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Noah è nato a 32 settimane: da "scherzo" di Carnevale a regalo di Natale

di mammenellarete - 26.02.2024 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Noah è il mio bimbo prematuro nato il 20 dicembre 2023 di 32 settimane. Mai mi sarei aspettata di "averlo tra le mie braccia" così presto

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Noah è nato a 32 settimane

Sono la mamma di Noah, un bimbo prematuro nato il 20 dicembre 2023 di 32 settimane di gravidanza. Mai mi sarei aspettata di "averlo tra le mie braccia" così presto però lui aveva fretta di farsi conoscere.

Tutto è iniziato il 19 dicembre, alla mattina mi sono recata al corso preparto con dei dolori alla schiena all'altezza reni ai quali però non avevo dato importanza credendo si trattasse di normali dolori da gravidanza (visto che comunque tutto sommato fino ad allora era filato tutto liscio) infatti in tarda mattinata mi sono passati.

Ho deciso così di andare in supermercato a ritirare delle cose per il pranzo di Natale che avevo prenotato però arrivata davanti al banco della gastronomia ho avuto la sensazione di essermi fatta la pipi addosso, con dello stupore perché mai mi era successo, ma mentre parlavo con la commessa proprio non ne voleva sapere di smettere, così sono corsa alla cassa e poi a casa.

Una volta arrivata a casa ho svegliato di corsa mio marito dicendogli che dovevamo andare subito all'ospedale, che qualcosa non andava e che avevo già chiamato la ginecologa che mi ha seguita per tutta la gravidanza. Arrivati in ospedale dopo 15 minuti di macchina entriamo direttamente in pronto soccorso e ci accompagnano direttamente al piano (io seduta su una carrozzina perché continuavo ad avere perdite), quando siamo arrivati la ginecologa mi ha subito visitato e li ci annuncia che il nostro piccolino ha forato il sacco, quindi fanno immediatamente la puntura per aprire i polmoni del bimbo e ci avvisano che ci trasferiscono direttamente a Udine (ospedale con la terapia intensiva neonatale più vicino).

Così io vengo trasferita a Udine in ambulanza e mio marito mi raggiunge in macchina, intanto si fanno le 16.

Alle 19 mando mio marito a casa perché tanto con i farmaci che mi hanno dato sono tranquilla anche se questi fastidi alla schiena continuano!!!

In sala travaglio

E invece ecco che alle 2.40 della mattina non solo i dolori si intensificano ma cominciano anche veri e propri dolori da ciclo, chiamo le infermiere, mi fanno un tracciato e chiamano il medico, decidono per precauzione di trasferirmi in sala travaglio, ma per chiamare mio marito devo aspettare di essere dilatata di 3 cm.

Così il tempo passa (anche se sembra non passare mai) e in preda ai dolori mi rigiro di continuo sul letto, finalmente alle 3.40 di mattina posso chiamare casa, e mio marito arriva in sala travaglio che sono ormai le 5.17 (si vedevano già i capelli del bimbo). Di li a poco avremmo sentito i suoi primi vagiti, e così è successo. Alle 5.40 Noah è nato, ben 2,160 gr.

È subito stato preso in carico dai medici della terapia intensiva dell' ospedale e io ho potuto vederlo solo nel pomeriggio. Quante emozioni, però tutte talmente di fretta che mi ci è voluto un lungo periodo per realizzare effettivamente il tutto.

Il 23 dicembre io vengo dimessa dall'ospedale e farò su e giù con mio marito tutti i giorni per andare a trovare il nostro piccolino sapendo che comunque era in ottime mani: i medici e gli infermieri del reparto diventano davvero una sorta di famiglia. E Noah comunque ogni giorno ci stupisce con grandissimi progressi (il 25 dicembre il regalo più bello, gli tolgono la respirazione artificiale, finalmente posso dire che anche per me è Natale).

Andiamo a casa!

Il 17 gennaio dimettono anche Noah e torniamo a casa tutti e tre assieme, lasciando comunque un pezzo di cuore all'interno di quel reparto. Ora Noah ha 2 mesi e pesa 4 kg, noi ne siamo follemente innamorati e non potevamo chiedere di meglio. In più questa avventura ci ha insegnato quanto forti possiamo essere insieme e ci ha permesso di conoscere comunque delle famiglie con cui condividere questi momenti, cosa molto importante per chi sta passando un periodo così delicato perché ti fa sentire meno solo.

Di mamma Matilde

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