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Giovane mamma con un futuro

di mammenellarete - 27.11.2013 - Scrivici

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Salve! Mi chiamo Elisa, ho 20 anni e un bambino di 20 mesi. Vorrei raccontare la mia esperienza della gravidanza e del parto, poiché leggendo spesso i racconti delle altre mamme, mi sono rivista in molte di quelle storie. Sono rimasta incinta a 18 anni, una gravidanza non cercata, subito accettata dalla mia famiglia e dal mio ragazzo, ma assolutamente odiata dai miei suoceri, che tutt'ora mi portano rancore per aver voluto a tutti i costi far nascere il dono più grande del cielo. Ero all'ultimo anno del liceo classico e a settembre, quando ero incinta di 3 mesi, tornai a scuola; una professoressa non accettò la situazione e mi mise spalle al muro, ma nonostante tutto continuai, accettando tutte le difficoltà.

A novembre scoprimmo che "nocciolina" è un maschietto, decidemmo il nome e preparammo il necessario.

 

A dicembre al controllo mensile, mi dissero che il bambino era in posizione ed il parto aperto di 2-3cm e mi obbligarono al riposo assoluto, non mancando di farmi sentire una ragazzina irresponsabile che voleva continuare per forza la sua vita di prima (solo perché desideravo per mio figlio un futuro migliore, perché oramai trovi lavoro, quando lo trovi, solo con il diploma).

 

Mi ritirai da scuola e feci la domanda per gli esami di priviatista, ma nessuno mi comunicò che la segreteria non aveva mai inoltrato la domanda al MUR per mancanza della firma della coordinatrice (che era per la mia classe la professoressa sopracitata). Un caso? Persi l'anno, ma non mi persi d'animo.

 

Intanto il bambino cresceva tantissimo e mi inserirono, quando ero di 36 settimane, nell'ambulatorio di gravidanza a rischio per il liquido basso, e poi mi esonerarono perché non avevo alcuna patologia (coerenza degli ambulatori ginecologici dove non sei seguita da un solo dottore, ma da quello di turno; per mancanza di soldi mi sono dovuta adattare).

 

Il 19 marzo 2012 alle 01.30 mi svegliai con un mal di reni pazzesco, ma poiché in casa dormivano tutti (vivevo e vivo con i miei) per non svegliare nessuno me ne rimasi a letto e tentai di riaddormentarmi.

 

Quando alle 5.30 suonò la sveglia dei miei e mi accorsi che la luce era accesa andai da mia madre e le comunicai i miei sintomi, lei entrò nel panico e voleva chiamare il mio fidanzato e portarmi subito in ospedale, ma io insistetti per lavarmi i capelli, farmi i peli e la doccia, tanto più che Marco a quell'ora ancora dormiva!

 

Così alle 6.30 chiamai Marco e partimmo per l'ospedale.

 

Alle 7.15 ero al pronto soccorso, venni mandata in sala d'attesa e lì le contrazioni si fecero più forti e ravvicinate, finalmente fu il mio turno (erano già le 9.30) e dopo avermi visitata e aver riscontrato una dilatazione di 6 cm, mi mandarono in reparto al 4 piano. Ascensore rotto, ho dovuto fare 5 piani di scale.

 

Su non c'era posto e mi portarono un letto in uno sgabuzzino e mi dissero di restarci, che sarebbe venuto il dottore.

 

Due minuti dopo arrivò il medico di turno, mi visitò e mi disse che ero dilatata di 9 cm, al che il mio fidanzato che di solito non parla gli disse: "Se avesse dovuto salire qualche altra rampa, lo sfornava sulle scale!"

 

(LEGGI ANCHE: GEMMA, MAMMA SINGLE A 18 ANNI)

 

Così mi portarono in sala parto dove mi ruppero le acque e mi dissero di spingere, ma all'improvviso l'ostetrica che mi seguiva venne chiamata nell'altra sala per un parto problematico e io restai lì ad aspettare. Dopo 30 minuti ritornò, io ormai volevo solo spingere , così quando la vidi tornare, mi rilassai e il frugoletto uscì fuori da solo!

 

Naturalmente non avevano effettuato al pronto soccorso un'eco per controllare la posizione del bambino "tanto stava in posizione dal 5° mese di gestazione!", e non si erano accorti che aveva un braccio sulla testa. Così, un po' l'impeto nell'uscire, un po' la grandezza e tanto la trascuratezza dei medici, mi ritrovai con una lacerazione interna ed esterna aggiunte a quella del pireneo, e conseguente emorragia.

 

Subito il panico e chiamarono una chirurga, ma questa non è che fosse molto umana e poiché aveva fretta di staccare non mi fece neanche l'anestesia, né mi somministrò dei coagulanti, ma cucì a vivo e senza vedere nulla.

 

L'importante però era che il bambino stesse bene, anche se nato un po' in sofferenza per la troppa attesa.

 

Uscita dall'ospedale, la settimana successiva, dovetti andare da un ginecologo privato perché la ferita si era infettata e dovetti subire un secondo intervento e ricevetti oltre a 72 punti per ricostruire il tutto, una notizia straziante: non avrei più potuto partorire naturalmente, poiché la lesione profonda aveva danneggiato i muscoli e forse neanche concepire in modo naturale.

 

Ci vollero 13 mesi per la guarigione completa della ferita e tutt'ora ad ogni ciclo provo dolori estenuanti poiché la parte si infiamma. Ma è passato tutto grazie all'amore per il mio bimbo e quello del mio compagno, mi sono diplomata con un buon voto e sto studiando per il diploma da pasticcera.

 

Ho scritto questo per dare speranza alle mamme giovani come me, che non vedono una speranza o non hanno un progetto per il futuro.

 

di Elisa

 

(Storia arrivata per email a redazione@nostrofiglio.it)

 

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