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Tommi è disabile e Francesco è un padre fortunato

di mammenellarete - 09.01.2020 - Scrivici

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Fonte: Nostrofiglio
Oggi conosceremo Franscesco, papà di Tommaso, bimbo disabile di 5 anni. Francesco nel 2016 ha aperto un blog "Diario di un padre fortunato". Questa è la sua storia.

Essere padri fortunati di un bambino disabile

Che cosa significa la disabilità di un bambino in famiglia? Lo sa bene Francesco, papà di Tommi. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia. 

Francesco è papà del blog diario di un padre fortunato.

Francesco, per capire te come padre facciamo un salto indietro e cerchiamo di capire te come figlio.

Io sono cresciuto nelle comunità alloggio per minore, sono le classiche case famiglia a Torino, e i miei genitori non erano cattivi genitori. Avevo semplicemente dei genitori con la lancetta delle priorità tarata male probabilmente, e quindi non capivano l'importanza di mettere al mondo un figlio a mio avviso. Mi è sempre mancato quel rapporto familiare, quella sensazione di "al posto giusto al momento giusto". Ed è una cosa che nel tempo mi ha fatto desiderare di avere una famiglia, di crearmi qualcosa di mio per dimostrare ai miei genitori come si poteva fare. Nel senso che non era poi così difficile, in realtà. E ho imparato dall'assenza. Io ho provato sulla mia pelle cosa un'assenza comporta per un figlio. Ed ho imparato quanto è importante la mia presenza per mio figlio.

E poi sei diventato papà. Che cosa significa essere papà di Tommaso?

Diventare papà era ovviamente il mio desiderio più grande. Ma Tommaso è nato con una grave disabilità. E quindi così, su due piedi, il mio pensiero è stato: "No, ancora a me". Non posso avere ancora quello che voglio. Il destino si è accanito. Poi in realtà è successa una cosa abbastanza banale. Mi è bastato il suo primo sorriso per ricordarmi che non ero io al centro, che dovevo tarare bene la mia lancetta delle priorità, e l'ho tarata immediatamente. Ovvio, tarare la lancetta delle priorità con la disabilità non significa imparare averci a che fare. Come io dico sempre: Chi vorrebbe un figlio disabile? Tutti risponderebbero:"Io no". Però, piano piano,ho capito che i miei limiti sono come dei sassolini in tasca e non c'è il tempo di stare dentro ai tempi della vita per togliermi quei sassolini dalla tasca. E quindi, devo cominciare a camminare con quei sassolini perché mio figlio ha bisogno di questo. Per me il mio essere papà di Tommaso è un continuo confrontarmi con i miei limiti e i suoi insieme. Ma insieme è sempre anche la soluzione.

Questa forza è qualcosa che c'è dentro di te oppure c'è qualcuno intorno a te che ti aiuta?

La persona che mi sta a fianco ogni giorno,  penso di poter dire tranquillamente che sia la persona più importante che io abbia mai incontrato, la persona che più mi ha dato e che più mi ha insegnato a livello di famiglia ed è colei che giornalmente mi aiuta a superare i miei limiti dati dagli strascichi della mia infanzia. Lei mi riporta sempre sulla giusta carreggiata e poi, senza nulla togliere a tutte le mamme del mondo che saranno sicuramente spettacolari, io una mamma brava come lei non l'ho mai vista.

C'è un oggetto del cuore che ti porti con te da questa esperienza?

Sì, l'oggetto è questo pigiamino di Superman con il mantello che in realtà è un po' di simbolo di una delle evoluzioni mie in qualità di padre. C'è stato un periodo in cui il mio rapporto con Tommi era solamente bacini, affetto, non andavo oltre a quello. Il mio avere a che fare con lui era abbracciarlo, stringerlo, dargli amore. Non giocavo con lui, non sapevo come giocare con lui. Avevo provato un paio di volte a giocare con lui in maniera normale, con i Lego, ma lui non giocava come io mi aspettavo. Poi abbiamo comprato questo pigiamino quasi per caso e io l'ho preso con questo pigiamino addosso e ho cominciato a farlo volare per casa, facendo finta che lui fosse Superman e poi l'ho preso e mi sono auto colpito con lui come se io fossi il cattivo e lui i l supereroe. Dopo 10 minuti che ridevamo come dei matti tutti e due, sul letto con lui che mi colpiva e io stavo giocando con lui. Quello è stato il momento in cui ho capito che anche io e lui potevamo giocare.


Il messaggio che mi sento di mandare a tutti i genitori, in special modo ai genitori che hanno a che fare con la disabilità, i "caregiver" colore che donano il loro amore, è di concentrarsi sull'oggi perché perdersi l'oggi per piangere il domani, ovviamente mi riferisco in special modo a quello che è il nostro livello di gravità della disabilità. Noi nel 90% dei caso sopravviveremo a Tommi. Quindi io mi sono fatto proprio questa idea: piangere oggi già per il domani ci costringe a piangere due volte, per il presente e per il passato. Noi i nostri cocci possiamo raccoglierli domani. Adesso oggi e qui dobbiamo raccogliere quelli dei nostri figli, perché la lancetta tarata giusta ci dice che la priorità è la loro, soprattutto nel caso della disabilità in cui i figli i loro cocci non se li sanno raccogliere. Quindi qui e oggi.

Guarda il video completo della storia di Francesco e Tommi.

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