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Il mio parto: un'esperienza dolorosa, ma intensa e indimenticabile

di mammenellarete - 26.08.2014 - Scrivici

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Il mio parto? Sicuramente posso dire che è stata l'esperienza più dolorosa della mia vita, ma allo stesso tempo la più intensa che abbia mai provato. Tutto iniziò una domenica mattina, quando ruppi le acque, proprio mentre dormivo beatamente. Mi preparai con calma, sapendo che sarebbe dovuto passare molto tempo. I veri dolori iniziarono alle nove. Si manifestavano più o meno ogni 8 minuti e per la prima volta capii perché, dalle ricerche precedenti su internet, non trovavo nessuna mamma in grado di descrivere il dolore della contrazione. Ad oggi non saprei descriverlo nemmeno io! Aspettai fino a mezzanotte, cercando di dormire, ma proprio non riuscivo a prendere sonno, anche perché il dolore era piuttosto forte.

Andai in ospedale e mi fecero un monitoraggio, ma mi dissero che era presto per il parto e che avrei dovuto provare a dormire, anche perché alle sei, ventiquattr'ore dopo, mi avrebbero dovuto indurre il parto.

 

In più, dato che avevo rotto le acque, i medici non potevano misurare la dilatazione, a causa del rischio di eventuali infezioni pericolose per me e il piccolo. Tornai nella mia stanza d'ospedale, nella quale regnava il silenzio. Decisi di farmi forza e di affrontare le contrazioni con coraggio.

 

Giunsero le tre e mi fecero di nuovo il monitoraggio, finchè non fui di nuovo rispedita in camera. Alle otto finalmente mi visitarono e scoprii di avere una dilatazione di cinque centimetri. I ginecologi mi fecero anche i complimenti, dato che non mi ero lamentata per nulla.

 

Mi diedero l'ossitocina obbligatoria e in mezz'ora arrivai ad essere dilatata di circa nove centimetri. Fu quello il momento per me più emozionante, perché mi dissero che il piccolo sarebbe arrivato a breve! Le contrazioni erano dolorosissime. Il mio compagno, che era vicino a me, tutt'ora non riesce a spiegarsi la forza che avevo nello stringergli le mani. Mi dice ancora che in quel momento avevo la forza di un uomo.

 

In un attimo provai mille emozioni differenti. I nove mesi di attesa, le paure, le ansie e le gioie erano tutte lì, tutte in quei nove centimetri di dilatazione. Piangevo tanto, non tanto per il dolore intenso e tagliente, ma più per il vortice emotivo in cui mi trovavo. Poi quel vortice lo trasferii nelle spinte.

 

Ho spinto con tanta forza e senza urlare. Dopo due minuti, tre spinte e un taglio (episiotomia - ndr), che non mi sono fatta mancare, alle 12.08 avevo il mio Santiago sulla pancia, che mi guardava più stanco, spaventato e scosso di me.

 

Che dire? Non è vero che il dolore si dimentica. Io il dolore lo ricordo ed anche molto bene, ma rifarei il parto mille altre volte, perché la potenza della nascita è catartica e rende il dolore parte integrante della bellezza dell'attimo in cui stringi tuo figlio tra le braccia.

 

La parte più difficile, in fondo, viene dopo! Ma questa è un'altra storia.

 

di mamma Rita

 

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