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La mia depressione post parto

di Daniela Zaina - 17.06.2013 - Scrivici

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I pianti della piccola mi irritano, l'allattamento mi pesa, spesso mi sento incapace, fino ad arrivare ad essere terrorizzata al pensiero che si svegli e inizi a piangere. E' depressione post parto? Riesco a parlarne con un'amica che mi sprona a dirlo a mio marito: quello è stato il primo passo lungo una strada tortuosa che devo percorrere per tornare a stare bene...

di Daniela Zaina

 

Dopo aver superato senza ostacoli e senza aiuti (se non quello di mio marito) la nascita e la quotidianità del primo figlio, mai mi sarei aspettata di avere problemi con la seconda. L'abbiamo cercata e desiderata per tanti anni, sembrava che il nostro destino fosse quello di avere un figlio solo e invece è arrivata la tanto attesa femminuccia.

 

Dopo una gravidanza tranquilla la piccola decide di nascere con due settimane di anticipo (e la mamma ringrazia); dopo i giorni di degenze si torna a casa per iniziare la nuova vita a 4.

 

Per le prime settimane tutto tranquillo anche se la bimba dorme poco, ma poi poco alla volta e senza che io me ne accorga subito, qualcosa cambia.

 

I pianti della piccola mi irritano, l'allattamento mi pesa, spesso mi sento incapace, fino ad arrivare ad essere terrorizzata al pensiero che si svegli e inizi a piangere.

 

Inoltre mi prende un senso di colpa fortissimo nei confronti del primo figlio e ormai il mio pensiero fisso è: "Ma chi me l'ha fatto fare? Stavamo tanto bene prima!" Malgrado questi campanelli di allarme tra me e me penso che la colpa sia solo della stanchezza accumulata e quindi non ci do peso (errore grandissimo!)

 

Ovviamente la situazione non migliora e inizio a covare rabbia anche nei confronti di mio marito, reo, secondo me, di non aiutarmi abbastanza (cosa non vera visto che compatibilmente con il lavoro mi ha sempre aiutato in tutto giorno e notte).

 

Le settimane passano e spesso la notte quando sono sveglia piango, guardo mia figlia quasi come se non fosse mia e rimpiango che non sia "brava" come suo fratello.

 

Nessuno sospettava di come stavo, per tutti ero solo un po' stanca perché ero riuscita a mascherare molto bene (anche a mio marito), però stavo arrivando al bordo del burrone, era solo questione di tempo.

 

Era una mattina tranquilla, Alessandro era a scuola e dopo aver dato il latte a Sara riesco a farla addormentare abbastanza in fretta, decido quindi di sdraiarmi un pochino per riposarmi.

 

Mi ero appena addormentata quando un pianto a dirotto proveniente dalla carrozzina mi fa saltare su e con tutta la pazienza possibile cerco di farla calmare, ma il tempo passa e non succede nulla.

 

Comincia a salirmi lo sconforto misto a irritazione fino a che arrivo a fare una cosa che mai avrei pensato nella mia vita: la sarcollo in modo vigoroso poi la rimetto in malo modo nella carrozzina urlando come una pazza isterica, la lascio lì dentro e io me ne vado in un altra stanza a piangere.

 

Solo dopo che non l'ho più sentita ho il coraggio di tornare da lei e la guardo che si è riaddormentata ma è ancora in preda a forti sussulti; mi sento una pessima madre ma inizia a venire fuori la consapevolezza che qualcosa non va.

 

Riesco a parlarne con un'amica che mi sprona a dirlo a mio marito: quello è stato il primo passo lungo una strada tortuosa che devo percorrere per tornare a stare bene.

 

Oggi la mia bimba ha 16 mesi, io sto meglio anche se non posso ancora dire di essere fuori da questo tunnel ed è per questo che alcuni mesi fa ho deciso di rivolgermi a una psicologa; avrei dovuto farlo subito ma in quei momenti il pensiero è sempre lo stesso "ce la faccio da sola", ma per quanto sia una donna forte in certi momenti è giusto chiedere aiuto senza vergognarsene.

 

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