Battiti lenti

Battiti lenti e piccolina, ma la mia guerriera è sana. E' questo quello che conta

Di mammenellarete
bimba

08 Gennaio 2016 | Aggiornato il 28 Dicembre 2017
Ho avuto una gravidanza difficile. La mia bimba con i battiti lenti, troppo lenti. I dottori un giorno mi dissero: "I polmoni della bambina sono deboli, non sta crescendo più. Dobbiamo intervenire". Già mi avevano avvertito sul fatto che era troppo piccola rispetto al normale. Piansi tutta la notte in quella stanza d'ospedale. L'indomani mi rimandarono a casa con queste parole: "Stia a riposo". Attesi e giunsi al termine alle mie quaranta settimane di gestazione. Finalmente partorii. Ora la mia guerriera ha 12 mesi ed è sana, anche se è piccolina rispetto al normale. Per fortuna è qui con mamma e papà. 

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Mi chiamo Sara e ho 26 anni. Racconto la mia storia perché é molto singolare. Io e il mio compagno cercavamo una gravidanza praticamente da sempre e inaspettatamente arrivò.

 

Mi sentivo strana, diversa dal solito. Allora decisi di comprare un test di gravidanza. Mi ricordo quel giorno così come se fosse oggi. Era il sei aprile e io scelsi di fare quel test. Sentivo l'orologio fare "tic tac, tic tac".

 

Guardai cosa c'era scritto. C'era la parola "incinta"! Così decisi di calmarmi per prendere tutta la forza di dirlo al mio compagno, ma finimmo per piangere tutti e due. Da quel momento i giorni passarono in fretta.

 

Niente vomito, niente mal di testa. Insomma stavo trascorrendo una gravidanza magnifica, ma nulla purtroppo è come nelle favole. Dopo due mesi arrivarono i miei incubi: c'era infatti qualcosa che non andava.

 

Avevo appena preso il caffè. Dopo... il nulla. Mi ritrovai all'ospedale, così mi portarono in ginecologia per fare un controllo. La brutta sorpresa fu che il cuoricino c'era, ma batteva lentamente, troppo lentamente.

 

In quell'istante mi resi conto che la mia principessa era in pericolo, ma speravo che lei riuscisse a farcela. Perché già era parte di me, già l'amavo. Così feci la terapia di progesterone e tutto proseguì per il meglio.

 

Le visite furono tutte positive, anche se continuavano a dirmi che rispetto alla norma era piccolina, ma era sana. Fino al settimo mese. Un giorno mi alzai tutta contenta per il fatto che l'avrei rivista in quel monitor.

 

Così feci colazione, mi feci la doccia e andai a fare la visita. Quel giorno mi visitò un'altra ginecologa perché la mia non c'era. Guardava su quel monitor, girava e ritirava il macchinario. Io la sentivo bene, sentivo il suo cuoricino. Era lì con me.

 

Mi disse la ginecologa: "Stasera devi tornare in ospedale". Mi si fermò il cuore. Un'altra volta in pericolo, un'altra volta con mille paure. Mi dissi: "Non posso piangere, devo essere forte".

 

La sera andai in ospedale e mi fecero tutti gli accertamenti. Alla fine mi dissero: "I polmoni della bambina sono deboli, non sta crescendo più. Dobbiamo intervenire". Piansi, piansi tutta la notte in quella stanza d'ospedale. L'indomani mi rimandarono a casa con queste parole: "Stia a riposo".

 

E così feci. Rimasi a riposo e tra angosce e paure arrivai al termine alle mie quaranta settimane di gestazione. Una domenica mattina avevo le contrazioni, ma essendo la mia prima gravidanza non immaginavo fosse proprio il termine. Così andai a fare visita con il mio compagno ad amici.

 

Prendemmo il caffè, ma improvvisamente mi sentii male. Erano le 13. Chiamarono il 118. Mi portarono d'urgenza all'ospedale, io ero dilatata di un centimetro, ma per me erano dolori troppo forti. La voglia di spingere era troppa.

 

Erano le 16 quando mi ruppero le acque e ormai mi sentivo sfinita. Volevo solo averla tra le braccia. Così passarono le ore, quando finalmente alle 20.30 decisero di portarmi in sala parto. Arrivati in sala parto, cominciai a spingere anche se non era il momento. Dovevo infatti ancora finire la dilatazione. Ma ormai era fatta.

 

Poi quel pianto, quella vocina, era nata. Era viva, era lì con me. Dissero: "E' nata un po' piccolina, ma ce l'ha fatta". In quel momento pensai che la mia guerriera fosse riuscita ad affrontare un percorso molto difficile e che non avrebbe mai mollato.

 

Ora la mia guerriera ha 12 mesi ed è sana, anche se è piccolina rispetto al normale. Per fortuna è qui con mamma e papà. Posso solo dire alle neo mamme una cosa: "Non abbattetevi mai, lottate , lottate fino in fondo, perché alla fine avrete sempre una guerriera tra le mani".

 

di Sara

 

(storia arrivata sulla pagina Facebook)

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