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La storia del mio secondo parto e della guarigione del mio piccolo

di mammenellarete - 19.06.2014 - Scrivici

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La mia seconda gravidanza, rispetto alla prima, è stata un bel po' impegnativa. Ho avuto forti nausee fino al quinto mese e tanta stanchezza, perché sono rimasta incinta quando la prima cucciola aveva giusto 9 mesi e, dunque, aveva bisogno di essere seguita tanto. Solo verso la fine dell'ottavo mese, il ginecologo mi dice che il bimbo non sta crescendo a dovere e che sarebbe il caso di farlo nascere prima. "Okay" - mi dico - "meglio perché ho già in mente di chiedere un cesareo". Infatti, la prima gravidanza mi ha lasciato in ricordo una grossa ernia inguinale che sporge di svariati centimetri e adesso c'è il rischio di dover fare un cesareo d'urgenza, nel caso si "strozzi" durante un parto naturale. Allora programmiamo il parto con due settimane di anticipo sulla DPP (data che poi scoprirò essere sbagliata, così il parto è avvenuto con 3 settimane di anticipo). Il giorno fatidico le cose vanno storte: mi anticipano il cesareo rispetto all'ora prestabilita e così mio marito arriva tardi, perchè i miei genitori, che devono andare a tenere la cucciola per permettergli di venire da me, non sono pronti quando li chiamo per avvertirli dello slittamento.

Alla fine mio marito arriva, mentre portano il bimbo appena nato fuori dalla sala operatoria, così almeno riesce a vederlo al volo. Lo mettono in incubatrice, mi dicono, perchè fatica un po' a respirare, perchè i polmoni sono un po' deboli e lui è un po' piccolo: 2570gr. E così lo vedo solo il pomeriggio successivo, dato che col cesareo non posso alzarmi il primo giorno, e lo trovo lì, piccino e debole, ma tanto bello… però è debole e, soprattutto, non mangia.

 

La pediatra di turno (che conosco già per via della mia bimba maggiore e che già non mi piace) mi dice che è tutto a posto, che ha solo un po' di liquido amniotico nel polmone destro, ma che in caso di cesareo è piuttosto frequente; e io non mi preoccupo. Mi fa pure vedere le lastre e mi dice: - "ecco, vede, queste macchie sono il liquido amniotico".

 

Stessa cosa mi dice la mattina successiva. Ma il mio cucciolo sembra tanto debole e, infatti, alle 14, vedo un gran trambusto attorno alla nursery e capisco subito che deve essere per il mio bimbo. Lo stanno portando via d'urgenza con l'ambulanza ad un altro ospedale dove c'è un reparto di patologia neonatale. Io lo seguo senza avere una spiegazione (mi hanno solo detto "tutto a posto, solo che lì possono fare qualcosa per farlo riprendere più in fretta…") mezz'ora dopo con un'altra ambulanza.

 

Devo aspettare due ore prima di poter incontrare un medico che mi dica qualcosa: il mio tesoro ha avuto un collasso del polmone sinistro e i dottori lo hanno forato (come si vede nei film, per capirci) per far uscire l'aria.

 

Mi dicono che hanno provato così, per vedere se poteva bastare. Il medico giovane (e bravissimo), che è venuto a prenderlo in ambulanza al primo ospedale, mi chiede: "lei ovviamente sa cos'ha suo figlio, vero?". E io rispondo: "sì, certo, liquido amniotico nel polmone destro, la dottoressa che lo seguiva mi ha spiegato, mi ha anche fatto vedere le lastre".

 

Non vi dico la faccia attonita del medico, lo sguardo confuso che scambia con il dottore accanto a lui. Mi dice: "faccia finta di non aver mai sentito niente e mi ascolti bene". E mi spiega che il mio cucciolo non aveva liquido amniotico nel polmone destro, ma aria nella pleure del polmone sinistro, aria che comprimeva il polmone e non gli permetteva di espandersi bene. E che quindi i dottori sperano di aver risolto con quel "mini" intervento e che non resta che aspettare.

 

Mi chiedono in seguito se non abbia fatto un'iniezione di cortisone prima del cesareo e la loro reazione al mio no non è stata bella. Capisco allora che anche in questo caso i medici che li hanno preceduti hanno sbagliato.

 

La sera, verso le 22, mi telefonano in stanza e mi chiedono di andare in reparto. Mi dicono allora che il mio cucciolo ha avuto un altro collasso, che l'hanno dovuto mettere "in coma" (con bimbi così piccoli, non potendo capire se soffrono o meno, preferiscono evitare loro sofferenze per principio) e che l'hanno operato.

