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Emorragia dopo il cesareo, la mia storia

di mammenellarete - 23.12.2013 - Scrivici

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La gravidanza procedeva bene fiera del mio pancione. Qualche fastidio ma tutto regolare e sopportabile. Termine previsto 28 dicembre. Premetto che sono sempre stata una persona ansiosa e di conseguenza ad ogni minima cosa ero un ossessione per la mia ginecologa... il mio compagno sempre accanto e sempre comprensivo mi stava accanto e mi incoraggiava. Ultima eco: ricordo che la mia pupa era ancora podalica e insieme alla ginecologa abbiamo parlato e valutato per farla girare essendo alla 32 esima settimana. Mi documentai sulla manovra ero un po' scettica. Speravo si girasse da sola...

Bhe ... mi disse: "Ci vediamo martedì. Se non si è girata, valutiamo la manovra".

 

Domenica mattina mi sentivo strana, ma tutti mi dicevano: "Tranquilla, tranquilla... è normale." Dopo cena però andai in bagno per fare pipì e lì .... tacccc! Mi si rompono le acque e cominciano i dolori. Chiamo il mio compagno e comincio a dirgli: "Amore, non può nascere! E' presto, è podalica!"

 

Mi fa vestire, ma le contrazioni sono regolari e vicinissime... corriamo all'ospedale.

 

Alla visita ero dilatata già di 4 cm e tra domande e compilare fogli mi spiegano che devono farmi un cesario. Da lì, il calvario.

 

Nel mentre parlano ed altro, guardo un'ostetrica e le dico: "'We, a me viene da spingere". Lei mi controlla e guardando la collega: "Ci siamooo". In poco tempo ero dilatata al massimo se non fosse stata podalica, probabile l'avrei fatta lì...

 

Corriamo nella sala operatoria.

 

Cominciano: tempo 10, 15 minuti e sento piangere. Chiedevo come stava, l'avevano portata via per fare dei controlli: aveva deciso di nascere a 34&4.

 

Ad un certo punto sento una manina sul mio viso: era lei, bellissima. Comincio a piangere ... era perfetta! Mi ricuciono e mi portano in una stanza. Ricordo il mio compagno saltare a destra e a sinistra mostrandomi il video della nostra pupa, ma ad un certo punto mi sento male, mi sento svenire...

 

Apro gli occhi: intorno a me tanti dottori. Sono intubata, vedo il mio compagno: il suo viso diceva tutto, ma sorride e mi chiama: "Vita, sono qui con te".

 

Vedo passare sacche si sangue e pensai: "E' il sangue del mio amore". Lui, donatore puntuale.

 

Poi un dottore comincia a parlarmi...sono intontita... Mi devono rioperare per fermare emorragia, mi fanno firmare fogli e da lì non ricordo più nulla...

 

Mi risveglio in sala rianimazione, dove accorrono tutti... mi raccontano, era sconvolgente sopratutto quello che mi era capitato. Avevo perso più di 3 litri di sangue e se non bloccavano l'emorragia rischiavo un terzo intervento.

 

Passo 2 giorni in rianimazione e mi portano in reparto... Volevo vedere mia figlia, dovevo riprendermi. Finalmente la vedo: era nell'incubatrice. Comincio a piangere: io piena di flebo e tubi, lei perfetta 2,280 lunga 47 cm.

 

Dopo una settimana mi dimettono. Unico problema a loro dire... avevo liquido nei polmoni a causa delle troppe flebo, ma non mi importava: ero triste perché la mia bimba non sarebbe tornata ancora a casa.

 

Faccio su e giù per andare da lei. Il lunedì mi tolgono i punti: la ferita è perfetta... ma tornata a casa dal buco del drenaggio (tolto quando ero ricoverata) comincia a uscirmi del liquido...corro nuovamente in ospedale dove non si spiegano, ma ci provano...

 

Affranta e preoccupata torno a casa. Non ne potevo più, volevo solo tornare ad essere forte per quando sarebbe tornata a casa la mia bambina...

 

Il sabato ci chiamano: la mia pupa può venire a casa. Tanto per non farci mancare nulla la domenica vado in bagno e comincio a perdere sangue a fiumi... cerco di stare calma, chiamo il mio compagno. Lui al vedere tutto quel sangue impallidisce, io cerco di stare sveglia...troppa paura di svenire...

 

Convinta di un'emorragia e del famoso terzo intervento, comincio a togliermi gli orecchini, mi metto con le gambe in aria e prego di chiamare un'ambulanza. Il mio compagno inizia a piangere e una frase che ricordo che dissi all'amore della mia vita: "Qualsiasi cosa accada vita mia, pensa al frutto del nostro amore...ti amo e sempre ti amerò".

 

Arriva l'ambulanza e cominciano a bucherellare... le mie braccia le mie gambe e addirittura i miei piedi portavano ancora i segni dei vari prelievi e trasfusioni ...

 

Dopo due ore, mi spiegano che non era stata un'emorragia, ma i farmaci per coagulare il sangue avevano formato un tappo nel collo dell'utero e cosi di conseguenza la forte perdita... rientriamo a casa a loro dire "tutto normale".

 

Ormai odiavo quella frase.

 

Mia zia aveva pulito il bagno: se fosse rientrato il mio papà a casa a vedere tutto quel sangue gli sarebbe venuto un colpo.

 

Vedo mia figlia che dorme e la stringo forte. Comincio a piangere... pensavo di non vederla più...

 

Il lunedì decido di non andare alla visita all'ospedale, ma contatto la mia ginecologa... Non si sa cosa mi sia accaduto e dopo tre versioni differenti prendo questa decisione.

 

Nel mio utero un'ematoma: deve sciogliersi non si può intervenire. E' troppo presto e rischioso... (LEGGI ANCHE: STORIA DEL MIO PARTO CESAREO)

 

Basta, non ne posso più. Che cosa mi stava accadendo? Ogni lunedì per circa 2 mesi sono andata al controllo. La mia ginecologa era fiduciosa, l'ematoma regrediva...

 

Dopo 2 mesi dal parto il mio utero è tornato a posto... ma lo spavento è stato forte.

 

Non si capisce o non è stato chiaro ciò che ha causato l'emorragia, se la pupa o loro e della poca cura della situazione, anche perché prima di uscire si erano preoccupati dei polmoni e non del mio utero. Ma mi sono affidata a loro... ora sto meglio, ma i primi giorni avevo gli incubi...

 

Siamo in tre e ci amiamo come non mai. A volte alla notte dopo che ho allattato la mia pupa e tutti dormono mi fisso a guardarli: ringrazio Dio per avermi dato la forza di reagire e del dono più grande... stare ancora qui con loro e poterlo raccontare.

 

Chiedo scusa, non ho scritto benissimo, ma l'emozione è ancora forte.

 

di Gloria

 

(storia arrivata per email a redazione@nostrofiglio.it)

 

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