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Il mio parto rapido in 15 minuti

di mammenellarete - 29.07.2014 - Scrivici

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Vi racconto il mio parto 'precipitoso'. Sono alla 39esima settimana di gravidanza più 5 giorni: sto benissimo ed è sabato mattina. Dato che si avvicina il grande giorno, esco a comprare le ultimissime cose per accogliere il mio piccino. Mentre cammino, sento dei dolori simili a quelli mestruali, ma non vi presto molta attenzione. Trascorro tutto il giorno fuori casa e questi dolorini sono sempre più frequenti. Comincio a pensare che forse sta arrivando il momento fatidico. Alle ore 23.50 inizio a sentire che arrivano ogni 5 minuti, ma non voglio andare in ospedale. So già che mi rimanderanno a casa, anche perché ho l'esperienza del primo parto. Mia madre è con me e, preoccupata, insiste perché io vada in ospedale: così ci avviamo. Al pronto soccorso trovo solo l'infermiera, la dottoressa non è in stanza. L'infermiera mi manda a fare il tracciato.

Dopo un po' si avvicina un'ostetrica e, con aria infastidita, mi dice che non è ancora il momento. Torno al pronto soccorso, la dottoressa non mi visita neanche e mi rimanda a casa. Però i dolori diventano sempre più forti e ravvicinati: io non trovo nessuna posizione comoda. Sento che è arrivato il momento.

 

Torno in ospedale, la dottoressa mi fa fare nuovamente il tracciato e l'ostetrica di prima mi dice che ancora è presto. Torno al pronto soccorso e la dottoressa, con aria saccente ed infastidita, mi dice: "signora, ma lei è alla seconda gravidanza, dovrebbe sapere come sono le contrazioni!"

 

Mi visita con poca gentilezza, sostenendo che non ce n'è bisogno. Vuole rimandarmi a casa, ma rompo le acque mentre sono seduta davanti alla sua scrivania. La dottoressa non batte ciglio e mi dice: "signora, io qui non ho posti letto, accetta il ricovero in barella?".

 

Io, sconcertata, chiedo se l'alternativa è andare in un altro ospedale. Lei mi dice di sì, ma io mi sento sempre peggio e accetto il ricovero in barella. Mi preparano per il ricovero: l'infermiera si permette di prendermi in giro, perché mi lamento per i dolori e pretende che faccia la pipì nel bicchierino. Ma io non riesco, sento che devo spingere, perché il bimbo sta uscendo.

 

Urlo dal terrore, non mi credono e pensano che stia fingendo. Io urlo: "sta uscendooo"; mia madre chiama l'infermiera, che adesso ha paura e mi guarda atterrita. Mi fanno sedere sulla sedia a rotelle, la sala parto è al secondo piano e l'infermiera mi porta al primo piano.

 

Io sento già la testa del piccolo, la tocco con la mano. Rientriamo con l'aiuto di altra gente dentro l'ascensore e l'ostetrica mi dice: "signora stringa le gambe"! E io rispondo: "come posso stringere, c'è la testa di mio figlio!"

 

Finalmente sono in sala parto, mio marito mi aiuta a mettere i piedi sulle staffe e per poco non sviene, vedendo che la testa è fuori! Due altre spinte e il mio piccino è tra le mie braccia! Finalmente la dottoressa è arrivata, probabilmente era tra le braccia di Morfeo.

 

Mi hanno detto che il mio è stato un parto precipitoso, perché sono passata da 0 dilatazione a 10 centimetri in 15 minuti e uno dei giorni più belli della mia vita per poco non è stato rovinato da queste due donne senza sensibilità e amore per il prossimo e per il proprio lavoro.

 

di mamma Roberta

 

(storia arrivata all'email redazione@nostrofiglio.it)

 

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