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Il mio parto oltre il termine

di mammenellarete - 11.09.2013 - Scrivici

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La mia piccola diva ha deciso di arrivare in ritardo sin da subito, pur sapendo che suo padre ed io non siamo grandi amanti di chi non rispetta l'orologio! La data prevista era il 2 giugno. Dopo una gravidanza splendida, beh il 2 giugno è arrivato e passato in sordina, senza novità né notizie. Sono passati il 3, il 4, il 5... Un monitoraggio dietro l'altro, nella speranza che ci fosse qualche evoluzione e che cominciasse qualche contrazione. Così siamo arrivati al 12 giugno. La sera, alle 18, ricovero per provare a farla nascere con l'induzione il giorno seguente, il 13, numero che da sempre detesto... Ma che importa? Cena leggera e insapore, poco sonno; mio marito ed io ci salutiamo commossi, nella convinzione che il giorno dopo avremmo conosciuto la piccola. La mattina, alle 6, si comincia con Propess. Le ore passano lentissime,

le contrazioni non cominciano mai. Finalmente, alle 18, si inizia; via via, le contrazioni si fanno più intense. Alle 22, dopo 4 ore di contrazioni dolorose, lunghe e regolari ogni 5 minuti, chiedo di visitarmi, convinta che avrei ricevuto notizie confortanti. Invece il responso è crudele: dilatazione zero! A questo punto, convinco mio marito ad andare a casa. Si tratta, probabilmente, dei prodromi.

 

Mi metto a letto, e comincia una notte infernale. Contrazioni quasi insopportabili, che durano più di un minuto, ogni 4 minuti. Alle 3 chiedo un'altra visita, ma il responso rimane lo stesso: dilatazione ZERO. Per fortuna sono da sola in stanza: alcune contrazioni sono talmente dolorose da farmi gridare.

 

Arrivano le 6 ed io sono stremata. Ulteriore visita, identica risposta: ancora nessuna dilatazione. Inizia lo sconforto. Siamo a 12 ore di "travaglio" (inefficace, naturalmente), e all'orizzonte nemmeno l'ombra del parto. Mi accorgo di sfuggita che il 13 è passato e mia figlia in quel giorno non è voluta nascere. Ha preso dalla madre?

 

Chiedo all'ostetrica un antidolorifico, ma in gravidanza, si sa, sono tutti piuttosto blandi. Le contrazioni continuano, tremende e inesorabili. Mio marito alle 6:30 arriva in ospedale per tenermi la mano; alle 7:30 va a lavorare perché il secondo giorno è di pausa: nessuna induzione. Si toglie il Propess e si cerca di riposare. Ma il mio utero non riposa affatto. Alle 8 passa il ginecologo di turno. Io sono l'ombra di me stessa: bianca come un cencio, stanca morta. Allora, decido di tentare il tutto per tutto... Mi rivolgo, implorante, al medico: "Potreste per caso farmi un cesareo?" Lui mi sorride: "Non ce la fa più, vero?". Io scuoto la testa. Lui sorride di nuovo: "Certo che sì. Sarà la terza di questa mattina.".

 

Io mi ritrovo, in un secondo, al settimo cielo! Certo, il cesareo fa paura, ma...

 

Scrivo un sms a mio marito: STAMATTINA CESAREO. Lui si precipita, era appena arrivato in ufficio. Decidiamo di non dire nulla a nessuno: il parto sarà una sorpresa per tutti.

 

Provo un'ultima visita, per sicurezza, alle 9: dopo 15 ore di contrazioni nulla si è mosso. Sì, il cesareo è l'unica soluzione possibile.

 

Alle 9:30, dopo aver indossato il camice ed essere stata rapata a zero dove non batte il sole, mi portano in sala operatoria. Ora Alessandro ed io ci salutiamo davvero commossi. E' l'ultima volta che mi vedrà col pancione.

 

In sala sono tutti simpatici, allegri... Io sono tesa ma sdrammatizzo. Ci vuole un po' perché si cominci... Alle 10:30 fanno il taglio e alle 10:43 sento piangere. Forte. Una voce decisa e melodiosa allo stesso tempo. Piango, l'emozione è incontrollabile e sento la pelle d'oca dai capelli alle dita dei piedi. Subito dopo i primi controlli arriva un'ostetrica che mi mette accanto una bambolina perfetta, bellissima, che odora di chiara d'uovo. E' lei, la nostra Margherita.

 

Mi ricuciono ed esco, in barella. Mio marito è fuori e piange e ride allo stesso tempo. C'è anche mia cognata, in ospedale per altri motivi, che mi dice "Vale, è bellissima!".

 

Arrivo in stanza e finalmente ci portano la nostra signorina.

 

Ora siamo una famiglia.

 

12 giorni di ritardo per farsi bella... e c'è riuscita. Liscia, rosea, senza gonfiori. 3140 grammi per 48 centimetri.

 

Purtroppo non riesco a prenderla in braccio: non sento le gambe e la ferita fa male.

 

La giornata passa concitata: vengono avvertiti tutti della nascita a sorpresa e i nonni alle 13 si precipitano a vedere la nipotina. La sera, altri amici e parenti accorrono all'ospedale.

 

E' nato un fiore e sono curiosi di vederlo.

 

Tutti vanno via.. rimaniamo in tre. NOI tre. Finalmente, alle 22, riesco a prenderla in braccio per la prima volta e piango ancora.

 

Persino adesso, dopo quasi 3 mesi, mentre ripenso a quei momenti mi viene da piangere. Riesco a scrivere a stento perché mi si annebbia la vista e i ricordi mi rendono talmente felice che sono quasi insopportabili!

 

Lei è la gioia più grande, il tesoro dal valore inestimabile nascosto alla fine dell'arcobaleno.

 

Lei è anche l'arcobaleno, ed ogni giorno ha una sfumatura diversa e impara qualcosa di nuovo.

 

Grazie, Margherita, per quello che sei.

 

La tua mamma.

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla pagina facebook di nostrofiglio.it)

 

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