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La depressione post partum secondo Francesca Sarti

di mammenellarete - 29.06.2011 - Scrivici

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Noi di Mamme nella rete abbiamo chiesto a Francesca Sarti di parlarci di depressione post partum (DPP). Francesca ha formulato la sua tesi universitaria proprio su questo argomento, e noi l'abbiamo intervistata per saperne di più.

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Mamme nella rete: tutte le donne vengono colpite da depressione post partum? Francesca Sarti: no, non tutte le donne vengono colpite da depressione post partum. La nascita di un bambino è generalmente considerata, soprattutto nei paesi occidentali, un momento di estrema felicitè e serenità nella vita di una donna. La ricerca medica e clinica riscontrano invece, sempre più frequentemente, nei vissuti intimi delle neo-mamme la presenza di sentimenti di sfiducia, paura, ansia, tristezza e inadeguatezza rispetto alle nuove responsabilità. Si è così delineato un quadro clinico definito maternity blues, che rappresenta uno stato depressivo lieve e temporaneo, considerato una possibile reazione naturale alla nascita del bambino.

 

MNR - È causato da questioni fisiologiche o dal carattere della madre? FS - Determinare in modo preciso la causa della DPP non è possibile in quanto diversi e molteplici sono i fattori causali: fattori biologici, ambientali, ginecologici e ostetrici, fattori psicologici e sociali. È cioè possibile che a dare origine a questo quadro clinico sia un concorso di fattori. Per esempio molto importanti sono i cambiamenti ormonali (fattore biologico) che avvengono nella donna nei primi giorni successivi al parto, queste variazioni hanno il potere di rendere la donna più vulnerabile e sensibile. Sicuramente aver avuto episodi depressivi precedenti o durante la gravidanza sembra essere fortemente collegato all’insorgenza della DPP. Un altro fattore importante è quello sociale: vivere eventi stressanti subito dopo il parto, avere uno scarso sostegno sociale (in particolare dal rapporto di coppia o dalla propria madre), l’aver vissuto eventi particolarmente duri durante il parto (complicazioni, interventi d’urgenza) sembrano essere tutti elementi collegati alla comparsa della DPP.

 

 

MNR - Quanto può durare una depressione post portum?

 

FS

 

MNR - In che modo la si può prevenire? FS - Non avendo un unico fattore come causa dell’insorgenza della DPP, la sua prevenzione diviene un aspetto piuttosto complicato. Sicuramente chi ha precedentemente sofferto di depressione sara’ piu’ facilitato nel riconoscere i sintomi e seguire una cura. l’aspetto veramente importante e’ la tempestivita’ nel percepire e riconoscere i sintomi della dpp e chiedere un aiuto professionale poiche’ la sua durata determina la gravita’ e le conseguenze sul benessere della donna e sulla sua rete relazionale.

 

MNR - Come si manifesta? FS - I sintomi generalmente riscontrati sono: umore depresso e tristezza, pianto incontrollato, sensazione di essere prive di valore, ansia o attacchi di panico, sensi di colpa, auto-biasimo, preoccupazione per la propria salute e per il bambino, mancanza di energie e sensazione di essere esauste, eloquio e movimenti rallentati, agitazione e iperattività, perdita d’interesse per varie attività, senso di irritazione, disturbi dell’appetito, ridotta capacità di concentrazione, disturbi del sonno, confusione mentale e dimenticanze, instabilità emotiva e pensieri sulla morte e sul suicidio.

 

MNR - In che modo si può curare? FS - Per individuare una cura precisa per la DPP è necessario valutare la sua gravità, la sua durata e il quadro clinico del soggetto. Sicuramente bisogna affidarsi alle mani di un esperto e le terapie possono essere sia di natura farmacologica che psicologica.

 

MNR - È vero che anche i papà soffrono della depressione post partum? FS - È molto improbabile che i papà soffrano di DPP in quanto è un quadro clinico legato all’evento del parto e alla gravidanza la cui protagonista è sicuramente la donna. Si può delineare una forma di simbiosi per cui il padre può essere “contagiato” dall’umore depressivo della donna ma questo non è sufficiente per delineare un vera DPP, e in particolare i papà dovrebbero essere pronti sia a sostenere e appoggiare le proprie compagne in un momento così delicato della loro vita, sia a riconoscere le manifestazioni depressive nelle mamme che spesso faticano ad ammettere la realtà.

 

 

MNR - Cosa ti ha spinto a scrivere la tesi di laurea sulla DPP?

 

FS

 

MNR - Il bambino percepisce la depressione della madre? FS - l bambino percepisce la depressione della madre poiché la durata della DPP ne determina anche la gravità che va a compromettere il benessere della donna e le sue capacità relazionali. Nel periodo del post partum le attenzioni della neo-mamma si dovrebbero concentrare sul neonato e le sue capacità relazionali dovrebbero essere tutte proiettate e attivate per l’instaurarsi del rapporto madre-bambino che in questa prima fase è completamente dipendente dalla madre. Soffrire di depressione in questa fase significa ridurre le proprie risorse a disposizione per la nuova relazione e quindi il rischio è compromettere il suo sviluppo.

 

MNR - Questo può nuocere al suo sviluppo psichico? FS - Rispondere in modo assoluto è sempre difficile. Sicuramente avere una madre che soffre di depressione durante i primi giorni o mesi di vita del bambino rappresenta per il neonato una partenza in salita. Nel momento in cui ha un bisogno totale di cure e attenzioni, sperimentare una carenza e un contatto freddo o anafettivo può segnare la relazione con la madre e compromettere lo sviluppo della capacità affettiva e relazionale del bambino stesso.

 

Foto: Flickr

 

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