è stato di immenso aiuto...

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Anno 2011. L'incubo ha inizio. Ho un aborto, ero al quarto mese di gravidanza e la scoperta è stata un trauma. Non lo sapevo, ma  sono trombofiliaca. E questo può portare ad aborti...





Per due anni ho fatto un po' di tutto per provare a restare di nuovo incinta, ma niente. Proprio non c'è stato nulla da fare. Il mio sogno di diventare mamma stava prendendo più tempo del dovuto. Fino a quando un giorno, non me lo aspettavo, ecco ancora quel test positivo. Ancora la speranza di una vita dentro di me. Ero riuscita a rimanere incinta di nuovo e ho scoperto che... erano due! Stavo aspettando due gemellini, due cuori, due amori insieme. Che gioia! Mi sentivo quasi ripagata della perdita precedente, due doni dal cielo.


Questa volta la gravidanza stava procedendo bene,  il mio ginecologo mi aveva prescritto un farmaco contro la trombosi e progesterone. A un certo punto però ho cominciato a star malissimo! Svenivo, avevo nausea, mal di pancia e non riuscivo a respirare. Non sapevo che cosa fare, stavo davvero male! Il mio ginecologo era in ferie così decido di andare al pronto soccorso. Mi visitano e la dottoressa mi dice che io e i bimbi stiamo bene. Mi sento più tranquilla. Torno a casa e mi metto l'animo in pace.





Il mio malessere però non migliora. Anzi, sto sempre peggio! Dopo una settimana così torno al pronto soccorso. C'è la stessa dottoressa che ancora mi visita come se dovesse fare altro e mi dice che stiamo bene. Forse ho un po' di coliche o forse faccio un po' troppe storie. Queste sono state le sue parole: "Signora, la ricoveriamo perché in una settimana è venuta due volte. Magari è un po' stressata. Vediamo se con due coccole delle infermiere si sente un po' meglio".

Resto in ospedale e mi ricoverano.

Per due giorni non mi fanno niente. A un certo punto... svengo e avevo la lingua rotta a sangue. Mia madre fa un po' di storie vedendomi così e i medici decidono di farmi una flebo perché ero disidratata.

Decidono finalmente di visitarmi. Il referto? Il ferro era a 7 e avevo delle coliche. Passano sette giorni e i medici mi vogliono dimettere. Per fortuna a quel punto era rientrato il mio ginecologo! Decide di farmi visitare da una collega e mi comunica che uno dei due bimbi non aveva abbastanza liquido. Per sicurezza mi dicono di tornare dopo una settimana.

Mio marito non si fida e inizia ad informarsi da solo. Legge su Internet della ttts, trasfusione feto fetale, ma per non spaventarmi non mi dice niente...

Passa una settimana, andiamo al controllo in ospedale e dopo l'ennesima visita mi dicono che il piccolo non ha reni e vescica, ha poco liquido... Che fare? Mio marito legge su Internet del Buzzi di Milano, ospedale specializzato nella ttts. Non ci pensa due volte, mi carica in macchina, erano le undici di sera e andiamo a Milano. Pensate solo che noi eravamo a Napoli...

Arrivati lì molto sono tutti molto gentili. Mi visitano e confermano il sospetto di mio marito. Avevo la ttts ed era al terzo stadio!

Ci dicono che io stavo andando in arresto cardiaco perciò mi era difficile respirare. Il piccolo era senza liquido e l'altro che aveva troppo liquido. Il cuore era sotto sforzo...

Decidono di aspirare il liquido in più per salvare me, poi avrebbero pensato ai miei due piccoli. Dopo aver aspirato un litro e sette per evitare l'arresto cardiaco non potemmo fare altro che aspettare.

Io comuniciai a stare meglio, ma il pensiero andava lì. A loro. Ai miei due cuori. Dovevamo salvare i gemellini! Dopo dieci giorni mi fecero il laser. Il piccolo doveva fare pipi e alimentarsi da solo e il grande doveva bere di meno così il cuore non sarebbe andato sotto sforzo.

Non vi dico delle percentuali di riuscita del laser...

Per fortuna la procedura è andata bene, il piccolo fa pipi e si alimenta ma il grande, aveva dei problemi. Dato che a Napoli non si erano accorti in tempo, il suo cuore era andato troppo sotto sforzo e la valvola polmonare non funzionava bene.

Una volta nato il mio guerriero è stato trasferito al san Donato di Milano. Lì gli hanno fatto un cateterismo. Ma non essendo andato a buon fine  avrebbe dovuto fare un intervento a cuore aperto...

Non vi dico, che pensiero... la paura! Per miracolo dopo qualche giorno la valvola ha ripreso a funzionare da sola. Potete solo immaginare la gioia che avevamo nel cuore. Ci dissero che dopo due mesi lontano da casa finalmente potevamo tornare tutti e quattro: io, mio marito e i gemellini. Ci sembrava un sogno!

A volte il mio pensiero corre... corre lontano. Se ne sarebbero mai accorti qui a Napoli? Per salvare tre vite siamo dovuti correre fino a Milano... Direi anche  a questo punto di lasciar perdere i soldi che se ne sono andati via per stare a Milano per due mesi...

L'importante è che stiamo bene e oggi siamo a casa. I miei amori hanno 5 mesi, fanno i controlli. E siamo felici. Il cuoricino? Beh, è una brutta valvola, ma funziona e questo è l'importante.

Questo si chiama miracolo. Io lo chiamo miracolo.

Vorrei ringraziare con tutto il cuore i medici, gli infermieri e le ostetriche del Buzzi di Milano per aver salvato me e i miei amori. Voglio ringraziare lo staff del San Donato di Milano per aver operato il cuore del mio piccino. Siete stati tutti fenomenali, umani, professionali. Vi amerò per sempre.

Ma voglio ringraziare mio marito che ha creduto in me che è stato intelligente nella ricerca e nella diagnosi anche se è un avvocato e non un medico. Grazie amore per essermi stato vicino e di amarci così tanto da averci salvato la vita. Tu non si è arreso. Ti amo.

La mamma che ha scritto questa storia ha deciso di rimanere anonima
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