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Il mio parto con sorpresa

di mammenellarete - 02.09.2013 - Scrivici

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Quando ho saputo di aspettare un bambino, non pensavo di avere una gravidanza così dolce. Camminavo tanto, uscivo e giravo senza problemi. Facevo viaggi lunghi, ho aiutato mio nonno a fare un trasloco. La gravidanza mi ha aiutata anche a superare un momento doloroso come la morte di mia nonna. Sentire un cuoricino che batteva dentro me mi dava la forza di guardare al mio domani. Lui cresceva tanto. Al momento dell'ecografia morfologica, il dottore mi disse che stava benissimo e mi chiese se volevamo sapere il sesso. Al mio sì, mi disse che era un maschietto. Io e il mio compagno abbiamo pianto dalla felicità di sapere che stava bene e che era un maschietto. La data presunta del parto sarebbe stata il 26 settembre: attendevamo con ansia quel giorno. Passa il 26 settembre, ancora nulla. Faccio i controlli all'ospedale, ogni tre giorni ma ancora niente: il bambino stava bene dove stava, non ne voleva sapere di uscire. Il mio angioletto voleva stare ancora dentro di me, intanto però cresceva e il mio pancione aumentava. Mi dissero che mi avrebbero ricoverata il 6 ottobre, che mi avrebbero indotta. Presa dall'agitazione,

parlavo al mio bambino e gli dicevo di uscire. Che mamma e papà non vedevano l'ora di prenderlo in braccio. Da buon testardo, non mi voleva ascoltare.

 

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Vengo ricoverata, mi inducono. Ma ancora nulla, non sento contrazioni, non sento nulla. Mi sento in forma. Vedo le future mamme che entrano, i loro dolori e poi la loro gioia di avere il loro bambino. Io non riuscivo.

 

Il giorno dopo, ancora induzioni. Ho dormito male, il mio bambino pigro com'era non voleva saperne. Giravo per le stanze, le infermiere non riuscivano a calmarmi. Piansi. Ero stremata, non sentivo le contrazioni, non mi si erano rotte le acque eppure ero già alla 41+3. Ero stanca. Quella notte, l'infermiere controllando la macchina delle contrazioni mi disse che era ora di rompere le acque.

 

Lo hanno fatto, sono tornata in stanza un po' bagnata. Solo allora sono arrivate le contrazioni, dolorosissime. Non mi ero dilatata, ma erano così dolorose... Picchiai il tavolo, quasi maledivo il mio compagno. Poi pensai che dovevo tenere duro per il mio bambino, volevo un parto naturale. Volevo partorire io, mio figlio.

 

Gli infermieri sono venuti più volte a controllarmi, chiamarono le dottoresse. Io non ci capivo più nulla dal dolore. Poi mi dissero quella parola: "Il bambino sta soffrendo, dobbiamo farle un cesareo d'urgenza, ci acconsente?".

 

Nonostante io volessi il parto naturale, nonostante volessi partorire in acqua, sapendo che mio figlio stava soffrendo e che se avrei insistito avrei messo a repentaglio la sua vita, ho acconsentito.

 

Mi hanno accompagnata in sala operatoria, mi hanno effettuato la spinale. Non vedevo nulla da dietro il velo verde, ero agitata ma calmata dalla assenza dei dolori.

 

Aspettavo con ansia che mi tirassero fuori mio figlio, volevo vederlo. Volevo stringerlo a me. L'infermiere che stava dietro di me mi disse, dopo un bel po': "E' nata!". Ho sgranato gli occhi e gli ho detto: "Come? È nata?". Mi avevano ripetuto per tutti i nove mesi che era un maschietto, e ora mi diceva al femminile. Mi sono agitata, l'infermiere si corresse subito e mi disse: "No, scusi. È nato". Mi calmai, mi fece segno di guardare dall'altra parte.

 

Fu così che lo vidi: un scricciolo biondo che strillava, sporco di sangue. Era così biondo, che mi sembrava un angioletto. L'attesa di dopo, quando mi dovevano chiudere, era interminabile. Avevo impressa dentro me la fotografia di mio figlio che piangeva strillando. Volevo che tutto finisse e che mi portavano sopra a vederlo.

 

Sono uscita dalla sala operatoria, mi hanno portata in camera. Ho visto il mio compagno con nostro figlio in braccio, li ho visti seduti a aspettarmi e mi si è sciolto il cuore. Vederli così dolcemente insieme, è stata un'altra fotografia che mi porterò per sempre nel cuore. Mi sono scusata con il mio compagno per non essere riuscita a partorire naturalmente, mi ha consolata e mi ha detto di non preoccuparmi, che abbiamo un figlio stupendo.

 

Nel frattempo era pulito, aveva la tutina e strillava un po', mi hanno spiegato che era di 4 kg, alto 53 cm. E mi hanno fatto i complimenti. Me l'hanno attaccato al seno, toccavo i suoi capelli e non scorderò mai come era bello tenerlo vicino a me. A quanto tempo avevo aspettato per averlo finalmente tra le mie braccia. A come era meravigliosa la natura che mio figlio si attaccasse a me come se non aspettasse nient'altro. Dopo una mezz'oretta, mio figlio è stato portato a dormire, ho mandato a casa il mio compagno a riposare, perché io ero così stanca e attonita.

 

Mi addormentai, esausta ma così felice.

 

Ora il mio scricciolo è un gigante di quasi 11 mesi. Ed è tutta la mia gioia, non saprei più vivere la mia quotidianità senza la sua presenza.

 

di Deborah

 

(storia arrivata per email a redazione@nostrofiglio.it)

 

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