Depressione post parto

Depressione: post parto: ho perso i suoi primi 21 mesi. Ma ora vedo la luce in fondo al tunnel

Di mammenellarete
neonato

11 Novembre 2015 | Aggiornato il 31 Agosto 2017
Dopo una gravidanza davvero difficile e 16 ore di travaglio nacque il nostro bambino, Da quel momento io caddi in un burrone senza fine. Vidi mio figlio pochi secondi, nessuna empatia, nessun senso diverso alla mia vita. Lui stava benissimo, io pure. Non avevamo problemi di salute, solo che io non sapevo che cosa stessi facendo

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Leggo ogni giorno storie di mamme felici, storie di mamme che raccontano di quanto i loro figli siano la loro gioia e vivano per loro. Per me non è stato così e vorrei tanto sentirmi come loro.

 

La mia storia iniziò a gennaio del 2013, quando scoprii di essere incinta di sei settimane. Un figlio cercato da un mese, ma inaspettato. Era così presto ...

 

Nemmeno il tempo di capire e gioire che dopo due settimane, alla seconda ecografia, la prima frase che sentimmo fu: "Non c'è battito". Si fermò anche il mio cuore, aborto interno. Una cosa che non pensavo potesse esistere. Il mio fagiolino era senza vita da molti giorni e io non mi ero accorta di nulla.

 

Il giorno dopo, il caso volle che nel giorno di San Valentino, ci fosse il raschiamento. Affrontai bene la giornata, semplicemente fingendo che non stesse accadendo a noi. Passarono poi 47 giorni, tra lavoro, una vacanza per riprenderci un po'. E il ciclo che non tornava.

 

Subito dopo Pasqua, dopo una visita ginecologica scoprii di essere di nuovo incinta. Da lì la mia disperazione. Pianti, ansia, insonnia, una gravidanza per la maggior parte del tempo terribile. Distacchi, nausee, vomiti anemia e a 35 settimane ebbi una gestosi, a 37 settimane ci fu il ricovero e a 38 l'induzione.

 

Tutto troppo "veloce" per me, per capire. Dopo 16 ore di travaglio nacque il nostro bambino. Mio marito, che fino a quel momento era stato il mio supporto e il mio angelo custode, non fu presente alla nascita per la poca professionalità del personale medico.

 

Da quel momento cademmo in un burrone senza fine. Vidi mio figlio pochi secondi, nessuna empatia, nessuna gioia come dicono le altre, nessun senso diverso alla mia vita. Lui stava benissimo, io pure. Si attaccò subito al seno. Non avevamo problemi di salute, solo che io non sapevo che cosa stessi facendo.

 

Vedevo un neonato bisognoso e non capivo che cosa volesse da me. Compromisi così l'allattamento, finito in poco tempo, passai mesi di notti in bianco perché non capivo che lui voleva solo stare con me. Ma capirlo non servì. Il mio rifiuto durò tanto, nonostante non lo lasciassi con nessuno e mi occupassi io di tutto.

 

Ero sola, mio marito lavorava tutto il giorno e non avevo una vita. Per me la mia vita era finita, non era iniziata con un figlio. L'ho considerato per tanto tempo una palla al piede, una condanna. Ma in apparenza non lasciavo trapelare nulla. Lo guardavo e pensavo: "Io non ti volevo e mi hai rovinato la vita".

 

Agli occhi di tutti ero la mamma perfetta, dentro avevo il male che mi logorava. Volevo solo sparire, tornare indietro e non avere mai quella brutta idea di avere un figlio. Mio marito subiva tutto ciò inerme, il nostro rapporto non esisteva più.

 

Cercavo di lavorare e anche quello lo vivevo come una tragedia. Non potevo fare niente senza di lui, la doccia, mangiare, dormire, andare in bagno. Figuriamoci lavorare. Nessuna libertà. Provai a farmi aiutare da una psicologa e da una psicoterapeuta, ma con poca volontà, devo ammettere, e i miei tentativi fallirono.

 

Però a poco a poco, sono riuscita a risalire la china ...

 

Ora che mio figlio ha due anni va meglio. Ho accettato la sua presenza, lo amo e ora è la mia gioia! Ho momenti "no", momenti in cui ancora mi sento in gabbia e molto in colpa. Ora mio marito è disoccupato e anche se i problemi economici sono aumentati, i miei problemi emotivi sono diminuiti notevolmente.

 

È presente e io riesco a fare tutto, compreso godere della gioia di avere un fagottino da accudire anche se ora è un fagottino di due anni. Ora lo amo più che mai. Ma ho perso i suoi primi 21 mesi facendomi confondere e consumare da pensieri negativi. Non so se vorrò mai altri figli, ma non credo. Non voglio ricadere in quel burrone senza uscita, risalire è stato molto difficile.

 

E ancora non sono arrivata alla fine. Ciò che è stato non tornerà, non tornerà il mio bambino di sei mesi con le facce buffe che non ho apprezzato. Vivo giorno per giorno e ora mi godo ogni suo gesto e quando mi sussurra all'orecchio che mi ama mi sento morire di gioia.

 

Non so se quello che ho vissuto era "depressione post parto", ma è stato il periodo più brutto della mia vita nel periodo che doveva essere invece il più bello. Cerco di guardare avanti e di pensare a giorni migliori e di scacciare i sensi di colpa e i pensieri negativi di ciò che è stato. Sono una mamma migliore e ora vivo per lui.

 

di una mamma

 

(storia arrivata alla pagina Facebook della redazione) 

 

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