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Il parto è naturale: il racconto dell'ostetrica Valeria Barchiesi

di mammenellarete - 04.04.2011 - Scrivici

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Il parto è il momento culminante di una gravidanza sia per la mamma che per il bambino e negli ultimi anni molte donne decidono di affrontare questo momento rinunciando all'ospedalizzazione per scegliere una via più naturale, intima e personalizzata. Oggi vi proponiamo la prima parte dell'intervista a Valeria Barchiesi, ostetrica e fondatrice dell'associazione il Nido, attraverso cui propone un approccio che mette al centro la naturalezza della gravidanza e del parto come elementi fondamentali per il benessere della mamma e del bambino.

Mamme nella rete- Che cosa ti ha spinto a promuovere presso le future mamme una visione più naturale del parto?

 

Valeria Barchiesi- Tutto è nato quando mi sono trovata a rispondere alle richieste di alcune mamme, in un tempo in cui non ero affatto ostetrica ma ero semplicemente un mamma che, nell’affrontare l’esperienza della maternità, della gravidanza, del parto e del periodo successivo, aveva portato con se’ un sogno, una visione. Infatti, fin dall’inizio della mia prima gravidanza, mi si formulavano nelle mente delle idee, di come avrei voluto fare le cose.

 

Soprattutto, sapevo di non avere nessun desiderio di mediare ed ero decisa a vivere quest’esperienza secondo la mia volontà. Con la seconda esperienza sono riuscita ad organizzarmi un parto a casa. Era il 1977, un tempo in cui ancora non esisteva informazioni in proposito. Basti pensare che a Roma, nell’ospedale considerato più all’avangardia, a quel tempo si usava l’anestesia totale come fatto innovativo per il parto!... A quei tempi non c’era proprio nulla in termini di informazioni, di scambi, di certo non c’erano i forum delle mamme! Non c’erano filmini, video...e non c’erano neanche libri, a dirla tutta. Oggigiorno, se entri in libreria, disponi di una quantità di testi bellissimi che trattano tutti gli aspetti possibili della maternità e dintorni.

 

Mamme nella rete

 

Valeria Barchiesi- Dopo l’esperienza personale di parto in casa, per la quale avevo utilizzato soprattutto documentazione giunta dall’estero, avevo continuato a raccogliere informazioni, testi e tutto ciò che di interessante riuscivo a trovare in quel periodo. Nel ’78 partecipai alla cura dell’edizione italiana “Riprendiamoci il parto”, Savelli Editore, che uscì l’anno successivo. Scrissi degli articoli, rilasciai delle interviste, cominciai a diffondere le mie ricerche. Cominciai allora a ricevere delle richieste di altre mamme, che, avendo saputo della mia esperienza, mi contattavano per chiedermi: “Come hai fatto? Come ti sei organizzata? Cosa serve? Cosa mi devo preparare? A chi mi posso rivolgere? Come faccio a trovare qualcuno che mi assista?” Ancora una volta mi sono fatta guidare dalla mia indole organizzativa. Per questo mi ritrovai a sintetizzare le ricerche e a formulare delle risposte a questi bisogni ricorrenti. Andavo ricercando sul territorio di Roma e dintorni quelle poche vecchie ostetriche che erano state levatrici, il problema principale che incontravo, però, era che molte di loro avevano perso la motivazione, l’entusiasmo.

 

Raramente riuscivano ad instaurare con le mamme una comunicazione profonda, un’intimità. Io però insistevo in questo lavoro, in questa ricerca. E dalle altre mamme scaturivano delle richieste personali “Ma tu mi aiuti? Mi stai vicina? Vieni anche tu?” Di fatto, mi trovai a fare la doula. Andai avanti così per diversi anni, formandomi con le realtà e le fonti esistenti, come il gruppo dell’Active Birth Center di Londra o il Centro Nascita Montessori e molti altri. Però poi, a lungo andare, di fronte all’impatto con l’istituzione, mi rendevo conto di non poter più proteggere le mamme, per mancanza di un ruolo ufficiale. Tutto il lavoro fatto in gravidanza a volte sfumava in un minuto, di fronte, all’istituzione. Decisi allora che era necessario un titolo ufficiale, un pezzo di carta, quasi a sanare un lavoro che già andava avanti da tanti anni. Mamme nella rete- Quali sono le differenze fra un parto ospedalizzato e uno naturale? Valeria Barchiesi- A me non piace tanto la dicitura parto naturale. Perché il parto è naturale, come la digestione, la respirazione o qualunque altra funzione fisiologica. Il parto è parto. La differenza la fa l’ambiente e soprattutto l’ambiente emozionale/relazionale, o piuttosto le varianti introdotte, le interferenze, gli interventi. Credo sia importante far notare che oggi anche una mamma mediamente informata ha una buona cultura degli interventi possibili: dalla rottura artificiale delle membrane alla posizione obbligata supina, dal monitoraggio continuo alle flebo, dalla manovra di Kristeller all’episiotomia ecc. Ma è fondamentale ricordare che gli interventi non sono necessariamente meccanici e farmacologici ma anche relazionali.

 

Mamme nella rete

 

Valeria Barchiesi- A volte può pesare più una parola di un farmaco. Capita spesso che l’idea di partorire in ospedale rassicuri la mamma, la faccia sentire protetta. La parola “rassicurazione” descrive uno stato d’animo, uno stato emotivo. E l’ospedale può esserlo! Ciascuna di noi ha dei bisogni diversi, non ci sono dei luoghi prestabiliti che inducono la stessa emozione, il senso di sicurezza è un elemento cruciale per il buon esito del parto. Quindi dobbiamo dire che è possibile un parto naturale anche in ospedale. Tuttavia, spesso in ospedale vedo arrivare mamme col desiderio di un parto naturale ma che poi, nella pratica, si trovano ad affrontare le regole della grande istituzione. Poi ci sono anche complicazioni pratiche come il cambio di turno, per cui ci si ritrova a dover passare il testimone, rischiando di interrompere un percorso relazionale che si era instaurato. O viceversa.

 

 

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Valeria Barchiesi

 

Il sito dell'associazione Il Nido http://www.associazioneilnido.it/ Per info e foto: press@mammenellarete.it www.mammenellarete.itFacebookTwitter

 

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