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La sanità italiana e la mia esperienza di mamma di cinque figli

di Nostrofiglio Redazione - 29.07.2013 - Scrivici

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Gentile Redazione, scrivo in risposta alla signora che esalta il suo parto da favola in Belgio. Nessuno di noi si sogna di contestare l'efficienza delle strutture ospedaliere del nord Europa, così come l'attenzione al sociale: sono Paesi da sempre all'avanguardia ai quali guardare con ammirazione e rispetto. Tuttavia, non mi sento di denigrare la nostra sanità pubblica che per quante lacune abbia, non è certo da Terzo Mondo, come invece sostiene la lettrice. Sono madre di cinque figli, due di questi nati all'Ospedale S. Croce di Moncalieri (To) rispettivamente nel 1990 e 1994. All'epoca li scelsi proprio per la particolare attenzione alla madre e al bambino, addirittura già da qualche anno

adottavano i protocolli della "nascita dolce" di Leboyer (spazi confortevoli, nascita senza traumi ove possibile, taglio del cordone in un secondo momento, ecc.). Sono stata seguita, ascoltata, accudita, massaggiata, assecondata nei miei bisogni e nei tempi miei e dei bambini (ho sempre avuto travagli lunghi, del primo ci ho messo 20 ore, del secondo 9 con parto asciutto!). Il personale era gentile e preparato, umano. Alla nascita ho potuto tenere i bambini su di me e attaccarli immediatamente al seno, senza fretta. L'esperienza assolutamente positiva del rooming in poi, mi ha consentito di prendere confidenza con i miei figli, di seguire il loro bisogno di poppare senza orari e senza alcuna imposizione da parte della nursery, di evitare pericolose (e controproducenti) aggiunte di latte artificiale, mi ha insegnato a medicare il cordone e a cambiarli con dimestichezza, e dopo due giorni ero già a casa mia! E stiamo parlando di 23 anni fa!

 

Col tempo altre realtà minori si sono adeguate con successo a questo modo di concepire la gravidanza e il parto. Ho partorito due volte alla Maternità di Asti (prima che venisse conglobata nell'attuale Cardinal Massaia) e nel 2000 questa struttura aveva adottatto il rooming in parziale (neonato presente in camera con la mamma durante il giorno, nella nursery durante la notte, portato ad orario ogni quattro ore). Anche in questo caso il travaglio è stato fisiologico, naturale, umano. Niente episiotomia! Ricordo che l'episiotomia viene eseguita quando si riscontra il pericolo di lacerazioni del tessuto, anche se in alcuni ospedali è (era) praticata di routine, molte volte basta richiedere che non venga eseguita!

 

Nel 2003, essendo ormai io "datata", sono stata sottoposta ad amniocentesi in seguito a tritest positivo e con mio sommo stupore, ho scoperto che avrei potuto conoscere l'esito in sole 48 ore delle tre maggiori trisomie (13,18,21) in attesa del responso completo e definitivo che generalmente perviene dopo 25 gg circa. Tutto ciò è stato possibile grazie ad un medico ITALIANO del S.Anna di Torino che ha sperimentato il test rapido che oggi hanno di routine in molti ospedali, ovviamente a carico del SSN (forse oggi c'è un ticket ridotto da pagare, ma non ne sono sicura).

 

Nel frattempo, l'ospedale ha attivato il rooming in totale, l'ostetrica di turno segue e consiglia la puerpera, anche e soprattutto riguardo l'allattameto al seno.

 

Nel 2010 poi ho affrontato la mia quinta, sfortunata gravidanza. Proprio ad Asti al piccolo è stata diagnosticata una rarissima (e gravissima) malformazione ad una vena intracranica, l'aneurisma della vena di Galeno. Trattandosi di una patologia grave e delicata, sono stata indirizzata al S.Anna di Torino e al Regina Margherita per le consulenze neurologiche e per tutti i consulti del caso. Vi posso garantire che il tempismo è stato immediato (il giorno dopo avevo la visita prenotata e due giorni dopo, la risonanza magnetica), ho avuto un'intera equipe a mia disposizione e indagini di secondo livello estremamente approfondite, naturalmente GRATIS.

 

In contemporanea, l'ospedale di Asti mi ha fornito consulenza psicologia di supporto (immaginate il dramma di una madre che apprende da un controllo che il bimbo che porta in grembo è a rischio morte) e tutti gli operatori che ho incontrato in quei mesi sono sempre stati gentili, umani e compassionevoli.

 

Per avere un altro parere ed eventualmente un'altra strada da seguire, mi sono rivolta quindi al Gaslini di Genova, dove alla fine sono stata ricoverata per due mesi, fino alla nascita del bambino. Potrei raccontare dell'estrema professionalità, della tenacia, dell'accanimento, della fiducia con cui il personale sanitario affronta quotidianamente problemi gravissimi e talvolta impossibili, non solo di natura medica ma anche e soprattutto di ordine buracratico. Medici, infermieri, ostetriche, personale sanitario e non che lavora con passione e coraggio, accudendoti amorevolmente, non certo per il "ventisette" degli enti pubblici...

 

So solo che con loro mi sono sentita "a casa". Il giorno del cesareo programmato, ho contato in sala operatoria almeno venti tra medici, paramedici, rianimatori. E almeno tre reparti (la Neonatologia, la Terapia Intensiva e la Neurologia) erano pronti ad accogliere il suo primo vagito e ad intervenire fronteggiando l'emergenza di una nascita problematica. So che hanno fatto il possibile, anche se Emanuele non ce l'ha fatta ed é morto il giorno dopo la nascita. Ma credete, nel tempo che sono rimasta lì ho visto dei veri e propri miracoli, compiuti nell'umiltà e col sorriso sulle labbra. E stiamo parlando sempre di ospedali pubblici, non ho speso un centesimo!

 

Posso comprendere che le realtà regionali e comunali non siano tutte uguali, ma non mi sento davvero di denigrare uomini e donne che nelle gravi difficoltà economiche e strutturali del nostro Paese, lottano quotidianamente per garantirci una sanità giusta, equa e soprattutto, efficiente.

 

Eve

 

(Messaggio arrivato per email all’indirizzo redazione@nostrofiglio.it)

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