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Dal baratro si può rinascere. Sono una madre consapevole

di mammenellarete - 24.05.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Se oggi posso raccontare quello che ho sentito in questi anni lo devo alla consapevolezza di quella che sono diventata grazie a tutte le esperienze positive e, sicuramente, negative che ho vissuto. Dal baratro si può rinascere per intraprendere una vita nuova. Oggi sono una madre consapevole.

Secondo me si nasce figli e poi, quando si partorisce, si diventa madri. O almeno questa è la mia esperienza. Il 27 agosto 1999 dopo una non lunghissima malattia ho perso mia madre e da qui il mio punto di riferimento. Facevo tutto con lei, lei mi faceva lo shampoo, mi aiutava, mi sosteneva.

Quando non si salivo a scuola, invece di stare con i miei amici, me ne andavo in classe con lei insieme ai suoi alunni delle scuole elementari. Quando se ne è andata io ho smesso di essere figlia e sono dovuta crescere di botto. Mi ero preparata al riguardo. Ma una cosa è dire ed un'altra è fare.

Ho vissuto altri 14 anni di momenti belli e altri meno belli facendomi forza da sola. Quando mi sono trovata di fronte alla richiesta di un figlio da parte di mio marito sono rimasta titubante. Ero consapevole del fatto che stavo per entrare in un nuovo capitolo, più doloroso, della mia vita. La nascita di mio figlio è stata un'esperienze bellissima. Sono diventata mamma appena l'ho visto.

Per puro caso fortuito, nel momento delle doglie indotte, c'era un giornalista in reparto che stava raccogliendo esperienze per un programma andato in onda poi su Rai Storia. Acconsentii alle riprese. E così mi sono ritrovata tutto un programma dedicato alla nascita di mio figlio. Mi sono innamorata di lui appena l'ho visto.

Dopo la sua nascita a casa ho vissuto momenti bui perché mi sono trovata da sola. Mio marito lavorava e quando c'era voleva riposarsi. Tanto c'ero io che il giorno dopo non dovevo svegliarmi presto. Io sono sempre stata una persona attiva, piena di amici
e di interessi e mi sono trovata improvvisamente a casa da sola con un bambino che dipendeva da me.

Ho sentito disperatamente la mancanza di mia madre, l'unica persona alla quale potevo chiedere un aiuto sincero. Intorno a me c'era chi veniva per un quarto d'ora e se ne andava, chi accampava diritti sul bambino senza prestare un minimo di attenzione a cosa volessi io per lui, chi si offendeva, chi voleva mandarmi dal parrucchiere a dieci giorni dalla nascita per tenere con sé il bambino.

E così sono caduta in un baratro di solitudine, angoscia e disperazione. Per l'ennesima volta nella vita mi sono sentita con le spalle al muro. Ero nell'unico momento della mia vita in cui avevo bisogno di qualcuno e non c'era nessuno che mi comprendeva. Stavo ripercorrendo tutto con gli occhi di mia madre e, contemporaneamente, mi proiettavo come sua figlia.

Dal baratro si può rinascere. Sono una madre consapevole

Intanto ero anche io madre e nelle cose che facevo io verso mio figlio era come se vedessi lei verso di me. E da qui è esploso tutto il dolore legato alla sua perdita che era stato solo sedato e distratto nei 14 precedenti anni. La mia titubanza iniziale ad avere un figlio forse era, inconsciamente, legata al timore di cosa sarebbe successo dentro di me.

La nostra unica salvezza è stata la chiamata da un concorso fatto 8 anni prima ed il trasferimento con mio figlio in un'altra regione. Lì ero sempre da sola, ma non avevo facce storte davanti a me. Ero sola, ma libera. E da lì lentamente, con l'aiuto di uno psicoterapeuta, ho imparato ad avere una consapevolezza di me che sicuramente non ho mai avuto. E a rinascere insieme a mio figlio.

Questa nuova consapevolezza ha fatto crescere sempre più forte in me il desiderio di allargare la famiglia. Ma, mese dopo mese, il fatto che non riuscisse ad arrivare mi stava gettando nello sconforto. E' successo tutto nell'unico mese in cui compivo quaranta anni, ritornavo a lavorare di nuovo nella mia città e scoprivo che aspettavo una bambina. Gioia pura.

Una gravidanza felice dall'inizio alla fine. In quella bambina così solare, così allegra ed ottimista in tutto quello che fa, rivedo spesso me quando ero piccola. Avrei tantissimo desiderato un terzo figlio, ma questo non rientrava purtroppo nei progetti di mio marito. E ho dovuto dolorosamente rinunciare per il bene della famiglia.

Desidero condividere questa mia esperienza con tutti perché credo che le donne vadano supportate sempre, in particolare nei momenti di grande cambiamento. Le donne non dovrebbero essere mai lasciate a sè stesse; dovrebbero avere al loro fianco un uomo che sia "riparo di inverno, un soldato, vessillo, scudo, la sua spada d'argento o la luce di sera", che capisca cosa stanno attraversando, senza chiedere nulla in cambio.

La solitudine in cui spesso vengono lasciate è portavoce di drammi familiari e di tutte le tragedie che si sentono raccontare dai media.
Se oggi posso raccontare quello che ho sentito in questi anni lo devo alla consapevolezza di quella che sono diventata grazie a tutte le esperienze positive e, sicuramente, negative che ho vissuto, che mi hanno affossato e che ho imparato a superare da sola. Dal baratro si può rinascere per intraprendere una vita nuova.

di Barbara

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