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Il tipo di parto

di mammenellarete - 06.07.2009 - Scrivici

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In questo articolo vogliamo dare una visione generale di quali sono alcuni tipi di parto per scegliere, ove possibile personalmente, il tipo di intervento da affrontare. Vedremo il, il , il , il , il e il .

 

Parto naturale

 

È il più diffuso ed è forse l’unica pratica utilizzata da sempre anche dall’antichità, dato che non si conoscevano o non si avevano i mezzi per sperimentare nuovi modi di partorire, come il cesareo. È, in genere, preceduto dal travaglio che può essere lungo e faticoso, ma anche semplice e veloce.

 

Tutto comincia con le contrazioni che possono iniziare a farsi sentire anche intorno alla 38esima settimana: l’utero subisce le contrazioni e il collo inizia ad accorciarsi.

 

Questo tipo di parto avviene quando non ci sono complicanze rilevanti per mamma e bambino e soprattutto se il piccolo si trova in posizione cefalica, a testa in giù proiettata verso il canale del parto, e non in posizione podalica, cioè con i piedini rivolti verso l’uscita (tale posizione impedisce anche l’espulsione).

 

 

Parto cesareo

 

In molti casi la donna verrà sottoposta al taglio cesareo che consiste nell’incisione nella parte addominale ed uterina per facilitare l’espulsione del piccolo. Avviene quando si presentano casi particolari come:

 

- Posizione podalica del bambino; - Attesa di gemelli; - Non c’è dilatazione sufficiente del collo dell’utero; - Rischio di distacco di placenta.

 

Il tipo di anestesia che può essere locale o generale, verrà deciso dal medico. Nel primo caso tutto sarà “più veloce”, nel senso che la mamma potrà stringere subito il piccolo tra le braccia senza alcun dolore e senza aspettare il risveglio da un’anestesia totale.

 

Parto indotto

 

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In genere una donna partorisce non oltre la 41esima settimana. In alcuni casi può accadere che si vada oltre la data prevista del parto e che il piccolo decida di stare ancora nella pancia della mamma. Cosa fare in questi casi? Trattenere il feto nella pancia oltre la data prevista del parto può comportare delle complicazioni per il piccolo stesso e per la madre, di conseguenza. Si procede con il parto indotto detto anche pilotato, che consiste nel provocare le contrazioni introducendo, per via endovenosa, ossitocina sintetica (quella naturale viene prodotta dall’ipofisi) che stimola le contrazioni. Il parto pilotato viene scelto anche quando:

- La mamma è affetta da diabete gestazionale o gestosi; - Si presenta sofferenza fetale; - In caso di gravidanza gemellare (magari uno dei due gemelli non riceve nutrimento); - Il piccolo non riceve nutrimento sufficiente dalla placenta.

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Parto in casa

 

È quello naturale che si sceglie di fare in casa, perché la donna preferisce stare tranquilla fra le sue cose e far nascere il piccolo già nell’ambiente familiare. Si può praticare per vivere un’esperienza intima, ma questo solo sotto stretto controllo di un’ostetrica. Bisogna però tener conto che come in ogni tipo di parto, nulla esclude che possano nascere delle complicazioni. In questo caso è bene poter raggiungere in breve tempo un ospedale: questa è la prerogativa principale da prendere in considerazione quando si sceglie di partorire in casa.

 

Per il parto in casa:

 

- La donna deve essere in condizioni fisiche molto buone; - Il piccolo deve aver avuto uno sviluppo buono ed essere in posizione cefalica; - Il travaglio deve cominciare in modo spontaneo e non deve essere indotto; - Non dovrebbe essere praticato in caso di potenziali parti prematuri o parti gemellari o quando la mamma ha sviluppato anomalie come diabete, epilessia, alterazioni cardiache.

 

 

 

Parto con epidurale

 

Questo si può praticare quando si vuole avvertire meno dolore durante il parto naturale. Viene praticata l’anestesia con un’iniezione di antidolorifici nella parte inferiore della colonna vertebrale. Possono anche essere somministrati degli antidolorifici tramite l’uso del catetere in modo da prolungare l’effetto sedativo.

 

Gli anestetici non passano nel sangue e non hanno effetto sul piccolo, quindi non è dannoso né per mamma né per bambino.

 

Parto in acqua

 

La donna si adagia in una vasca in vetroresina, facilmente igienizzabile, resistente ed in media avrà una dimensione di 2x1,5 metri e di 80 cm di profondità.

 

La temperatura dell’acqua è di circa 37°, simile a quella corporea che aiuta a diminuire il dolore, rilassare la muscolatura ed il piccolo subirà un trauma inferiore, perché passerà dal liquido amniotico per ritrovarsi di nuovo nel liquido della vasca.

 

Vuoi raccontare il tuo tipo di parto? Mandaci la tua storia e la pubblicheremo ne "I racconti delle mamme"!

 

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