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"Il mio parto in quarantena e l'operazione di mio figlio a due giorni di vita"

di Monica De Chirico - 29.04.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Alessia ci ha raccontato un'esperienza indimenticabile: il parto durante la quarantena e l'operazione del suo piccolo Andrea a 2 giorni di vita

Un parto in quarantena

Ho avuto una doppia esperienza, una in ospedale per la gravidanza e l'altra in un altro ospedale pediatrico perché Andrea ha avuto un piccolo problema.

Per quanto riguarda la prima ero partita preparata, anche se non si è mai pronti per queste cose e la mia è una seconda gravidanza. Sapevo cosa mi aspettava. Immagino che per una mamma al primo figlio possa essere un pochino più spaventoso.

Ho iniziato le contrazioni martedì sera, verso le 21. Ho avvisato mio marito, eravamo a casa, compresa la mia prima figlia di 4 anni che si è un po' spaventata. I miei genitori e suoceri non vivono vicino a me, quindi qualsiasi spostamento con mio marito, prevedeva che Eleonora venisse con noi.  Quindi siamo partiti con Eleonora al seguito. Siamo arrivati davanti al pronto soccorso. Questa era la prassi che mi avevano indicato di seguire. Ero agitata e le contrazioni erano ogni 7 minuti. Ho dato un bacio alla mia bambina che piangeva e sono entrata in pronto soccorso da sola. Mio marito non l'ho più rivisto finché non è venuto a riprendermi in ospedale

In accettazione mi hanno fatto sedere su una carrozzina e mi hanno accompagnato in reparto, dove non può entrare nessuno, neanche gli addetti al pronto soccorso. Hanno fatto tutti i controlli del caso.

Il travaglio non era avviato, come io credevo. Ho fatto tutto un iter per iniziare il ricovero. Mi hanno fatto per prima cosa il tampone covid, visita e monitoraggio.

Avevo avvisato mio marito e mia figlia che potevano andare a casa, tanto era inutile che fossero rimasti in macchina ad aspettare nulla. Quindi ho chiesto ai medici se avessi potuto aspettare, anche se il travaglio non era ancora avviato.

Non avendo ancora il risultato del tampone dovevo tenere sempre la mascherina, compatibilmente con il dolore. E comunque avrei dovuto metterla ogni volta che entrava qualcuno in stanza.

Fortunatamente alle 3h30 mi hanno portata in sala travaglio. E' stato veloce, ma doloroso. Devo dire che è stata dura. Sono stata in stanza da sola dalle 10h45 fino alle 14. C'erano altre persone in reparto, ma pochissime.

 Non sono una persona che di mio tende a disturbare. Sapevo cosa aspettarmi, il dolore etc. E diciamo che se li avessi chiamati ogni 5 minuti, non sarebbe cambiato nulla. Quindi ho affrontato il mio dolore da sola come sapevo che doveva essere. Non è facile, ma sono stata fortunata perché è stato breve e intenso. Quindi nella mia testa mi ero convinta che se ci fosse stato qualcuno, lo avrei insultato e cacciato, tanto forte era il dolore. Però effettivamente, una mano da stringere, una persona che ti abbraccia e ti consola mi avrebbe confortato. Anche solo il fatto di piangere quando nessuno ti ascolta, ti fa sentire quasi ridicola. E' una sensazione strana.

Difficile anche la sala parto. 3 ostetriche bravissime tutte per me. Mi hanno dato l'acqua se ne avevo bisogno. Hanno preso il mio cellulare. Sono state molto attente. Ma non è la stessa cosa se hai una persona accanto con cui puoi sentirti libera di essere te stessa. Alla fine infatti mi sono scusata con loro se ho detto o fatto cose sgradevoli. Subito appena partorito mi hanno dato il bimbo e mi hanno fatto fare una videochiamata a casa anche se erano le 4h30 di mattina. Sono state molto carine, mi hanno fatto le foto. Non so se sono stata fortunata con il personale che mi è capitato o se effettivamente c'è un'attenzione particolare in questi casi. Mi ha fatto molto piacere.

Il post parto

La cosa peggiore è stato il post parto. Credo che ritrovarsi completamente da sola pesi molto per una neomamma. E' vero che puoi chiamare, suonare il campanello. Ma mi rendevo conto che chiamare per ogni stupidaggine, anche solo per farmi prendere l'acqua non mi faceva sentire a mio agio.

Avevo qualche punto. Quindi anche solo alzarmi per andare in bagno non è semplice, con il bambino sempre attaccato al seno per far scendere il latte e abituarlo. Appena lo stacchi inizia a piangere. 

Gestire anche la parte igienica in maniera seria, perché avevo i punti. Le infermiere mi hanno detto che qualche mamma ha apprezzato di non avere visitatori e gente intorno. Perché ha permesso loro di godersi il bambino. E' vero, ma fino a un certo punto.

Una mamma ha bisogno di riposarsi un minimo e sentirsi coccolata. Ho dormito l'ultima volta martedì notte, mercoledì notte ho partorito e l'ho fatta in bianco giovedì uguale perché Andrea era sempre attaccato al seno. Sarei potuta uscire dall'ospedale già giovedì mattina.

Ma è subentrato il secondo problema. Durante la visita pediatrica per permettere l'uscita di Andrea, si sono accorti che c'era un problema al testicolo. Inizialmente mi hanno detto che era un'ernia e che mi avrebbero fatto fare una visita specialistica presso un ospedale pediatrico famoso. Per questo motivo mi hanno trattenuto anche giovedì notte.