 

Guardo il mio cucciolo, che è piccolo piccolo, con la pelle grigiastra per la carenza di ossigeno, intubato, con tanti elettrodi attaccati, con due cateteri nell'ombelico. Non vi dico il mio strazio e la paura. Sono da sola in ospedale, chiamo mio marito e inizio a piangere. Sono in ostetricia e vedo ovunque bimbi in braccio alle loro mamme, in quel momento penso che il mio ancora non l'ho potuto prendere e non so neppure se potrà mai farlo.

 

Ha trascorso così tre giorni, in coma, accanto a tanti altri bimbi sofferenti… perchè la TIN è questo, un posto bellissimo e tristissimo allo stesso tempo.

 

La sera non riesco a parlare, purtroppo, col medico giovane del mattino (che è andato a casa e che non avrei più rivisto, perchè il giorno dopo sarebbe partito come volontario per una missione in Africa), ma con il suo responsabile. Il dottore mi spiega cosa hanno fatto, quale è il problema del mio cucciolo, ma mi dice tutto in modo tecnico, distaccato e, almeno per me, almeno per come mi sento in quel momento, non comprensibile.

 

Dunque non capisco subito quanto è grave la situazione. Così, con uno sforzo enorme, perchè in realtà ho il terrore della risposta, chiedo quante probabilità ha il mio cucciolo di sopravvivere. Dopo aver tergiversato, l'unica risposta che il medico mi sa dare è: - "signora, questo è un reparto di patologia neonatale, purtroppo non tutti i bambini hanno la fortuna di poter uscire di qui in braccio a mamma e papà". Quelle parole sono state per me quasi una sentenza di condanna… non vi dico come ho passato i tre giorni successivi.

 

Però già dalla sera dopo ho l'impressione che le cose stiano prendendo una piega diversa, ma è solo un'impressione e ho talmente paura che non oso fare domande. Solo il secondo giorno, mentre sono accanto alla culletta del mio cucciolo, mi si avvicina una pediatra e mi dice: - "visto come è bello? Si vede che sta meglio, la respirazione sta migliorando, risponde bene alla cura". Allora non è una mia impressione, il colore della sua pelle è davvero migliorato!

 

E infatti il giorno successivo decidono di svegliarlo dal coma. E da quel momento il mio topino ha una ripresa spettacolare, neppure i medici se la aspettano. Il primo giorno gli danno 5 ml di latte: praticamente pare che il biberon sia solo "sporco", mi sembra impossibile che 5 ml possano bastare. E infatti, a lui non bastano, tira fuori un vocione! E così altri 5 ml, e al pasto successivo gliene danno ben 15. Mi propongono di dargli il biberon e lì, spettacolo per me, una volta in braccio, rifiuta il biberon. Non c'è nulla da fare: vuole attaccarsi alla sua mamma. E' tanto piccino e debole che non riesce a succhiare e allora vai di para-capezzoli. Provali piccoli, provali grandi, alla fine agisco d'istinto, li tolgo e ci arrangiamo: in men che non si dica impara a succhiare proprio bene!

 

Inizio a chiedere se ci dimetteranno per il week-end, ho una tale paura di dovermi trovare a casa da sola con lui, ho ancora in mente quei primi giorni... Nel week-end ci sarà anche mio marito, ma i medici non vogliono sbilanciarsi e dicono: - "vedremo domenica mattina, se sarà il caso". Ma il mio cucciolo la pensa come me e ha una tale ripresa che il venerdì mattina la pediatra viene a dirmi che se voglio, posso portarlo a casa quel giorno stesso!

 

E il mio bimbo diventa talmente forte e rompiscatole che una notte, contro tutte le regole dettate in tema di prevenzione per la sids, le infermiere di turno non trovano niente di meglio da fare per farlo stare un po' zitto che metterlo a pancia in giù, sul fasciatoio termico acceso a 37°, sotto due coperte...e solo così si addormenta beato!

 

Questa è la storia del mio secondo parto: avrei preferito non incontrare una pediatra tanto impreparata, all'inizio, e un medico tanto crudele, poi, da non essere in grado di capire che certe parole feriscono più di ogni altra cosa. Il compito del medico, soprattutto in certe situazioni, dovrebbe essere quello di sostenere, non di dare il colpo di grazia… per fortuna in quel reparto ho trovato anche tanta professionalità e tanta umanità e non ringrazierò mai abbastanza alcune infermiere e alcuni medici per quello che hanno saputo dare a me e alla mia famiglia e per quanto hanno fatto per il mio cucciolo!

 

di mamma Cristina

 

(storia arrivata tramite l'email nostrofiglio@redazione.it)

 

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