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La riabilitazione del perineo dopo il parto

di mammenellarete - 27.03.2009 - Scrivici

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Dopo il parto e anche durante la gravidanza, il perineo si distende. In genere questo fenomeno comporta alcune complicanze come problemi sessuali o anche difficoltà di trattenere l’urina. Ma cos’è il perineo? È la parte esterna del pavimento pelvico, strutture muscolari che chiudono la cavità addominale e pelvica. La sua localizzazione: è delimitato, in alto dalla sinfisi pubica, in basso dal coccige e lateralmente dalla parte interna delle cosce.

È composto dal muscolo che eleva l’ano e che svolge due azioni:

- azione di sostegno: sostiene gli organi pelvici (utero, vescica, retto); - azione sfinterica: assicura il funzionamento degli sfinteri anali e vescicali e garantisce anche la qualità della vita sessuale.

Il passaggio del bambino attraverso il canale del parto, provoca la distensione dei muscoli che interessano quella zona, un aumento della distanza dell’ano dalla vulva, oltre a una distorsione e dilatazione di sfinteri (uretrale ed anale). Tutto ciò provoca perdita di tonicità ed elasticità muscolare, con diminuzione netta della contrattilità muscolare

Il parto, dunque, essendo un evento traumatico per i muscoli, può comportare delle lesioni che, se non vengono trattate, possono comportare (soprattutto in menopausa) la perdita di urina ed, in casi estremi, anche la discesa dell’utero e il prolasso (caduta verso il basso di vescica). Se, invece, il perineo è interessato da una lesione temporanea, può comportare difficoltà nella ripresa dei rapporti sessuali.

Bisogna, però, prendere in considerazione che il livello di distensione e di lesione è tutto soggettivo. Dipende dai tessuti di ogni donna (in alcune sono molto più resistenti rispetto ad altre), dalla sua età e dalla predisposizione ed anche dalla preparazione che il perineo stesso ha avuto durante la gravidanza. In casi importanti, la donna potrebbe presentare anche frequenti minzioni e difficoltà nei rapporti sessuali. Ecco perché il perineo, dopo il parto, va riabilitato con tecniche che permettono di migliorare e far recuperare la contrattilità e l’elasticità muscolare. È preferibile cominciare a riabilitarlo anche dopo un mese dal parto quando, bene o male, gli eventuali punti di sutura dell’episiotomia (taglietto che in genere viene praticato per facilitare l’espulsione del bambino) sono stati riassorbiti e quando le lacerazioni post parto sono state riassestate.

Prima si cominciano gli esercizi, più saranno efficaci. L’ obiettivo quindi è quello di rendere di nuovo elastici e tonici i muscoli del perineo.

Quali sono gli esercizi da compiere?

Innanzitutto bisogna prendere coscienza della parte da riabilitare, ciò avviene sdraiandosi e rilassando natiche e cosce. Dopodiché uno degli esercizi principali da eseguire è quello di - contrarre l’ano e rilassarlo (in modo alternato) per diverse volte. Non bisogna stringere le natiche; - contrarre il muscolo dell’uretra come se di dovesse trattenere o interrompere la pipì; - eseguire, con l’aiuto di una persona, delle pressioni e degli stiramenti periniali e perivaginali con contrazione riflessa dei muscoli; - durante la minzione, arrestare la pipì a metà e poi riprendere il flusso. Farlo per una due volte al giorno quando si fa pipì.

Questi appena mostrati sono solo un esempio di prova per capire i muscoli da esercitare.

Una volta presa coscienza, gli esercizi da eseguire sono: - contrarre e tirare indietro i muscoli dell’uretra e dell’ano (come abbiamo già visto) sollevando verso l’alto, all’interno. Le contrazioni vanno trattenute per cinque secondi e poi rilasciate; - continuare con le contrazioni. Se si riesce a trattenere, allungare il tempo da cinque a dieci secondi, con una pausa di circa venti secondi. L’esercizio va ripetuto fino ad un massimo di 8 – 10 volte; - dopo queste contrazioni lunghe, ripeterne di alcune (circa 10) brevi e decise e poi rilassarsi.

Questi esercizi vanno ripetuti per 4 o 5 volte al giorno.

Ultimi accorgimenti: non trattenere il respiro durante la contrazione, spingere sempre verso l’alto e non verso il basso e non contrarre né natiche, né cosce e né muscoli addominali. Sentire solo i muscoli interessati.

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