Venerdì mattina mi hanno dimesso ed è stato complicato. Mio marito non poteva entrare. E' venuto in ospedale con mia figlia. Si è parcheggiato davanti l'ospedale. Ha lasciato 2 minuti mia figlia in macchina per portare l'ovetto in portineria e qualcuno doveva portarmelo in reparto. Poi si è scoperto che la portineria non poteva abbandonare il posto. Una persona mi ha aiutato a scendere le valigie e prendermi le cose dalla portineria. C'è un'enorme difficoltà a compiere le cose più semplici quotidiane. Cose che in questo contesto diventano difficili. Quando mi hanno detto che dovevo aspettare venerdì per uscire sono andata in difficoltà. Non avevo più slip post parto, né i cambi per Andrea. La complessità è aumentata dal fatto che mio marito non poteva andare in farmacia a prendere l'occorrente, perché non poteva lasciare la bambina in macchina da sola. Ho fatto prendere a mio marito l'occorrente da casa con le videochiamate. Non avevo neanche tanti completini, perché non avrei mai immaginato di partorire in quarantena. Per portarli ho avuto la fortuna che un'infermiera del reparto fosse del mio paese natio. Si è incontrata con mio marito fuori dall'ospedale per prendere l'occorrente da portarmi. Tutta questa organizzazione l'ho fatta con i punti che fanno male, Andrea che piangeva ed era sempre attaccato al seno e con poche ore di sonno.

L'operazione al piccolo Andrea

La fase successiva era il controllo ad Andrea per l'ernia al testicolo. Prima di ripartire per l'ospedale che mi avevano consigliato, sono passata a casa per una doccia e salutare mia figlia. Arrivati in ospedale,mio marito non è potuto entrare.

Hanno visitato Andrea e mi hanno detto che non concordavano con quanto detto dagli altri medici. Poi mi hanno mandato a fare un'ecografia. Ho avuto un piccolo mancamento nella sala. Un po' la stanchezza, un po' la tensione. C'erano i chirurghi che parlavano tra di loro e non capivo di cosa parlassero. Mi sono spaventata. Ero sola con la mascherina... poi sono andata da mio marito per spiegargli cosa stava succedendo. Mi riempiva di domande ma non sapevo cosa rispondere.

Finalmente mi hanno richiamata in pronto soccorso. Hanno chiesto anche di mio marito per parlare a entrambi. Ci hanno detto che il problema di Andrea era un testicolo torto e dall'immagine ecografica sembrava non ci fosse più attività. La soluzione era un'operazione di rimozione del testicolo da effettuare subito. Avevo una speranza: in sala operatoria, una volta aperto e intervenuto poteva esserci la possibilità che il testicolo riprendesse la sua normale attività.

Sono tutti stati molto competenti e professionali. Ma il pensiero che da lì a pochi minuti avrebbero operato mio figlio mi mandava fuori di testa.

L'altro problema era che mentre io ero negativa al covid-19, Andrea nonostante fosse nato presumibilmente negativo, loro non potevano avere la certezza che lo fosse. Quindi è stato ricoverato in un reparto apposito (quelli che non si sa se sono positivi o negativi). E anche in questo caso dovevo andare sola con Andrea. Hanno fatto un prelievo del sangue a mio figlio. Potete immaginare le sue urla. Poi hanno fatto il tampone e tutti gli esami del caso. Poi è venuta una persona a portare via Andrea.

Nel frattempo ho chiesto un tiralatte perché avevo la montata lattea. Sono state due ore angoscianti di attesa. Finalmente mi ha chiamata il chirurgo per dirmi che l'operazione era andata bene e il testicolo non era stato rimosso. Mi hanno portato Andrea. Una scena toccante. Uno scricciolino che sembrava morto in una micro culletta. Da là è iniziato un calvario.

Poco dopo si è svegliato. 40 minuti di urla, prima sommesse e poi più forti. Non potevo dargli il seno perché devono passare un tot ore dopo l'anestesia. Era agitato oltre ogni misura. Dopo questa fase sembrava svenisse e per 20 minuti dormiva come se fosse in coma. E poi si svegliava e riprendeva a piangere. Tutto questo dalle 10 di sera fino alle 2 di notte. E da sola non è stato facile. Aveva la flebo e saturimetro attaccato. Quindi non era facile tenerlo e calmarlo. Nel frattempo dovevo tirarmi il latte. Alle 2 è arrivato il risultato del tampone e mi hanno trasferito nel reparto di chirurgia.

In tutto questo dimenticavo questo particolare: avevo chiamato i miei genitori per stare con mia figlia quando siamo partiti con mio marito per andare in ospedale pediatrico.

Il ritorno a casa

Quando sono tornata a casa è stata un'emozione indescrivibile. Ho riflettuto a quanto anche i momenti più belli possano diventare difficili e stressanti. La nascita di un figlio è una gioia incredibile, ma senza dubbio mi ricorderò questa esperienza. Dirò ad Andrea che è nato in un periodo assurdo, ha avuto una nascita veloce e un post nascita difficile, un intervento in due giorni in clima Covid. Credo che le mamme abbiano una forza indescrivibile. Se pensassi di non dormire per circa 90 ore, forse di più, non ci riuscirei mai. Oltre al sonno c'è tutto lo stress. Ma quando ti trovi lì lo gestisci con una calma che non credi di avere. Non si può fare altrimenti, o ce l'hai la forza o ti viene... in realtà viene da sè, altrimenti non c'è una spiegazione. Questa è la mia storia...

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