Ansia mamme

Soffrivo d'ansia. Sono rinata grazie a mio figlio

Di mammenellarete
partocesareo

06 Luglio 2015 | Aggiornato il 03 Ottobre 2017
A 21 anni iniziai a soffrire d'ansia ed ebbi veri e propri attacchi di panico. Avevo nausea, tremore e crisi forti. Finché non rimasi incinta di mio marito. Nessuno credeva in me a causa della mia situazione psicologica. Eppure, grazie all'esperienza della gravidanza e del parto, e grazie anche alla vicinanza di una bravissima ginecologa, ce l'ho fatta. L'ansia è sparita

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Sono una ragazza napoletana di 24 anni. Conobbi l'uomo che è attualmente mio marito a 21 anni. Poco tempo dopo iniziai a soffrire d'ansia ed ebbi veri e propri attacchi di panico, che duravano giorni e notti intere. Avevo nausea, tremore e crisi forti.

 

Le crisi mi venivano ogni volta che dovevo far qualcosa di "bello". Per me era diventato tutto impossibile, non riuscivo a restare in casa da sola. Così mio marito, ogni giorno, alle 15, con 30 gradi all'ombra, mi portava in giro. I miei familiari, molto preoccupati, decisero di rivolgersi a un specialista, ovvero a uno psicoterapeuta.

 

Prima di incontrare quella che sarebbe divenuta la mia dottoressa, incontrai una poco di buono, che mi fece prendere tranquillanti. Io purtroppo ne diventai totalmente dipendente, arrivando a prendere 60 gocce al giorno. Non vedevo davvero via d'uscita: per me era diventato difficile fare tutto.

 

Mio marito mi stava sempre vicino, cercando di fare l'impossibile per aiutarmi a superare questo problema. Le cose non miglioravano, perciò cambiai medico.

 

Iniziai un percorso con una nuova dottoressa e con pazienza le cose iniziarono a migliorare. Io cominciai a capire le mie emozioni e presi di nuovo coscienza di me. Man mano che miglioravo, cominciò a prendere forma in me l'idea di creare qualcosa che fosse solo mio e di mio marito. Così la voglia di essere mamma iniziò a diventare forte.

 

Un figlio mi avrebbe dato la spinta finale verso la libertà che non riuscivo più ad avere, così io e mio marito iniziammo a provare e subito rimasi incinta nonostante le gocce e vari miei problemi di tiroide e prolattina alta.

 

Feci subito la beta, che risultò altissima. Tornai a casa e ne parlai con mia madre e con gli altri familiari. Nessuno era favorevole alla gravidanza, dato il mio stato psicologico. Allora presi il telefono e chiamai la ginecologa di fiducia e mi disse che - data la mia situazione -non potevo tenerlo.

 

Mia madre di nascosto mise l'acqua nelle gocce e io andai in "crisi d'astinenza" senza saperlo, credendo che forse neanch'io ero in grado di poter affrontare una gravidanza. Ma il pensiero di rinunciare al bimbo non mi sfiorò minimamente. Affrontai la notte più brutta della mia vita.

 

Nessuno credeva in me e nelle mie capacità. Il giorno dopo, affranta, decisi di andare da un altra ginecologa, che mi disse di fidarmi di lei e mi fece sentire il cuoricino del mio bimbo. Ero di sette settimane. Lei mi consolò, dicendomi: "Vedrai che tutto andrà bene..." Io continuai a prendere i tranquillanti e arrivai al secondo mese di gravidanza, accorgendomi che finalmente non ne avevo più bisogno.

 

Avevo infatti sospeso gradualmente quelle maledette gocce. Portai avanti una gravidanza bellissima senza nessun tipo di problema. Il mio cucciolo cresceva sano e forte e io, giorno dopo giorno, mi sentivo totalmente diversa. I mesi trascorsero e per i miei familiari e mio marito iniziò ad aumentare la paura del parto. Ancora una volta non credevano in me.

 

Arrivai alla trentanovesima settimana e decisi di affrontare il cesareo. Avevo molta paura di provare un fortissimo e insopportabile dolore. La notte prima del cesareo programmato, con mia grande gioia, ruppi le acque mentre ero già in ospedale.

 

Decisi ugualmente di affrontare un parto cesareo. Andai in sala operatoria da sola, dopo aver vissuto i dolori atroci di un travaglio di sei ore. I dottori mi fecero un "taglio cesareo bellissimo". Sono stata forte e determinata: ora il mio cucciolo ha due mesi e cresce solo con il mio latte.

 

Io non ho avuto più bisogno di nulla: né di psicologi, né di tranquillanti. Io e il mio bimbo stiamo benissimo, forse solo ora, mentre racconto a voi la mia storia, mi rendo conto di quanta forza ho avuto.

 

Sono rinata grazie a mio figlio. Ora vivo e sono libera, e finalmente posso godere dell'amore di mio marito e dell'amore di questo piccolo miracolo che mi ha dato gioia, forza e vita. Oggi io vivo per loro! Sono donna, mamma e moglie.

 

di mamma Serena 

 

(storia arrivata alla pagina Facebook di Nostrofiglio.it)

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