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"Non esistono parole per descrivere la gioia di quel momento": la storia del mio parto naturale

di mammenellarete - 27.06.2014 - Scrivici

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Mi chiamo Anna e ho 22 anni, ma quando ho scoperto di essere incinta ne avevo 21. La mia gravidanza è stata assolutamente desiderata. Ho scoperto di essere incinta dopo il matrimonio e dopo un trasferimento in un altra città, a me sconosciuta. Vi racconto meglio com'è andata. In base alla prima ecografia, mi dicono che è possibile prevedere il termine, che sarà il 30 luglio 2013. Tutto procede bene e arrivo all'ultima settimana di gravidanza. Una sera percepisco lievissimi "indurimenti" di pancia, che durano circa 5 minuti, ma niente altro. Sto benissimo e sono pronta ad andare anche oltre il termine. Mattina del 29 luglio: faccio il mio primo tracciato in ospedale, sono emozionantissima e impaziente di vedere come sarà. Inizio ad agitarmi, poiché scopro che il mio ginecologo si è dimenticato di prenotarmi la visita. Dopo varie telefonate il dottore risolve il problema e, dato che sono incinta e vicina al termine, i medici decidono di effettuare lo stesso il tracciato.

Nella stanza si entra due alla volta. Noto che mi tengono di più delle altre ragazze: nel dubbio chiedo e mi viene detto dalla dottoressa che ho delle belle contrazioni. Io dico: "Cosa? Caspita io non percepisco nulla!" Dopo più di un'ora mi danno un foglio, dicendomi di recarmi al pronto soccorso per un controllo.

 

Decido di andarci a piedi, poiché il pronto soccorso è dietro l'angolo, e il ginecologo che mi visita mi trova l'utero ben chiuso, ma la quantità di liquido amniotico è ridotta (nonostante 5 giorni prima abbia effettuato un'ultima visita con ottimi risultati). Decidono così di ricoverarmi.

 

Inizio allora piangere "come una scema". Questo anche perché vedo l'infermiera molto menefreghista nei miei confronti: i suoi atteggiamenti superficiali durante la visita mi provocano una crisi di pianto! Chiamo mio marito, che va a prendere la valigia a casa e mia madre, che viene ad aiutarmi.

 

In stanza sono in compagnia di altre due donne: una che ha già partorito con cesareo da alcuni giorni e l'altra che è incinta di 5 mesi e che ha purtroppo un problema serio. Il mio ginecologo mi conferma che, se entro il giorno seguente non succederà nulla, mi stimoleranno il parto.

 

Parlo un po' con le ragazze e nel frattempo si fanno le 4 del pomeriggio. Arriva la dottoressa per un secondo tracciato, e, dopo neanche 10 minuti, ho la sensazione di essermi fatta la "pipì addosso"! La ragazza che mi è accanto chiede: "che hai?" Ed io rispondo: "forse mi si son rotte le acque!" Subito chiamano l'infermiera, ed ecco, è ufficiale, le acque son rotte!

 

Dopo neanche mezz'ora inizio ad avere delle fortissime contrazioni, che restano tali fino al momento del parto. Alle otto i dottori decidono che è ora di scendere in sala parto: ho 4 centimetri di dilatazione e per me è un sollievo vedere lì dentro anche mio marito.

 

Ci lasciano soli in sala, ma io continuo a chiedere un cesareo perché non ce la faccio più. Mi sento senza forze, non riesco a mangiare nulla. Non possono farmi neanche l'epidurale, perchè non ho seguito il corso.

 

Ricordo che la dottoressa di turno mi dice di fidarmi di lei, e io, a causa dei dolori, le rispondo che non mi fido nel modo piu assoluto! Mio marito non fa altro che ridere!

 

Provo tutte le posizioni e finalmente, rimanendo in piedi, riesco a sopportare quei forti dolori che mi perseguitano ormai da 5 ore. Alle 10 e mezza finalmente mi dicono che è arrivato il momento di spingere. Come dimenticare la
puericultrice che con voce soave mi dice: "non irrigidirti, altrimenti è peggio, quando arrivano le contrazioni, rilassati!". Io rilassarmi? Ma se in quel momento sento di odiare tutti, lei compresa!

 

Sono le 23.30, e inizio a vedere che in stanza siamo circa 10 persone. Un dottore si avvicina dicendomi: "alla prossima spinta nascerà". Dopo due minuti provo un "senso di svuotamento", sento il pianto di mia figlia e i dottori che dicono: "auguri signora, è una bella bambina!". La mia piccola pesa 3,530 kg per 51 cm.

 

Mio marito in lacrime taglia il cordone, sussurrandomi all'orecchio: "grazie amore mio, mi hai reso l'uomo più felice di questa terra".

 

Non dimenticherò mai una cosa in particolare, ovvero lo sguardo intenso di mia figlia, che è sul mio petto e che mi fissa. Ci parliamo con lo sguardo, è come se dicesse: "finalmente ti vedo mamma, finalmente ti abbraccio vita mia."

 

Questa è la mia storia. Non ci sono parole precise per descrivere la gioia di quel momento. Rifarei questa esperienza di vita un altro miliardo di volte!

 

di mamma Anna

 

(storia arrivata all'email redazione@nostrofiglio.it)

 

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