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Il mio parto: i dolori passano ma resta l'amarezza

di mammenellarete - 21.08.2014 - Scrivici

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Quella che vedete nella foto è Mia. Bellissima vero? La sua mamma racconta le lunghissime ore del suo parto. Un parto prima indotto che dopo tre giorni si è concluso con un cesareo. I dolori li ha dimenticati ma non la scarsa umanità dell'ospedale e la sensazione di essere stata soltanto un numero

Era il 16 giugno quando finalmente i medici decisero di farmi ricoverare per l'induzione al parto. La mia piccolina era già in ritardo di 10 giorni. Alle 8 mi assegnarono la stanza in ospedale e mi somministrarono il gel per l'induzione al parto. Ricordo che rimasi sul letto tre ore, attaccata alle macchine per il monitoraggio.

 

Intanto il tempo passava, ma non accadeva nulla. La dilatazione era di mezzo centimetro, così decisero di applicarmi di nuovo il gel. Iniziai a sentire i primi dolori, ma purtroppo ero sempre ferma a mezzo centimetro. Per far passare il tempo leggevo i consigli di Nostrofiglio.it, ma iniziavo comunque a perdere la pazienza. Avevo troppa voglia di conoscere la bambina.

 

Così affrontai la prima notte senza chiudere occhio. La mattina dopo alle 8 mi somministrarono per l'ultima volta il gel, ma, come i primi due, senza alcun risultato! Alle 12 finalmente mi dissero: "Signorina, oggi induciamo il parto tramite flebo". Ero prontissima, ma ancora non sapevo a che cosa andavo incontro.

 

Alle 17 mi inserirono la flebo e alle 18 arrivarono i dolori veri. Le contrazioni erano regolari: le sentivo arrivare ogni 10 minuti circa. In pochissimo tempo iniziai a sentirle ogni 2 minuti. Dopo la mezzanotte ero sfinita: entravo e uscivo continuamente dalla vasca, mi sedevo e mi alzavo senza interruzione. Ma io volevo solo dormire!

 

Le mie urla giunsero addirittura in sala d'aspetto, a tal punto che alcuni parenti decisero di andarsene perché spaventati. Al mio fianco c'erano quattro ostetriche, una ginecologa, mia madre e il mio compagno. Ogni ora controllavano la mia dilatazione, che era lentissima: ero ancora a 4 centimentri. Imploravo il cesareo e chiedevo al mio compagno e a mia madre di portarmi via, di cambiare ospedale. Mi sentivo svenire e urlavo contro la ginecologa. Loro - lo staff ospedaliero - non avevano "nessuna pietà".

 

Giunte le 5 del mattino, il mio compagno chiese alla ginecologa di farmi il cesareo. E così, dopo tre giorni e 11 ore di travaglio, entrai in sala operatoria.

 

Ma non era finita: sbagliarono la spinale tre volte e per me questo fu un vero e proprio incubo.

 

Finalmente l''incubo finì: nacque la piccola Mia, un vitellino di 3.640 kg!

 

Conclusione della storia: i dolori si dimenticano, ma il trauma purtroppo no.

 

Ho scritto la mia storia anche per ricordare a dottori e a dottoresse che "siamo essere umani" e che sarebbe meglio non ragionare soltanto "in base a numeri da raggiungere" per diventare "il miglior ospedale con meno casi di cesareo in Italia".

 

di mamma Serena

 

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